Il cda di Banco Bpm è pronto a bocciare di nuovo l’offerta di Unicredit. Questa mattina il board di Piazza Meda potrebbe esprimersi sull’operazione dopo il deposito del prospetto in Consob, avvenuto venerdì 13. La riunione era convocata da tempo ma dovrebbe essere in gran parte dedicata al tema dell’ops, anche alla luce delle valutazioni espresse dal ceo di Unicredit Andrea Orcel.
«Riteniamo che la nostra offerta agli azionisti di Bpm sia congrua, in quanto portante un premio pari a circa il 15-20% rispetto al prezzo dell'azione Bpm prima che fosse influenzato positivamente dall'offerta in corso su Anima e da ulteriori speculazioni riguardo a possibili operazioni di M&A», ha spiegato il ceo di Unicredit venerdì 13. Considerazioni non condivise però dal vertice del Banco che, già il 27 novembre, aveva bocciato l’offerta ritenendola disallineata con «la redditività e l'ulteriore potenziale di creazione di valore per gli azionisti». Considerazioni che potrebbero essere messe nero su bianco anche oggi.
Sempre oggi dovrebbe essere formalizzato l’atteso accordo tra il Banco e i sindacati. Sul tavolo ci sarebbero 1.600 uscite e, soprattutto, circa mille assunzioni che dovrebbero contribuire a rasserenare e compattare il fronte interno in vista del confronto serrato con piazza Gae Aulenti. Dopo un fine settimana di lavoro per le delegazioni dell’azienda e i sindacati, ieri è stata la giornata chiave con discussioni che si sono protratte fino a tarda serata. La trattativa si protrae da tempo, ma le operazioni straordinarie delle ultime settimane e soprattutto l’offerta pubblica promossa da Unicredit hanno spinto il vertice del Banco ad accelerare per chiudere la partita entro l’anno.
Ma la principale difesa contro l’offerta promossa da Unicredit potrebbe venire da una serie di iniziative oggi sotto la lente di Castagna. Sul tavolo ci sono proposte che, se approvate dall’assemblea, andrebbero a rafforzare il valore economico della banca: un dividendo straordinario o un rilancio su Anima Holding. Allo studio c’è anche una fusione con Mps, di cui il Banco ha appena comprato il 5%.
Proprio su Mps ieri si è concentrata l’attenzione del mercato a seguito di speculazioni che si sono rincorse tra Londra, Milano e Roma. Secondo il Financial Times Unicredit avrebbe presentato un’offerta per l’ultimo pacchetto di azioni della banca senese vendute dal Tesoro. L’operazione risale allo scorso mercoledì 13 novembre, quando via XX Settembre ha dismesso in due ore il 15% della banca senese nell’ambito di un collocamento curato da Banca Akros (la corporate bank di Banco Bpm).
L’intera quota è finita a quattro soggetti di fiducia per il governo: il Banco (5%), Anima (3% che si è andato a sommare all’1% già nel portafoglio della sgr milanese), Francesco Gaetano Caltagirone (3,5%) e la holding Delfin (3,5%). Secondo le indiscrezioni circolate ieri però al vaglio del collocatore sarebbe arrivata anche una proposta targata Unicredit: «l’istituto guidato da Orcel aveva tentato di acquistare una quota del 10% di Mps, ma la chiamata dell’istituto a Banca Akros non ha ricevuto risposta», spiega FT.
Banca Akros e il ministero dell’Economia però hanno risposto a stretto giro: in relazione alla vendita della quota in Mps «il dipartimento dell'Economia ha gestito tutte le procedure in modo impeccabile, trasparente e in modalità similari alle due volte precedenti, coinvolgendo i due advisor Ubs e Jefferies», spiega il Mef in una nota, definendo «infondata» la ricostruzione fatta dalla stampa inglese. Sulla stessa lunghezza d’onda anche si è espressa anche Banca Akros: il collocamento delle azioni Mps ha seguito «le norme e le pratiche che regolano tali operazioni», spiega una nota della banca. Anche Unicredit, che pure non ha commentato ufficialmente, ha lasciato filtrare la propria estraneità alla vicenda. (riproduzione riservata)