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Banco Bpm prepara l’ingresso in Miria, la sgr che gestisce il patrimonio di Enasarco. Allo studio l’acquisto del 5%
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Banco Bpm prepara l’ingresso in Miria, la sgr che gestisce il patrimonio di Enasarco. Allo studio l’acquisto del 5%

04 dicembre 2025, 23:00

L’ente che eroga le pensioni ai commercianti, grande azionista di Piazza Meda, cerca soci per l’asset manager comprato nel 2024. Ma l’acquisizione è al centro di una disputa con i venditori

Banco Bpm studia il dossier Miria Holding. Potrebbe presto saldarsi a doppio filo il legame fra l’istituto milanese e uno dei suoi principali azionisti, l’Enasarco la fondazione che eroga le pensioni agli agenti di commercio e che in Piazza Meda è socia con l’1,4%. In primavera la quota nella banca milanese è stata dimezzata dal 3% iniziale.


Secondo quanto riferiscono più fonti a MF-Milano Finanza, il gruppo guidato da Giuseppe Castagna potrebbe entrare a breve nel capitale della sgr in house da circa 3 miliardi di euro di masse che gestisce il patrimonio dell’Enasarco ed è citata nei decreti di perquisizione della Procura di Milano per il presunto concerto fra il gruppo Caltagirone, Delfin e il banchiere amministratore delegato del Montepaschi Luigi Lovaglio.

La partita su Miria

Da tempo Enasarco cerca soci per l’ex Gwm acquistata – come riporta l’ultimo bilancio dell’ente – per 44,5 milioni di euro a inizio 2024 dagli ex gestori azionisti Roberto Tamburrini, Peter Sartogo, Matteo Cidonio e Gennaro Giordano (il restante 47% era in mano a Massimo Caputi, Antonio Errigo e Alessandra Patera). Per allargare il capitale son state sondate negli ultimi 12 mesi le principali casse previdenziali e anche Cdp Venture, ma per il momento le interlocuzioni sono andate a vuoto.

L’ingresso del Banco con una quota del 5% (ma inizialmente si è discusso di un pacchetto più rotondo del 10%) sarebbe il primo e, secondo qualcuno, l’operazione sarebbe da leggersi anche in vista del rinnovo di primavera del consiglio di amministrazione di Piazza Meda in cui Giuseppe Castagna cerca la riconferma per il quarto mandato (box a fianco).

Gli acquisti di Enasarco in Mps e Mediobanca

I fondi di Miria potrebbero avere ancora in portafoglio poco sotto il 2% di Montepaschi, frutto dell’adesione di Enasarco alla scalata senese a Mediobanca. Smontando la precedente quota del 3% in Rocca Salimbeni dopo l’assemblea di aprile, in estate la fondazione aveva costruito una posizione del 2,5% nel capitale di Piazzetta Cuccia astenendosi – assieme alle altre casse previdenziali (Enpam e Cassa Forense in un blocco complessivo del 5,5%) – nell’assemblea di agosto di Mediobanca sull’offerta della merchant per Banca Generali e contribuendo al naufragio dell’operazione dell’istituto guidato da Alberto Nagel sull’asset manager triestino.

Ora anche su questi movimenti i magistrati milanesi hanno acceso un faro per capire eventuali connessioni delle casse con il fronte formato da Caltagirone, la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri e Lovaglio nella scalata a Mediobanca.

Nelle carte gli inquirenti parlano di acquisti decisi in «assenza di delibera del cda» degli enti sottoposti a «vigilanza pubblica» per gli «acquisti estranei alla policy di investimento prevista dallo statuto». Gli incarichi inoltre sarebbero stati «affidati» a società in «Paesi non collaboranti con le autorità di vigilanza» italiane, come Malta. Proprio quest’ultimo riferimento è alla galassia Miria. La ex Gwm ha testa in Lussemburgo e alla holding rispondono società operative a Londra e a Malta, con sedi secondarie in Italia.

La disputa con i venditori

Nel frattempo, secondo alcuni documenti consultati da questo giornale, a un anno e mezzo dal closing l’acquisto di Miria Holding è finita al centro di una disputa fra l’Enasarco e i venditori. L’ente ha chiesto un indennizzo alla fiduciaria Cordusio, passaggio che potrebbe far intendere un potenziale contenzioso sull’intera operazione di cessione. Dalle casse di Cordusio erano transitati gli importi vincolati per il pagamento della sgr che la fiduciaria del gruppo Unicredit ha rilasciato pro quota agli ex gestori azionisti.

Il caso, che arriva dopo mesi di scambi formali e comunicazioni incrociate, segnala come la fase post-closing sia tutt’altro che conclusa: la partita sull’indennizzo potrebbe ora essersi spostarsi nelle aule del tribunale, con potenziali ripercussioni sui rapporti tra acquirente e venditori e sulla stessa gestione dell’investimento. (riproduzione riservata)



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