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Bce: un nuovo aumento dei tassi sarebbe un errore

13 settembre 2023, 10:45

Il consiglio direttivo Bce di domani avrà fino all’ultimo un esito incerto. La banca centrale, dopo aver già alzato i tassi del 4,25% (quelli sui depositi sono ora al 3,75%), dovrà decidere se continuare la stretta oppure fermarsi, anche per una sola riunione. Nelle ultime ore sono apparse in aumento le probabilità di un altro rialzo (arrivate al 53% secondo gli operatori). I banchieri centrali europei si sono divisi tra falchi e colombe in parti uguali nei giorni scorsi (si veda approfondimento su Milano Finanza del 9 settembre). Sarà ora fondamentale il ruolo della presidente Lagarde: nell’incertezza la presidente potrebbe puntare su un’altra stretta assecondando la linea tedesca (e in particolare quella del membro del board Isabel Schnabel) secondo cui è meglio agire subito, anche rischiando di far male all’economia. Ma ci sono quattro ragioni per cui la Bce farebbe meglio ad essere prudente tra due settimane.

 


Innanzitutto, il processo di disinflazione è in corso. L’inflazione è al 5,3%, quindi oltre l’obiettivo (di medio termine) del 2%, ma si è dimezzata rispetto ad ottobre, quando era al 10,6%. La tendenza proseguirà nei prossimi mesi, a meno che non ci sia un rialzo dei prezzi dell’energia, comunque fuori dal controllo della banca centrale. Le aspettative di medio termine (anche quelle della Bce) sono ancorate al 2%. Per quanto i salari siano in crescita, nessun economista vede all’orizzonte una spirale tra stipendi e prezzi. Anche l’inflazione di fondo ha raggiunto il picco ed è in fase discendente.

 


In secondo luogo, si stanno intensificando i rischi per l’economia dell’Eurozona. Negli ultimi tre trimestri la crescita è stata attorno allo zero. Eurostat ha appena rivisto al ribasso i dati del secondo trimestre. La Germania ha già vissuto una recessione tecnica e avrà una contrazione nell’intero 2023, con effetto negativo sugli altri Paesi dell’area. Gli indici Pmi hanno mostrato una nuova flessione in arrivo per l’Eurozona nel terzo trimestre. La Commissione Ue ha tagliato le stime sul pil per quest’anno e il prossimo. Domani anche la Bce rivedrà al ribasso le previsioni di crescita che a giugno erano state troppo ottimistiche (+0,9% per il 2023). La frenata economica comporterà anche minori pressioni sul mercato del lavoro e sull’inflazione.

 


In terzo luogo, anche in caso di pausa sui tassi, la restrizione monetaria proseguirà. Questo perché si faranno sentire in ritardo, come avviene sempre per la politica monetaria, le strette varate in passato dalla banca centrale. Già si vedono gli effetti delle manovre Bce sui prestiti. I dati Bankitalia hanno mostrato una flessione del credito alle imprese del 4% in Italia. Il calo dei prestiti è ormai significativo in Europa. Ma le conseguenze degli aumenti dei tassi per l’economia arriveranno al livello massimo a fine 2023 e nel 2024 secondo Francoforte. Le condizioni creditizie saranno ancora più difficili per imprese e privati.

 


Infine, in uno scenario di forte incertezza, la strategia migliore sarebbe quella di aspettare altri dati economici, puntando più sulla persistenza che sul livello dei tassi e mantenendo un chiaro impegno a riportare l’inflazione al 2%. Questa linea è stata sostenuta dal governatore francese François Villeroy de Galhau e in precedenza da Fabio Panetta, membro del board Bce e prossimo governatore della Banca d’Italia, ieri nominato presidente del Committee on Payments and Market Infrastructures (Cpmi) della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri). Un approccio più flessibile permetterebbe di raggiungere il target di inflazione riducendo il rischio di una contrazione non necessaria per l’economia. Francoforte ha già varato nove rialzi consecutivi dei tassi in poco più di un anno: è stata la maggiore stretta monetaria nella storia dell’euro. La Fed è pronta a fermarsi, nonostante l’economia Usa vada molto meglio di quella europea.



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