L’inflazione in Europa si sta avvicinando più velocemente del previsto al 2%. In tal senso vanno anche i dati di marzo relativi alla Germania, pubblicati ieri, dopo quelli dei giorni scorsi di Francia e Italia. Sono così sempre più necessari tagli dei tassi da parte della Bce. La prima riduzione è attesa a giugno, anche se il governatore francese François Villeroy de Galhau non ha escluso una riduzione già nella riunione dell’11 aprile. Negli ultimi giorni i banchieri centrali hanno utilizzato toni più netti in favore di un taglio ravvicinato, al più tardi a giugno.
Tenendo i tassi troppo alti, la Bce rischia di danneggiare l’economia più del necessario e di violare il mandato portando l’inflazione sotto il 2%. I mercati valutano al 15% la probabilità di una sforbiciata ad aprile, mentre danno per certo un intervento entro giugno, con quattro tagli in totale quest’anno. I dati positivi sull’inflazione indicano che la Bce dovrà continuare il ciclo di riduzione dei tassi anche dopo la prima mossa, con un secondo intervento possibile a luglio.
In Germania l’inflazione armonizzata a livello Ue è scesa al 2,3% a marzo, dal 2,7% di febbraio, tornando così ai livelli di giugno 2021. Il carovita potrebbe scendere in Germania al 2% già il prossimo mese secondo Ing. Il calo dei prezzi dell’energia e del cibo ha superato l’incremento nei servizi che è dovuta anche alle festività pasquali (quest’anno a marzo).
Nonostante questo fattore straordinario, l’inflazione è scesa in modo netto anche in Francia, al 2,4% dal 3,2% di febbraio. In Italia il carovita è salito meno delle attese, portandosi all’1,3%, dallo 0,8% del mese precedente, su livelli comunque già inferiori al 2%. Solo in Spagna c’è stato un dato in peggioramento, a causa di minori sussidi sui prezzi dell’energia.
Oggi sarà pubblicato il dato sull’Eurozona che nei giorni scorsi era atteso stabile rispetto al 2,6% di febbraio o in lieve aumento sulla scia dell’effetto Pasqua. Ieri gli analisti hanno abbassato la previsione in media al 2,5%, segnalando la possibilità di un valore ancora più basso.
Un ulteriore dato positivo è arrivato ieri dalle attese di inflazione dei consumatori europei che a febbraio hanno previsto un dato del 3,1% nei successivi 12 mesi, in calo dal 3,3% indicato a gennaio. È questo il livello più basso dall’inizio della guerra in Ucraina a febbraio 2022.
La presidente Bce Christine Lagarde ha evidenziato nei giorni scorsi che saranno decisivi i dati sui salari del primo trimestre (in arrivo a maggio) e le nuove proiezioni macro della Bce. Così Lagarde ha orientato le aspettative dei mercati verso un primo taglio a giugno.
Oggi si capirà meglio se Lagarde ha fatto male a sbilanciarsi su questa tempistica. In tal senso è stato significativo l’intervento dei giorni scorsi di Villeroy de Galhau: «Non dobbiamo ignorare il rischio di pesare eccessivamente sull’economia tenendo il piede premuto sul freno monetario per troppo tempo», ha detto aggiungendo che «è arrivato il momento» di iniziare a tagliare i tassi, senza considerare le mosse della Fed. «La data del primo taglio, ovvero aprile o inizio giugno, non ha alcuna importanza esistenziale», ha precisato. Ma Villeroy ha ricordato che in questa fase ci sono più rischi sulla crescita che sull’inflazione, quindi è necessario avere «un’assicurazione» contro i pericoli sul pil così come a settembre alcuni membri Bce hanno chiesto una garanzia contro un rialzo dell’inflazione.
In precedenza anche Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce, ha invitato a non aspettare troppo i dati sui salari considerando che «l’economia è stagnante da 18 mesi, i rischi per le prospettive economiche sono orientati verso il basso e le condizioni di credito sono in territorio restrittivo». Secondo Cipollone la Bce dovrà essere pronta a ridurre «rapidamente» l’orientamento restrittivo di politica monetaria. (riproduzione riservata)