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Bce: i punti da osservare nel consiglio del 26 ottobre

24 ottobre 2023, 09:00 Ultimo aggiornamento: 09:05

La Bce è pronta a fermarsi nel consiglio direttivo di giovedì dopo dieci rialzi consecutivi dei tassi. Nella precedente riunione Francoforte ha sottolineato che i tassi (quelli sui depositi sono al 4%) hanno raggiunto livelli che, se mantenuti per un periodo «sufficientemente lungo», daranno un «contributo sostanziale» al ritorno dell’inflazione al 2%. In altri termini, i tassi hanno raggiunto il livello opportuno, mentre ora la discussione è sulla durata della restrizione. Da allora non sono emersi dati in grado di modificare questo scenario: al contrario si può dubitare dell’utilità dell’ultimo rialzo di 25 punti base considerando il netto calo dell’inflazione e la debolezza dell’economia. Giovedì saranno sotto la lente degli investitori anche eventuali discussioni su una maggiore riduzione del bilancio (Quantitative Tightening o Qt) e l’analisi sull’impatto della guerra a Gaza e sulla stretta creditizia in corso. I mercati considerano scontata una pausa, ma sono attenti ad altre indicazioni. Difficilmente la presidente Christine Lagarde escluderà la possibilità teorica di nuovi aumenti se i dati mostreranno un rischio significativo di rialzo dell’inflazione. Inoltre la presidente dovrebbe confermare che non ci saranno tagli dei tassi a breve: un punto che preoccupa chi si aspetta una contrazione dell’economia. La maggior parte degli analisti si attende un taglio a metà 2024 o nel terzo trimestre dell’anno prossimo. Il capoeconomista Philip Lane ha osservato nei giorni scorsi che sarà necessario aspettare la primavera per essere sicuri che l’inflazione scenderà verso il 2%.

 


Chiusa la partita sui rialzi dei tassi, i falchi del board puntano su un calo accelerato del bilancio Bce. La liquidità in eccesso è causa di forti perdite per le banche centrali nazionali, soprattutto quelle del Nord Europa. L’austriaco Holzmann ha proposto di alzare le riserve obbligatorie delle banche, non remunerate dalla Bce, ma la questione sarà semmai rivalutata più avanti, assieme alla struttura operativa della banca centrale. I falchi puntano invece con più decisione sullo stop anticipato ai reinvestimenti di titoli scaduti nel piano pandemico Pepp, ora programmato per fine 2024. La materia ha riflessi anche per i tassi dei titoli di Stato perché il Pepp può essere utilizzato in modo flessibile contro gli spread. In tal senso sarebbe controproducente chiudere lo strumento in una fase di elevata incertezza, anche perché non ci sarebbero benefici rilevanti sull’inflazione. L’aumento dello spread Btp-Bund nei giorni scorsi è stato causato anche dai commenti di alcuni banchieri centrali sul Pepp, oltre che dalle prospettive dell’economia e dei conti pubblici italiani. La Bce non deve rischiare di innervosire i mercati, anche perché poi gli investitori potrebbero testare la banca centrale sull’uso dello scudo anti-spread (noto come Tpi). Gli analisti non si aspettano novità giovedì sul Pepp: alcuni prevedono una decisione a fine anno o inizio 2024, con possibile stop parziale ai riacquisti da metà dell’anno prossimo.

 


Il conflitto Israele-Hamas «non contribuirà certo a rilanciare fiducia, consumi o investimenti», ha osservato il governatore spagnolo Hernandez De Cos. L’Eurozona è l’area più debole a livello globale secondo gli indici Pmi e pagherà anche il deterioramento del risparmio accumulato durante la pandemia. La fiducia dei consumatori è in calo, come mostrato ieri dai dati della Commissione Ue. Il governatore francese Villeroy ha osservato che l’aumento dei prezzi dell’energia non inciderà molto sull’inflazione se non ci sarà un’estensione del conflitto. Il carovita è arrivato nell’Eurozona a settembre al 4,3%, in netta discesa rispetto al 10,6% di ottobre 2022. Lagarde farà il punto sull’outlook Bce che secondo gli economisti non sarà molto diverso da quello di settembre. Il recente rialzo dei tassi di mercato, in gran parte importato dagli Usa, ha un effetto restrittivo che secondo Bnp Paribas è paragonabile a un aumento dei tassi Bce di 25 punti base. Inoltre le condizioni del credito sono sempre più severe in termini di volumi e costo per famiglie e imprese. Per la Bce il maggiore rischio appare un impatto della stretta superiore alle attese di Francoforte, capace di spingere l’Eurozona in recessione



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