Nella zona euro non si esclude un altro taglio dei tassi di interesse. A rafforzare questa ipotesi sono le attuali condizioni macroeconomiche tra il calo dei prezzi l’energia e l’apprezzamento dell’euro sul mercato valutario. Come spesso ribadito dalla stessa Banca Centrale Europea le prossime mosse dipenderanno dall’evoluzione dell’economia e da come verranno risolte le incertezze su alcuni fronti.
«Le condizioni attuali» però secondo il membro italiano del consiglio direttivo di Francoforte Piero Cipollone, «rendono ipotizzabile un ulteriore allentamento della politica monetaria, poiché le prospettive rimangono coerenti con le proiezioni di marzo». In un’intervista al quotidiano spagnolo Expansion, Cipollone ha sottolineato inoltre che «la riduzione del bilancio della banca centrale sta mettendo pressione sulla capacità di prestito delle banche». Nella decisione sui prossimi tagli dei tassi quindi Francoforte dovrà «monitorare questo effetto e tenerlo in considerazione per calibrare la posizione di politica monetaria».
Quanto all’inflazione e ai timori in merito a un nuovo rialzo, Cipollone ha spiegato che «le informazioni in possesso della Bce rendono probabile il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione prima di quanto indicato nelle ultime proiezioni». «La revisione al rialzo dell’inflazione prevista per quest’anno si basava sull’aumento dei costi energetici, ma la pressione si è allentata con l'inversione di questa tendenza.
In secondo luogo, l’euro si è apprezzato e i tassi reali sono aumentati, il che contribuisce a ridurre l’inflazione», ha spiegato Cipollone, aggiungendo che se «gli Stati Uniti dovessero imporre tariffe sulle esportazioni europee, ciò avrebbe un impatto negativo sulla domanda, il che rafforzerebbe ulteriormente la tendenza al ribasso dell’inflazione. Allo stesso modo, le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti potrebbero portare la Cina a reindirizzare i suoi prodotti al mercato europeo, aumentando la pressione al ribasso sui prezzi».
Sul fronte della crescita, invece, a dare rassicurazioni sono arrivati lunedì i dati sugli indici Pmi della zona euro. A sorprendere, in positivo, è il settore manifatturiero che è tornato a crescere toccando i massimi da febbraio 2023 (a 48,7 punti). Anche la produzione del settore è aumentata tornando sopra la soglia d’espansione (a 50 punti), ai massimi da quasi tre anni.
Al contrario l’indice dell’attività terziaria dell’Eurozona a marzo è calato a 50,4 punti ai minimi degli ultimi 4 mesi. A livello generale l’indice Pmi composito della produzione del blocco è complessivamente salito a marzo a 50,4 punti (da 50,2 di febbraio), si tratta del terzo mese consecutivo di marginale espansione dell’attività economica nonostante il dato sia inferiore alle attese del mercato che stimava un aumento a 50,8 punti.
Anche «se non dobbiamo lasciarci prendere la mano dai risultati di un singolo indicatore, è comunque degno di nota che le aziende manifatturiere abbiano registrato un’espansione della produzione per la prima volta da marzo 2023», spiega Cyrus de la Rubia, chief economist della Hamburg Commercial Bank. «È inoltre incoraggiante che l’indice della produzione sia aumentato per tre mesi di fila. Gli entusiasmi potrebbero essere frenati dal pensiero che il miglioramento registrato dal manifatturiero è solo un fattore temporaneo dovuto all’ondata di importazioni dagli Stati Uniti causata dal timore dei dazi doganali». Nonostante questo, considerando l’intenzione dell’Europa di fare enormi investimenti sulla difesa e le infrastrutture (la Germania ha approvato solo la scorsa settimana uno storico pacchetto fiscale equivalente), «la speranza di una ripresa più duratura sembra ben fondata» secondo gli esperti. (riproduzione riservata)