Il vertice di Banco Bpm sta definendo la strategia difensiva per opporsi o, quanto meno, rallentare l’ops di Unicredit. Uno delle carte che il gruppo può mettere sul tavolo è un rialzo del prezzo nell’ambito dell’opa su Anima.
La sgr milanese presieduta da Patrizia Grieco e guidata da Alessandro Melzi d’Eril è finita nel mirino di Piazza Meda all’inizio di novembre quando la banca ha lanciato un’opa da 1,58 miliardi a 6,2 euro per azione e con un premio dell’8,5%. Anche se il target è stato valutato in linea con i competitor europei, dopo l’annuncio il titolo è balzato sopra il controvalore offerto e oggi si attesta a quota 6,62 euro.
Al netto di ricoperture e arbitraggi è indubbio che il mercato stia scommettendo su un rilancio da parte dell’offerente che ha però le mani legati per la passivity rule. Come per tutte le operazioni straordinarie, anche per un innalzamento dell’asticella su Anima non basterà la luce verde del board ma servirà il via libera preventivo degli azionisti.
Secondo le ultime indiscrezioni però la mossa potrebbe rivelarsi più semplice del previsto. Sulla base di alcuni pareri legali ottenuti tra fine dicembre e inizio gennaio in materia di passivity rule, il board del Banco non avrebbe bisogno di convocare un’assemblea straordinaria per votare un rilancio su Anima. Per la delibera basterebbe un’assise ordinaria con la maggioranza semplice del 50% più un voto invece del 66% richiesto dalla straordinaria. L’iter autorizzativo risulterebbe così semplificato.
Per alcune valutazioni preliminari il tema potrebbe finire sul tavolo del cda del Banco già il prossimo martedì 21 gennaio, prima riunione nel nuovo anno per gli amministratori. In quella sede comunque non dovrebbero essere prese delibere.
Fonti finanziarie suggeriscono che l’assemblea potrebbe essere convocata tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio per poi tenersi entro marzo. In tempo insomma prima che parta il periodo di offerta.
La carta Anima non è l’unica opzione difensiva per il Banco. Il cda ha per esempio presentato esposti all’Antitrust e soprattutto alla Consob. In entrambi i documenti l’ops di Unicredit viene descritta come una mossa strumentale prima per?????? paralizzare l’operatività di un competitor e poi per spazzarlo via come avviene nelle killer acquisition.
Come anticipato da MF-Milano Finanza, Consob monitorerà con attenzione anche alle discussioni tra il vertice di Unicredit e il Crédit Agricole per assicurarsi che, nel corso dell’ops, venga garantita parità di trattamento a tutti gli azionisti del Banco, come previsto dal Tuf.
Tra le authority in manovra da qualche giorno ci sarebbe anche il comitato Golden Power. Come riferito dalla Stampa, dopo la pre-notifica di Unicredit il governo vuole avere più documenti a disposizione e, entro un periodo di 45 giorni, potrebbe porre paletti all'operazione.
Meno probabile è il lancio di operazioni straordinarie. L’ipotesi di una fusione tra il Banco e Mps appare quasi tramontato, specie dopo il rafforzamento di Francesco Gaetano Caltagirone e di Delfin che, come ricostruito da MF-Milano Finanza sabato 11, preferirebbero proiettare il Montepaschi verso Generali per consolidare il fronte anti-Mediobanca. (riproduzione riservata)