Dopo il taglio dei tassi di interesse del 6 marzo, la presidente della Bce non si sbilancia in nuove indicazioni in merito ai prossimi passi. Le future «decisioni del Consiglio direttivo saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi», ha ribadito Christine Lagarde nel corso della conferenza stampa successiva al meeting di marzo.
«Se i dati ci indicheranno che la cosa più appropriata da fare è un altro taglio dei tassi di interesse, allora lo faremo. Se invece ci indicheranno di non tagliare, allora faremo una pausa», si è limitata a commentare la presidente.
Le revisioni al ribasso delle stime di crescita del pil dell’area euro per quest’anno e il prossimo «riflettono la diminuzione delle esportazioni e la continua debolezza degli investimenti, in parte a seguito dell’elevata incertezza sulle politiche commerciali e su quelle economiche più in generale», ha detto Lagarde, secondo cui «i dazi non sono per nulla una buona cosa, ancora di più tenendo conto di eventuali ritorsioni. Sono negativi sotto ogni aspetto anche prima che vengano imposti a causa di tutta l’incertezza che comportano».
I rischi provenienti dalle tensioni commerciali non riguardano però solo il pil. «Un’escalation delle questioni commerciali potrebbe mettere maggiore pressioni sui prezzi. L’aumento delle frizioni nel commercio globale sta aggiungendo ulteriore incertezza alle prospettive di inflazione nell'area dell'euro», ha spiegato la numero uno del board, sottolineando come «un’escalation generale delle tensioni commerciali potrebbe vedere l’euro deprezzarsi e i costi delle importazioni aumentare, il che eserciterebbe una pressione al rialzo sull’inflazione». A fare da contraltare a questa situazione potrebbe essere, secondo il vertice della Banca, «la domanda inferiore di esportazioni, a seguito di tariffe più elevate e un reindirizzamento delle esportazioni da paesi con sovracapacità, che eserciterebbe una pressione al ribasso sui prezzi». In questo scenario Lagarde ha evidenziato che l’inflazione raggiungerà il target a inizio 2026 e non a fine 2025.
Quanto al piano di «riarmo» annunciato dalla Commissione europea e agli accordi in Germania tra Cdu e Spd per aumentare le spese in disavanzo, secondo Lagarde «avranno effetti chiaramente a sostegno della crescita economica del blocco». «Tutto poi è da valutare nei dettagli e siamo molto attenti a ulteriori sviluppi». Ad ogni modo «è un lavoro in corso, dovremo capire come si svilupperà, le tempistiche e i finanziamenti, così potremo trarre delle conclusioni e valutare quanto contribuirà alla crescita e che impatto avrà su eventualmente sull'inflazione», ha aggiunto. (riproduzione riservata)