Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ha il potenziale per stimolare la domanda in diversi settori. Le imprese italiane saranno quindi chiamate ad adeguare rapidamente le loro attività. Per farlo avranno bisogno del 2,1% di personale in più, tanto che i nuovi posti di lavoro attivati nel quinquennio toccheranno quota 375mila. Del totale circa l’80% afferente al settore privato e 300mila relativi al 2024, l’anno di massima spesa prevista per l’Italia.
Questa la fotografia scattata dal paper di Bankitalia intitolato “L’occupazione attivata dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e le sue caratteristiche” e curato da Gaetano Basso, Luigi Guiso, Matteo Paradisi e Andrea Petrella.
Entrando nello specifico delle stime di Via Nazionale, spicca lo stretto legame tra l’arrivo di risorse in un settore e la conseguente crescita occupazionale. Non a caso le costruzioni e i comparti connessi con la transizione digitale, essendo i destinatari della maggior parte dei fondi del Pnrr, saranno quelli che chiederanno più forza lavoro.
Da un lato, il numero di occupati nelle costruzioni (edilizia ma anche ingegneria specializzata) aumenterà del 9% rispetto al 2019, percentuale consistente ancor di più se paragonata con la crescita modesta nei sei anni pre-pandemia.
Dall’altro lato, i settori di minore dimensione e di maggior intensità tecnologica (produzione di computer, elettronica e ottica, ricerca e sviluppo) registreranno, dopo le performance negative dal 2014 al 2019, un balzo del 10% nei posti di lavoro attivati sul 2019.
Restano però delle notazioni da fare. La domanda di lavoro generata dal Pnrr è tendenzialmente temporanea, il che non solo rende difficile organizzare formazioni adeguate in breve tempo, ma soprattutto ricollocare la forza lavoro una volta scaduto l’orizzonte temporale del Recovery.
D’altra parte, sottolinea Banca d’Italia, il fabbisogno di personale richiesto dal Piano si innesterà sull'esistente dinamica della domanda, in parte già volta a sostituire i lavoratori che escono dal mercato, per effetto dell'invecchiamento della popolazione. Entro il 2026, infatti, stima l’Eurostat, ci saranno circa 630mila persone in meno che cercano lavoro.
Ovviamente stimolare la partecipazione al mercato del lavoro, già in crescita nell’ultimo biennio, incanalare i flussi migratori e attingere dal bacino dei disoccupati (1,9 milioni nel terzo trimestre 2022) potrebbero compensare, almeno in parte, questa dinamica negativa.
Il Pnrr attiva però in maggioranza posti di lavoro per personale qualificato e specializzato, poco presenti in Italia già prima dell’arrivo del Covid. Quindi, evidenziano gli esperti di Bankitalia, il reclutamento sarà difficile e richiederà investimenti significativi in istruzione e in politiche attive, almeno per quelle figure professionali che permettono una formazione tecnica acquisibile in tempi ristretti. A questo proposito, potrebbero risultare utili politiche migratorie finalizzate all'attrazione di personale qualificato, per riuscire ad aumentare l’offerta di lavoro nel breve periodo. (riproduzione riservata)