Nella sua veste di imprenditore - campo dove opera con il suo family office Essecieffe Investment che investe anche sui mercati azionari - nel 2024 l’amministratore delegato dell’Enel Flavio Cattaneo ha scommesso sulla ripartenza dell’economia tedesca, sul rally dei titoli bancari e ha continuato a puntare dritto sul settore energetico, mercato che conosce bene essendo stato in passato ceo di Terna e guidando dal 2023 il colosso elettrico controllato dal Mef.
Dal bilancio della sua holding consultato da MF-Milano Finanza, emerge che l’attività d’investimento del manager lombardo classe 1963 (con un passato in Fiera Milano, Rai, Terna, Tim e Italo) è ulteriormente cresciuta: le immobilizzazioni finanziarie sono salite da 40,3 a quasi 60 milioni di euro (erano 33,2 milioni nel 2023), attività che in borsa ha aggiunto altri titoli al portafoglio personale che Cattaneo sta costruendo da anni.
Quali sono stati nel 2024 i nuovi investimenti del numero uno dell’Enel? Per la prima volta lo stock picking (di partecipazioni non qualificate) del top manager ha riguardato le due tedesche Basf (chimica) e Deutsche Post, segno che dalla cassaforte si scommette che con il nuovo governo a Berlino, la fine delle ostilità nell’Est Europa e la normalizzazione della situazione geopolitica, la locomotiva d’Europa tornerà a marciare mettendo alle spalle due anni di recessione.
Non è la prima volta che Cattaneo sceglie le blue chip del listino di Francoforte: in passato ha scommesso su Bayer e ha messo in portafoglio titoli di Prosiebensat, big teutonico dei media (altro settore d’elezione del manager) finito ora sotto opa di Mediaset e su cui Essecieffe ha investito ancora lo scorso anno. La holding ha acquistato anche azioni del colosso francese del credito Bnp Paribas e dell’asset manager olandese NN Group e nel settore energetico ha puntato su Eni, Erg, Iren, Italgas ed Engie, oltre alla «corazzate di casa» Enel ed Endesa. Infine, come fatto nel 2023, Cattaneo ha continuato a comprare azioni Snam e Inwit (le infrastrutture sono un altro suo pallino).
Si tratta di «investimenti duraturi e strategici – si legge nei documenti contabili – in considerazione delle prospettive di crescita del valore delle società nei rispettivi ambiti di attività nel medio-lungo termine». È stato un anno da incorniciare per la cassaforte del manager, sempre più imprenditore-investitore, che nel corso degli anni ha riversato in Essecieffe buona parte degli stipendi, delle liquidazioni milionarie e delle mega plusvalenze realizzate dalla vendita delle quote di Italo a Gip, prima, e a Msc poi.
Insieme al sodale Luca Cordero di Montezemolo e ad altri imprenditori amici, Cattaneo ha fondato la società dei treni veloci e l’ha guidata per anni dalla poltrona di ceo. Grazie anche al closing della vendita del rimanente 1,03% di Italo al gruppo Aponte da parte della controllata Partind Tre e a meccanismi di aggiustamento del prezzo conseguenti al passaggio del controllo dei treni veloci da Gip a Msc il bilancio della holding si è chiuso con 15,4 milioni di utili (dai 6,4 milioni del 2023). Profitti che «se si dovesse procedere – si legge nel verbale dell’assemblea della holding che a fine aprile ha approvato i conti – al consolidamento dei risultati del gruppo attraverso la redazione del bilancio consolidato, oggi non previsto» sarebbero di 30 milioni.
Il manager è ultra-liquido: oltre ai 60 milioni di investimenti finanziari, può contare su oltre 40 milioni di cassa, a fronte di un debito esiguo di 1,3 milioni. I 15 milioni di utile sono stati destinati interamente a nuovo, così il patrimonio netto è salito da 113 a 128,4 milioni (di 153,7 milioni se si considerasse invece l’intero perimetro societario con le controllate Partind Cinque e Partind Tre).
Unica nota negativa è la contestazione del Fisco all’utilizzo da parte di Essecieffe del regime di esenzione parziale (Pex) sulle plusvalenze realizzate con la cessione delle quote di Italo a Gip nel 2018. Contestazione contro cui «la società ha sempre ribadito in tutte le sedi di aver correttamente agito e di non riconoscere la ricostruzione fatta dall'Agenzia delle Entrate, ma al fine di evitare un lungo e defatigante contenzioso ha deciso di attivare la procedura di accertamento con adesione e chiudere il procedimento». (riproduzione riservata)