Nuova stretta di Bce sulla presenza delle banche europee in Russia. Francoforte starebbe facendo pressioni sull'austriaca Raiffeisen Bank International affinché chiuda le sue attività in Russia. Lo scrive l'agenzia Reuters citando cinque persone vicine al dossier. La scelta arriverebbe dopo che un alto funzionario statunitense ha espresso preoccupazione per gli affari di Raiffeisen in Russia durante una visita a Vienna il mese scorso.
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Bce sta monitorando da tempo l'esposizione delle banche verso la Russia, sia diretta (attraverso controllate) che indiretta. In questo ambito la Vigilanza gradirebbe una rapida uscita dal paese per neutralizzare i rischi. Richieste di questo tenore sono state formulate anche al vertice di Unicredit, che oggi è il maggiore gruppo bancario europeo presente nel paese.
Uscire dal paese è una strategia di difficilissima attuazione, specie dopo il decreto con cui nell'estate scorsa il governo di Vladimir Putin ha di fatto congelato le exit dei gruppi finanziari occidentali. A ciò si aggiunga che all'orizzonti non si vedono investitori disposti a subentrare alle banche europee su asset dal valore ormai alquanto incerto. Lo dimostra il fatto che dalla Russia è di fatto uscita sinora solo la francese SocGen, incassando peraltro una perdita pesante.
Come detto, la banca di piazza Gae Aulenti è oggi il principale istituto europeo presente in Russia, anche se nell’ultimo anno c’è stata una intensa attività di derisking. L'esposizione cross-border è stata ridotta, a costi minimi, complessivamente del 66% circa, ovvero di circa 4,1 miliardi: «La nostra strategia relativa alla Russia non è cambiata: il de-risking proseguirà in modo ordinato e progressivo», ha spiegato l’amministratore delegato Andrea Orcel agli analisti durante la presentazione dei risulta annuali, aggiungendo che Mosca «non è più fonte di preoccupazione ma questo non vuol dire che non proseguiremo in questa direzione». (riproduzione riservata)