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Bending Spoons, ipo da 18 miliardi per la big tech italiana → VAI AL DOSSIER
Luca Ferrari, Bending Spoons
Luca Ferrari, Bending Spoons
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Bending Spoons, vale fino a 18 miliardi l’ipo al Nasdaq del colosso tech italiano. Ecco chi vende tra i fondi

23 giugno 2026, 07:30 Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2026, 16:59

Tra 26 e 28 dollari per azione la forchetta di prezzo. I fondatori non cedono azioni: i loro pacchetti valgono circa 2 miliardi l’uno. Incasso di oltre 50 milioni per Tamburi e di circa 300 milioni per Renaissance Partners

Bending Spoons punta a una forchetta di prezzo tra i 26 e i 28 dollari per azione nell’ambito della quotazione al Nasdaq, con un’emissione di circa 34,3 milioni di nuove azioni e una valutazione che si aggirerebbe intorno ai 17/18 miliardi. Sono questi i dati principali che emergono dall’aggiornamento del prospetto d’Ipo depositato nella notte italiana tra il 22 e il 23 giugno. Sul mercato finiranno anche circa 23,5 milioni di quote esistenti, cedute dagli attuali fondi azionisti di Bending Spoons.

Stando alla forchetta di prezzo comunicata, la big tech italiana guidata dal ceo Luca Ferrari – co-founder insieme a Luca Querella, Francesco Patarnello e Matteo Danieli – dovrebbe raccogliere tra 900 e 960 milioni di dollari, mentre gli azionisti che cederanno le loro azioni dovrebbero incassare tra 610 e 660 milioni. 

Inoltre, è sono previste opzioni greenshoe per altre 8,6 milioni di azioni, di cui 5,2 milioni di nuove quote e 3,4 milioni di quote esistenti. Se tutte venissero riscattate, Bending Spoons raccoglierebbe altri circa 140 milioni e i soci circa 90 milioni. In totale, quindi, la big tech italiana potrebbe raccogliere fino a 1,1 miliardi e il resto dei soci fino a 750 milioni.

Come ha rivelato MF-Milano Finanza il 9 giugno, il cda di Bending Spoons si è già riservata la possibilità per altri aumenti di capitale sostanziosi nei prossimi cinque anni per raccogliere altre risorse da destinare all’m&a.

Le quote dei fondatori valgono due miliardi

Il controllo resterà saldamente nelle mani dei quattro fondatori, che non cederanno azioni nell’ambito dell’Ipo e manterranno il possesso di circa il 48% del capitale. Si tratta di una soglia che, grazie ai cinque voti per quota concessi alle azioni di tipo A controllate da Ferrari, Danieli, Patarnello e Querella gli consentirà di mantenere circa l’82% dei diritti di voto.

La nuova valutazione di Bending Spoons, inoltre, quasi raddoppia il valore dei pacchetti in loro possesso, che si aggireranno singolarmente tra i 2 e i 2,3 miliardi di dollari in base a quale sarà il prezzo dell’Ipo.

Quanto incassano i fondi

Quasi tutti i soci rilevanti dopo l’Ipo, invece, hanno optato per cedere una parte dei loro pacchetti azionari, compresi gli italiani. Secondo le informazioni contenute nel prospetto, Tamburi Investment Partners venderà fino a 2 milioni di azioni, con un incasso tra i 52 e i 56 milioni di dollari. Giovanni Tamburi, tramite Startip, manterrà il controllo su oltre 15 milioni di azioni, per un valore compreso tra i 410 e i 450 milioni di dollari.

 Più corposa la cessione di Renaissance Partners, che venderà fino a circa un terzo della partecipazione incassando tra i 290 e i 315 milioni e manterrà un pacchetto da 580-630 milioni. 

Vendita significativa anche per Baillie Gifford, che dall’Ipo incasserà al massimo tra i 180 e i 200 milioni di dollari, mantenendo il controllo su una quota pari dal valore tra 940 milioni e 1 miliardo di dollari. Passano all’incasso anche Highland Europe – fino a circa 70 milioni – e Tiger Iron – massimo circa 16 milioni –. Non cedono azioni nell’ambito dell’Ipo, invece, Durable Capital e Cox Investments, che mantengono il controllo su pacchetti del valore rispettivamente fino a 550 e 760 milioni. (riproduzione riservata)



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