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Christine Lagarde
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Bce, è ora di stimolare l’economia europea: ecco cosa aspettarsi dalla riunione del 12 dicembre

di Angelo De Mattia
25 ottobre 2024, 20:00

Ora che l’inflazione è tornata sotto controllo in Europa, la Bce si dovrà concentrare sempre più sulla crescita dell’economia, ancora statica. A dicembre un taglio da 25 punti base potrebbe non bastare

Sin d’ora si parla, nonostante solo da pochi giorni siano terminati i commenti sull’esito della riunione dl 17 ottobre, della prossima seduta del consiglio direttivo della Bce che si terrà il 12 dicembre. Come sempre, è iniziato il vero dibattito tra governatori, quello che si tiene con le diverse dichiarazioni pubbliche che si intrecciano e si contrastano, spesso alimentando confusione o magari finendo con l’orientare diversamente da come si vorrebbe.

Decisioni in base ai dati

Il tutto mentre Bce ha dismesso la forward guidance e ha ribadito fino alla nausea che deciderà in base ai dati, riunione per riunione. In questo quadro, c’è chi, tra i governatori, ritiene che a dicembre bisognerebbe tagliare i tassi di 50 punti base: decisione, questa, che invece non si è voluto adottare a settembre. Subito il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, raffredda gli ardori e dice che non bisogna accelerare. La presidente Christine Lagarde avverte che il target del 2% potrebbe essere raggiunto prima del previsto; qualche altro esponente traduce nell’inizio del prossimo anno l’ipotesi di questo raggiungimento. Intanto, torna in ballo il tasso neutrale, che non esercita un impulso, ma neppure un freno, all’economia.

Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha detto che ora si è lontani dal tasso neutrale, ma Bce dovrà convergere su di esso e forse addirittura andare al di sotto. È, però, prematuro parlarne ora, ha aggiunto. Insomma, si intrecciano previsioni tra target da raggiungere, tasso neutrale sotto il quale pervenire; manca solo una stima del tasso naturale. Di qui, la necessità di maggior chiarezza sulla qualificazione dei tassi da raggiungere e poi su ciò che può fare e non fare la politica monetaria. Se si segue quel che ha detto Panetta - e che da un altro punto di vista ha detto anche la Lagarde - il 12 dicembre si dovrebbe decidere, per deduzione, un significativo taglio dei tassi, mentre si conferma la diminuzione dell’inflazione e le stime sulla crescita sono riviste al ribasso in Eurozona.

Crescita Ue statica

Sostanzialmente, anche sulla base dell’indice Pmi di ottobre, l’economia dell’area è statica. Il concetto di tasso neutrale presuppone la necessità di un’intesa nel Direttivo che vada al di là della specifica decisione da assumere e si allarghi alla condivisione di un ruolo di una banca centrale che agisce, nelle diverse circostanze, anche per stimolare e non solo per stringere.

Quanto meno, si dovrebbe comunque porre il problema delle politiche economiche e di finanza pubblica e, magari dei redditi, che operino nei versanti in cui il governo della moneta non può superare determinati limiti, dal momento che è ipotizzabile che la crescita dell’economia non avvenga automaticamente e, magari, con un mix di politica monetaria neutrale e di politiche economiche restrittive. Ma nel Direttivo della Bce esiste una convergenza su questo modo di affrontare un passaggio importante mentre si è prossimi alla stabilità monetaria? È da dubitarne, purtroppo.

Le prossime mosse della Bce

Non bisogna però dimenticare che lo stesso ordinamento di Bce prevede che, raggiunto il target del 2% d’inflazione - al quale adesso ci stiamo molto avvicinando - scatta l’obbligo per la Banca centrale di sostenere le politiche economiche dei partner comunitari.

Se il quadro non muta, con inflazione e crescita, entro i primi di dicembre, allora ripetere un taglio di 25 punti base sarà la conferma di una manifestazione di perdurante e dannosa incertezza. E ciò anche se, come qualcuno prevede, si potrebbe decidere di cambiare alcune parti importanti del comunicato emesso dopo la seduta del Consiglio, arrivandosi a omettere che si agirà in base ai dati, riunione per riunione.

Il pressing della Consob

Significherà, se ciò sarà confermato, che si risusciterà la forward giudance? Il collegamento con il completamento dell’Unione bancaria e con l’avvio dell’Unione dei mercati dei capitali come essenziali anche per l’esercizio della politica monetaria, è senz’altro condivisibile. Ma non può diventare, anche questa, una giaculatoria. Occorre, a questo punto, a distanza di dieci anni dal varo dell’Unione bancaria, che si compiano atti concreti, da parte di ciascuna istituzione per il massimo che può fare in relazione alla sua competenza.

Va poi rivisto il rapporto tra vigilanza bancaria e governo della moneta. Vi insiste da tempo, con una proposta rigorosa ed efficace di riforma normativa che tiene conto delle radicali innovazioni tecnologiche, il presidente della Consob, Paolo Savona. Da un altro versante, e con riferimento all’ambito nazionale, si attende di poter conoscere quanto meno le linee lungo le quali si sta muovendo la Commissione presso il Tesoro per la riforma del Tuf. In definitiva, le connessioni, a livello europeo e nazionale, sono molteplici, ma non ci si può fermare a enumerarle e praticare eventualmente il si omnes - mi muovo se si muovono anche gli altri - con la conseguenza di un blocco totale. Savona dimostra che si può fare senz’altro di più. Ora si attende la Bce. (riproduzione riservata)



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