Altre acquisizioni, o almeno una, entro la fine dell’anno, per continuare nel progetto di crescita ambiziosa che ha proiettato Bending Spoons al Nasdaq con una valutazione quasi il 20% superiore rispetto all’ipo. A un mese dalla quotazione la big tech italiana guidata dall’amministratore delegato e cofondatore Luca Ferrari è tornata a scandagliare il mercato in cerca dell’opportunità giusta da cogliere.
Domanda. La quotazione cambia il vostro modo di gestire la strategia? E qual è la cosa più importante da trasmettere agli investitori?
Risposta. L’obiettivo è gestire l’azienda come facevamo prima di essere quotati, anche perché un cambio di strategia per cedere, per esempio, a pressioni di breve termine potrebbe essere sintomo di debolezza. Continueremo a ragionare a lunghissimo termine. Degli investitori dobbiamo conquistare la fiducia con un’esecuzione al massimo livello e risultati di qualità, coerenti con il progetto che abbiamo raccontato.
D. Qual è il momento in cui si potrà cambiare strategia, magari riducendo le acquisizioni e distribuendo dividendi?
R. Dal punto di vista finanziario il nostro obiettivo è massimizzare i ritorni a lungo termine.I dividendi non sarebbero funzionali: il capitale è molto meglio investirlo in ulteriori acquisizioni e in ricerca e sviluppo. Perciò la strategia potrebbe cambiare solo quando non vedremo più opportunità di fare acquisizioni massimizzandone i ritorni. Spero che per molti anni non succeda e, come abbiamo detto in fase di ipo, abbiamo identificato oltre 1.000 target. Ne acquisiremo solo una frazione ovviamente, ma c'è tanto lavoro da fare.
D. Quanto al debito, alcuni finanziamenti che avete sottoscritto prevedono un tetto di 4 alla leva finanziaria; è il limite da non superare?
R. Si tratta di un limite tecnico concordato con i creditori, ma il nostro target interno è mantenere la leva al massimo intorno a 3. Salvo grosse opportunità, generalmente stiamo anche sotto: a fine primo trimestre era di 2,19 . L’obiettivo è creare una delle aziende più grandi al mondo della nostra generazione e la regola numero uno per arrivarci è non schiantarci. Non abbiamo interesse a prendere rischi significativi.
D. Dobbiamo aspettarci altro m&a già nel 2026 e di che dimensioni?
R. Credo che faremo altre operazioni quest’anno, almeno una, e preferiamo società di grandi dimensioni. Poi i matrimoni si fanno in due: vedremo se ci saranno le condizioni.
D. In Italia esistono dei target interessanti per Bending Spoons?
R. Più no che sì. Ormai raramente guardiamo a società con meno di 200 milioni di fatturato e in Italia purtroppo ci sono poche realtà tecnologiche con una scala sufficiente. Inoltre le società più grandi sono più specializzate nei servizi, mentre noi cerchiamo società di prodotto. La maggior parte delle opportunità sono negli Usa.
D. Ci sono le condizioni in Italia perché altre società tech scalino a livello internazionale?
R. Sicuramente sì. Spero che Bending Spoons si utile al Paese in questo senso, generando un po’ di effetto volano.
D. In prima persona e tramite Italian Founders Fund lei sta sviluppando anche un ruolo da investitore. Che cosa la spinge a farlo?
R. Non ho fini economici personali; l’obiettivo è dare un contributo allo sviluppo economico dell’Italia e alla costruzione di un ecosistema per le startup italiane più florido e robusto. È essenziale costruire una cultura in cui i fondi vengono indirizzati su progetti che meritano con imprenditori bravi e ambiziosi, anziché dare contributi a pioggia per rallentare la morte di progetti dal destino segnato, come è stato fatto in passato. (riproduzione riservata)