Si separano le strade societarie dei figli di Luciano Benetton, l’imprenditore 90enne fondatore dell’impero di famiglia partendo dall’abbigliamento. Il quarto figlio Rocco ha deciso di esercitare il recesso dalla holding Ricerca, di cui è azionista insieme agli altri fratelli e al padre. Il motivo? Divergenze sulla linea impostata da Luciano per l’ingresso nella società di famiglia di Brando, il 32enne quinto figlio avuto dalla relazione con l’imprenditrice Marina Salomon.
Il recesso esercitato da Rocco, 56 anni, non è stato contestato dai fratelli: sono passati i 90 giorni previsti dal codice civile per una eventuale opposizione e quindi la sua quota dovrà essere liquidata dagli altri fratelli Mauro, Alessandro e Rossella e dallo stesso padre Luciano. Secondo alcune stime, potrebbe Rocco intascare un maxi-assegno da almeno 250 milioni di euro.
Ricerca non è un veicolo come tanti: è la cassaforte famigliare che possiede il 20% di Edizione, ovvero la capogruppo dell’impero finanziario da oltre 13 miliardi di euro della famiglia Benetton (nav al 31 dicembre 2024). Di Ricerca, Rocco possiede poco l’8,75%. Da qui una possibile valutazione del prezzo per la sua uscita. Il dato puntuale è tuttavia tenuto riservato: la società è stata valutata da un esperto, il professor Gabriele Villa, docente di economia aziendale alla Cattolica.
L’origine della decisione del quartogenito di Luciano di prendere una strada diversa da quella dei fratelli risale al 15 aprile scorso. Quel giorno Luciano Benetton e i figli – come rivelato da Milano Finanza dello scorso 3 maggio – si sono riuniti davanti al notaio Paolo Talice di Treviso per approvare una profonda riscrittura dello statuto di Ricerca. Luciano ha delineato uno schema che, garantendo parità di diritti economici a tutti e cinque i figli, attribuisce poteri gestionali al solo Alessandro, attraverso un complesso sistema di diverse categorie di azioni.
Per Brando, in particolare, oggi fuori dall’azionariato, è stato disposto l’ingresso nel libro soci solo al momento della successione del padre ma esclusivamente con azioni che gli conferiscono i più ampi diritti economici (sotto forma di dividendi) e di recesso, a fronte però di poteri di governance assenti. Questo, come espressamente indicato negli atti, per blindare il controllo della holding nelle mani dei «fratelli germani» (cioè figli degli stessi genitori).
La riforma dello statuto di Ricerca spa tuttavia non è stata approvata all’unanimità: il quarto figlio, Rocco, ha votato contro facendo verbalizzare che i cambi proposti, a suo giudizio, sono «pregiudizievoli» per i diritti spettanti alle azioni di sua proprietà. Due giorni dopo, proprio in virtù dell’opposizione, ha esercitato il diritto di recesso «per le azioni della società in piena proprietà dallo stesso detenute, pari a n. 367.500 azioni di categoria A e n. 245.000 azioni di categoria B».
La clamorosa spaccatura tra i fratelli emerge dal verbale dell’assemblea di fine giugno, visionato da MF-Milano Finanza, con il quale Luciano, Mauro, Alessandro e Rossella hanno approvato il bilancio del 2024 con i suoi 17,1 milioni di utile, frutto dei 20 milioni di dividendi arrivati da Edizione.
A complicare ulteriormente il quadro dei rapporti tra i figli di Luciano, c’è una ulteriore disposizione introdotta in Ricerca dal fondatore dell’impero dei maglioncini colorati. Luciano ha donato ai quattro figli la piena proprietà del 35% della holding e la nuda proprietà del 65% di cui ha mantenuto l’usufrutto.
Di conseguenza, alla sua scomparsa, la nuda proprietà tornerà piena e tutti e cinque i fratelli – Rocco compreso – si ritroveranno soci con pieni diritti nella cassaforte, sia pure con le diverse categorie di azioni che Luciano ha assegnato e che attribuiscono appunto ad Alessandro i poteri gestionali (dai quali deriva in sostanza il suo ruolo di dominus di Edizione spa). In questo scenario, Rocco – seppure sarà uscito per l’attuale 8,75% – si ritroverà di nuovo socio accanto agli altri fratelli.
Nel frattempo come verrà liquidato? Al 31 dicembre 2024 nella cassa di Ricerca ci sono soltanto 26 milioni e negli ultimi due anni gli utili sono stati circa di una quindicina di milioni. Dunque i 250 milioni dovranno arrivare o da cessioni o da un prestito. Difficile che vengano venduti asset (il grosso sono il 20% di Edizione e l’80% di Augusto Imperatore 10, la holding immobiliare che ha in pancia il palazzo dell’Hotel Bulgari a Roma e alcuni edifici di pregio in Francia), molto più probabile che le risorse arrivino da finanziamenti, magari mettendo a pegno questi asset. (riproduzione riservata)