Al Banco Bpm, oltre a una denuncia per comportamento antisindacale contro l’azienda, ancora non presentata in tribunale e per la quale eventualmente si pronuncerà il giudice del lavoro di Milano, aumenta, giorno dopo giorno, il malcontento dei dipendenti.
Il forte senso di appartenenza verso la banca resta, fra i dipendenti di Piazza Meda, un sentimento, molto più forte e intenso delle iniziative sindacali volte soltanto a creare confusione. Per i sindacati, quelli che hanno interrotto le trattative sugli esodi, bloccando, così, anche i negoziati sui premi e sugli inquadramenti, evidentemente i soldi possono attendere, così come possono essere rallentate le carriere e bloccate le nuove assunzioni dei giovani. Non ci si può poi lamentare se il sindacato perde, giorno dopo giorno, consenso e iscritti.
Ma per giunta si è creato un doppio forno: il sindacato che porta in tribunale Banco Bpm sottoscrive, contestualmente, in Bper un accordo identico a quello oggetto di negoziato in Piazza Meda. Della serie: la coerenza prima di tutto... L’aspetto però più grottesco e divertente, da una parte, ma più delicato dall’altra, è l’enorme distanza fra le idee e i comportamenti degli iscritti di Fisac Cgil, Uilca e First Cisl e i loro riferimenti sindacali, ma anche fra tutti i dipendenti e chi ha voluto dichiarare guerra alla banca che, a sua volta, tira diritto, aspettando il cadavere del nemico scorrere sul fiume.
Se avessero avuto coraggio, oltre a portare la banca in tribunale, avrebbero dovuto portare allo sciopero tutti i dipendenti dell’istituto. E perché non l’hanno fatto? Perché non li avrebbe seguiti nessuno. Il flop sarebbe stato così clamoroso ed eclatante da tramutarsi in vera umiliazione. Eppure, il pretesto per lo sciopero era sotto gli occhi di tutti: la richiesta di una assunzione per ogni uscita. Tuttavia, trascorsi appena cinque giorni dall’interruzione delle trattative in Banco Bpm, in Bper, sabato 13 i sindacati di gruppo hanno sottoscritto, con la banca, un accordo che stabilisce una assunzione ogni due uscite, in linea con l’intesa firmata, poche settimane fa, in Bnl Bnp Paribas.
Il sindacato vive di consenso e di rappresentatività: ecco perché si farebbe ancora in tempo ad accompagnare la denuncia contro il Banco Bpm con uno sciopero di tutti i dipendenti: un modo trasparente e democratico per verificare se il consenso esiste oppure no. Aspettiamo, curiosi, l’evolversi degli eventi. Si avvicinano, intanto, i congressi regionali e quello nazionale della First Cisl, in programma, rispettivamente, ad aprile e giugno 2025. Cristina Cavina, coordinatrice First Cisl in Banco Bpm, ambisce a entrare in segreteria nazionale, e sono in molti quelli che, nell’ombra, aspirano al ruolo di segretario generale.
I vertici delle altre banche stanno, con attenzione, a guardare: vogliono capire chi avrà lo spessore e le capacità professionali per gestire un cambiamento epocale del settore bancario. Che di tutto avrà bisogno, nell’interesse dei dipendenti e delle stesse banche, tranne che di vacui attaccabrighe. (riproduzione riservata)