La corsa del petrolio e le tensioni geopolitiche in Medioriente non dovrebbero rappresentare una grande pericolo per l’inflazione della zona euro, ma il rischio escalation in Israele non deve essere ignorato. Per quanto il rallentamento dell’inflazione abbia aperto la strada alla Banca Centrale Europea per iniziare ad abbassare i tassi di interesse quest’estate, la geopolitica potrebbe far deragliare tali piani, secondo il membro del Consiglio direttivo Olli Rehn.
Parlando nel corso di un evento a Helsinki nella mattina di martedì 16 aprile, Rehn ha in prima battuta seguito la linea già dettata dal capo-economista Philip Lane e dalla stessa presidente Christine Lagarde, ribadendo che se «gli aggiornamenti sulle prospettive di inflazione, sull’indice sottostante e sulla forza della trasmissione della politica monetaria aumentassero la fiducia che l’inflazione stia convergendo al 2%, i tassi di interesse potrebbero già essere tagliati durante la riunione politica di giugno». Ma un simile passo dipende anche dal fatto che la situazione in Ucraina e nel Medio Oriente non peggiori, generando una vera e propria escalation soprattutto in Israele. «Ciò presuppone», ha detto Rehn, «che non ci saranno ulteriori battute d’arresto, ad esempio nella situazione geopolitica e quindi nei prezzi dell’energia».
Nonostante le previsioni del board rimangano per lo più ottimistiche sullo scenario disegnato finora, Deutsche Bank e Morgan Stanley hanno entrambe tagliato le loro previsioni sui tassi di interesse, prevedendo ora solo tre mosse quest’anno.
«Stiamo aggiornando il nostro scenario di base per la Bce verso un più graduale, e incerto, ciclo di allentamento», hanno spiegato gli economisti di Deutsche Bank, che in precedenza avevano previsto cinque tagli da un quarto di punto nel 2024. «Manteniamo lo stesso target sul tasso finale, ma trimestri più tardi rispetto alla nostra visione precedente».
Dal canto loro, gli economisti di Morgan Stanley hanno modificato le loro previsioni per riflettere le stime degli analisti americani sugli interventi della Federal Reserve. Rispetto a uno scenario precedente che stimava riduzioni del costo del denaro per la zona euro quest’anno, adesso gli esperti ritengono che «un certo livello di disaccoppiamento tra la Fed e la Bce potrebbe verificarsi», anche se «che sarà limitato». .
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