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Banco Bpm, la Bce solleva dubbi sull’utilizzo del Danish Compromise per Anima. Dal governo niente golden power sulla sgr
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Banco Bpm, la Bce solleva dubbi sull’utilizzo del Danish Compromise per Anima. Dal governo niente golden power sulla sgr

20 gennaio 2025, 18:24 Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2025, 11:49

Scettici gli analisti di Mediobanca: l’ok di Francoforte arriverà. Intanto il board martedì 21 valuterà le mosse difensive contro l’ops di Unicredit. A febbraio Consob risponderà sull’esposto che può bloccare Orcel

Giuseppe Castagna incassa un importante via libera dal governo, che non applicherà il golden power su Anima, la sgr sulla quale Banco Bpm ha lanciato un’opa. Ma deve continuare ad attendere l’ok della Bce su un passaggio fondamentale dell’operazione, ovvero che la banca possa continuare ad applicare il Danish Compromise, su cui la Vigilanza ha acceso un faro. Lo ha confermato la stessa banca nella nota sul golden power diffusa lunedì 20.

La vigilanza di Francoforte ha chiesto chiarimenti all’Eba, l’autorità bancaria europea, nell’ambito dell’istruttoria per la concessione del beneficio patrimoniale alla luce di alcuni dubbi interpretativi. «Stanno proseguendo le valutazioni», ha dichiarato l’istituto.

L’opa su Anima e il compromesso danese

Lo scorso 7 novembre il Banco ha lanciato un'opa da 1,6 miliardi su Anima a 6,2 euro per azione, con un premio dell'8,5%, aprendo la nuova stagione del risiko finanziario. L'offerta è stata presentata tecnicamente da Banco Bpm Vita, la fabbrica assicurativa di piazza Meda. Il motivo sta proprio nel Danish Compromise, la norma contabile nata nel 2012 e rivisitata nelle regole finali di Basilea 3, note anche come Basilea 3+.

La norma consente di impiegare meno capitale in caso di acquisizioni. Generalmente quando una banca acquisisce un’altra società, deve avere del capitale aggiuntivo per compensare l’avviamento della target. Ma agli istituti che comprano assicurazioni (o ne hanno quote al tempo del varo della norma, come Mediobanca con Generali) il Danish Compromise consente di beneficiare di uno sconto patrimoniale a tempo indeterminato. Non solo. Una chiarificazione arrivata proprio dall’Eba l’anno scorso estende il beneficio alle acquisizioni effettuate dalle banche con le controllate assicurative.

Gli effetti del beneficio patrimoniale

Comprando Anima attraverso la sua compagnia Vita, Banco Bpm subirebbe un assorbimento patrimoniale limitato, di appena 30 punti base di Cet1. Tale beneficio è così consistente che esso è una delle condizioni per il proseguio dell’opa stessa: «L’offerta è condizionata alla conferma della possibilità per Banco Bpm, in quanto conglomerato finanziario, di applicare all’operazione il trattamento regolamentare del Danish Compromise», è scritto nella nota sull’opa. La decisione spetta alla Bce che attende ora il parere dell’Eba.

La fiducia di Mediobanca

Gli analisti di Mediobanca comunque sono fiduciosi sull’ottenimento della luce verde: la base del nuovo Danish Compromise «è un chiarimento normativo sull’applicazione del Danish Compromise stesso, il che implica che i regolatori dovrebbero commentare il proprio chiarimento passato. Quindi ci aspetteremmo che Banco Bpm-Anima riceva il via libera del supervisore, insieme a Bnp Paribas-Axa Investment Manager e probabili futuri accordi simili».

I possibili effetti dell’opa

Il successo dell’opa su Anima potrebbe aiutare Banco Bpm a resistere a Unicredit. Proprio oggi il cda di piazza Meda esaminerà la strategia difensiva dell’istituto, in cui rientra la possibilità di convocare un’assemblea ordinaria per alzare il prezzo dell’opa sulla sgr. Ma l’attesa del via libera di Bce al Danish Compromise potrebbe rallentare l’iter dell’eventuale rilancio, perché non consentirebbe di calcolare con precisione gli effetti patrimoniali del nuovo prezzo di offerta.

Il rilancio spingerebbe molti soci della sgr a consegnare le azioni a Banco Bpm; questo farebbe alzare la valorizzazione implicita della banca incidendo sui concambi con l’ops di Unicredit. In questa ipotesi, se Orcel volesse rilanciare, potrebbe farlo solo in contanti. Rischiando di intaccare la sua politica di remunerazione per i propri azionisti.


Il ceo Giuseppe Castagna potrebbe anche dare dettagli sull’aggiornamento del piano atteso per marzo.A febbraio invece Consob dovrebbe esprimersi sull’esposto presentato dal Banco contro l’ops di Unicredit. Se desse ragione a Castagna, bloccherebbe l’offerta costringendo il ceo Andrea Orcel a rivedere in modo radicale la propria strategia. (riproduzione riservata)



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