«Prysmian in borsa a 100 è un nuovo punto di partenza. Il 2026 è iniziato molto bene e il gruppo è pronto a crescere ancora con ulteriori acquisizioni. Gli obiettivi al 2028, che erano basati sulla crescita organica, potrebbero essere rivisti». Dopo le recentissime acquisizioni di Xtera e Acsm e l’accordo Eastern Green Link da 2,3 miliardi nel Regno Unito, il ceo Massimo Battaini non si ferma. E in questa intervista a ClassCNBC anticipa le novità che potrebbero arrivare dall’incontro con il mercato a fine febbraio.
Domanda. Battaini, questa settimana il titolo ha superato 100 euro in borsa: che significato ha per Prysmian?
Risposta. Siamo molto orgogliosi. Era un obiettivo previsto per il 2027-28. Ci gratifica per gli sforzi fatti negli ultimi due anni. Abbiamo appena portato a casa iniziative importanti, come il grande progetto in Regno Unito per connettere le rinnovabili, ma soprattutto una sequenza di m&a che è accelerata negli ultimi due mesi. Acquisizioni che rendono il nostro business «transmission» ancora più integrato, con vantaggi competitivi per submarine e telecom di lunga distanza. Dopo Xtera a fine dicembre, l’acquisizione di Acsm di pochi giorni fa ci dà ulteriore forza nelle attività sottomarine. Per noi la leadership di mercato è indistinguibile da quella tecnologica.
D. Quindi su cosa puntate per le prossime acquisizioni?
R. È presto per dirlo ma stiamo lavorando in maniera intensa e analizzando target importanti. Il m&a è un grande driver di sviluppo. Allo stesso tempo portiamo avanti una forte crescita organica per aumentare la capacità produttiva in varie aree del mondo. Tra le priorità c’è il Nord America: l’anno è partito molto bene dopo un 2025 teso per via delle tariffe. I clienti che avevano rinviato decisioni per l’incertezza del quadro ora sono tornati. Anzi, le tensioni geopolitiche stanno creando ulteriori opportunità per Prysmian perché spingono a riportare attività produttive in casa e a elettrificare per gli obiettivi di sovranità strategica.
D. Dazi e tariffe colpiscono i vostri concorrenti asiatici sul mercato americano, dove voi siete un player domestico. Quanto conterà ciò sui conti quest’anno?
R. Restiamo prudenti, l’impatto delle tariffe come beneficio lo dobbiamo ancora vedere. È vero che i player asiatici sono più in difficoltà, mentre noi produciamo localmente il 99,9% di ciò che vendiamo e continuiamo a investire in capacità. In questo modo evitiamo l’impatto delle tariffe e possiamo garantire il miglior servizio ai clienti americani. La domanda negli Stati Uniti è partita molto bene, guidata dall’espansione dei data center e dal rientro di attività manifatturiere prima localizzate in Cina o altrove.
D. Quanto vale per Prysmian il boom degli investimenti in infrastrutture per l’AI?
R. È un grosso driver di crescita per cavi energia e tlc. Due anni fa avevamo l’1-2% dei ricavi legati direttamente ai data center; nel 2026 riteniamo di arrivare vicino al 10%. Prysmian è l’unico player che può fornire sia cavi telecom sia cavi energia con tempi di risposta molto rapidi, ciò che gli hyperscaler chiedono: grandi volumi consegnati on time.
D. Trump ha bloccato mega-progetti di eolico offshore e punta tutto su oil & gas. Non temete una frenata della domanda per le rinnovabili negli Usa?
R. La domanda di cavi transmission per offshore renewable non è mai stata fortissima negli Stati Uniti e l’Amministrazione ha aggiunto instabilità cancellando alcuni progetti. Ma sul fronte onshore, solare ed eolico terrestre l’America sta andando fortissimo. Inoltre la rete americana non è ancora ben interconnessa tra i vari Stati: ciò crea opportunità importanti per le macro-grid e per l’interconnessione ad alta potenza, anche per ridurre i frequenti breakdown della rete. Saremo un player rilevante in questo processo.
D. Il dollaro debole ha pesato per 80 milioni sui conti di Prysmian: che impatto si aspetta ora?
R. Una quota importante dell’ebitda è generata negli Stati Uniti e quando la convertiamo in euro si diluisce un po’. Nel breve termine il dollaro ha compresso i risultati in euro, ma non è una variabile che ci fa ridurre gli investimenti. L’America resta un mercato importantissimo e in grande crescita su tutti i segmenti.
D. Che cosa vede invece in Europa e in Italia?
R. L’Europa deve accelerare, perché altre aree stanno spingendo molto sulla produzione locale. Finalmente sta dando priorità strategica alle reti sottomarine telecom ed energia, ma resta ancora troppo aperta all’ingresso di player asiatici che puntano a prendere quote di mercato anche a prezzi molto bassi. Qualcosa sta cambiando, come dimostra l’anti-dumping sui cavi ottici dalla Cina. Quanto all’Italia, non è un grande mercato commerciale ma è rilevante dal punto di vista produttivo: a Napoli abbiamo un asset mondiale per i cavi sottomarini e le interconnessioni.
D. Dopo aver raggiunto quota 100 euro in borsa quale messaggio vuole inviare al mercato?
R. Che continuiamo a lavorare sugli obiettivi 2028 per free cash flow ed ebitda organici. Ma la realtà è che da qui al 2028 ci saranno cambi di perimetro che ci consentiranno di andare oltre. I 100 euro sono un punto di partenza per definire nuovi obiettivi ambiziosi nei prossimi trimestri.
D. Sta dicendo che alzerete le guidance?
R. Per il 2026 vediamo la possibilità di fare leva su tutte le acquisizioni fatte, sulla crescita organica e sulla capacità di innovazione dell’azienda, oltre che su relazioni molto forti con grandi clienti americani e non solo. Questo ci dà un vantaggio competitivo. Nei prossimi giorni annunceremo gli obiettivi. (riproduzione riservata)