La concorrenza viene dal passato per WeTransfer. Ronald Hans, conosciuto nel mondo tech come Nalden (è uno dei fondatori della popolare piattaforma di condivisione di file olandese, passata sotto il controllo di Bending Spoons nell’estate 2024), ha lanciato sul mercato un servizio di trasferimento online di documenti chiamato Boomerang.
È completamente gratuito e senza necessità di login fino a 1 gigabyte di dimensioni, con la possibilità anche di sottoscrivere dei piani di upgrade a pagamento per file dal peso superiore. Di fatto, un concorrente diretto di WeTransfer.
A fare rumore, però, non è solo il lancio di un servizio alternativo a quella che è stata una sua creazione - Hans è uscito dalla startup cinque anni prima dell’acquisizione effettuata da Bending Spoons -, ma anche l’attacco diretto (forse anche un po’ strumentale, visto il recente lancio di Boomerang) al nuovo corso di WeTransfer, che orafa capo all’unicorno italiano guidato dall’ad Luca Ferrari.
«A Bending Spoons non importa molto delle persone. Anche se capisco che questa è la loro strategia di private equity, ho notato che da quando ho lasciato WeTransfer nel 2019 ci sono stati molti aggiornamenti che stavano sostanzialmente uccidendo il prodotto», ha detto Nalden a TechCrunch, popolare sito americano dedicato alla tecnologia.
Impressioni che però vanno controcorrente rispetto allo stato di salute di WeTransfer che, stando ai dati resi noti dall’unicorno italiano, conta 70 milioni di utenti attivi mensili.
Tra le critiche mosse a WeTransfer, sotto la guida di Bending Spoons, c’è quella di aver introdotto il passaggio di verifica dell’email per poter utilizzare il servizio di trasferimento di file, anche in modo gratuito, rallentando l’esperienza dell’utente. La big tech italiana, però, ha già spiegato come l’inserimento della verifica dell’email non abbia scopo di lucro ma solo la necessità di contrastare fenomeni di abuso della piattaforma e ridurre i rischi di trasmissione di malware e contenuti illeciti o di truffe.
L’altro aspetto considerato critico è stata la polemica nata in estate sull’introduzione nei termini di servizio di WeTransfer della possibilità di utilizzare i dati degli utenti per addestrare un modello di machine learning. La novità aveva generato preoccupazione da parte degli utenti, tanto che Bending Spoons aveva rimosso la possibilità.
Tuttavia, anche in questo caso, WeTransfer aveva spiegato che l’intenzione era quella di moderare i contenuti e aumentare la sicurezza della piattaforma e non di monetizzare i dati degli utenti. (riproduzione riservata)