Si prefigura una corsa a due per il nuovo vertice di Banco Bpm. Ieri l’istituto milanese ha convocato per venerdì 23 febbraio l’assemblea per approvare la lista del cda mentre il Crédit Agricole – primo azionista con una quota del 19,8% del capitale - starebbe già preparando una propria rosa per il rinnovo.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la banque verte avrebbe avviato i lavori per la stesura di una lista di minoranza con l’obiettivo di rafforzare la propria rappresentanza nel cda di Piazza Meda.
Nell’ultimo rinnovo del 2023 il Crédit Agricole si era presentato in assemblea con il 9,9% ottenendo due consiglieri su 15, Chiara Mio e Paolo Bordogna. Oggi il contesto è radicalmente mutato.
La Bce ha appena autorizzato Parigi a superare il 20%, aprendo la strada a una quota teorica fino al 24,9% e poi fino al 29,9% con l’innalzamento della soglia d’opa previsto dal nuovo Tuf. Francoforte ha però imposto ai francesi di non assumere la governance di Piazza Meda, garantendo almeno temporaneamente l’autonomia dell’istituto italiano.
Le discussioni tra le due banche su una lista unica non hanno portato a un accordo, ma una convergenza c’è stata comunque. Il nuovo statuto del Banco prevede che alle liste di minoranza vadano fino a sei consiglieri su quindici. La misura sarebbe un assist per Crédit Agricole: con la nuova governance, la banca francese triplicherebbe la propria rappresentanza nel board senza violare le indicazioni della Bce e le possibili prescrizioni dell’Antitrust europeo.
Per di più la soluzione sarebbe win-win visto che il tandem Massimo Tononi – Giuseppe Castagna potrebbe a quel punto correre per la riconferma senza temere imboscate durante la procedura della seconda votazione prevista dalla Legge Capitali.
Intanto il cda «raccomanda» che il nuovo board «possa esprimere un’effettiva propensione agli ulteriori cambiamenti imposti dai rapidi mutamenti del contesto di riferimento, conservando - allo stesso tempo - lo spirito dell’integrazione e le sue peculiari aspirazioni», spiega la relazione sulla composizione quali-quantitativa del cda pubblicata ieri dopo il meeting.
L'assemblea del 23 febbraio sarà anche l’occasione per sondare gli orientamenti dei grandi soci di Bpm sulla strategia di Castagna. Particolare attenzione andrà alle scelte del patto di sindacato di casse e fondazioni, che dovrebbe presentarsi in assemblea con una quota del 5,9%.
Nel board in arrivo gli enti Enpam, Cassa Forense, Inarcassa e le fondazioni Carpi, Alessandria, Manodori e Lucca dovrebbero continuare a esprimere due consiglieri, ma con diverso peso specifico nella nuova composizione. All’assemblea di febbraio potrebbero partecipare anche i fondi di Davide Leone, secondo socio dell’istituto con una partecipazione attorno all’8%.
Chiusa la partita rinnovo, l'attenzione di Bpm potrebbe focalizzarsi di nuovo sul m&a. Dalla primavera prossima potrebbe tornare di attualità la fusione delle attività italiane di Agricole in Piazza Meda.
All’operazione a cui aveva lavorato lo stesso Castagna ma il cantiere era finito in stand-by per divergenze sulla nuova governance. A breve però i tempi per un deal potrebbero essere maturi, sia per il doppio rafforzamento di Parigi nel capitale e nel board del Banco che per il depotenziamento del golden power dopo l’intervento Ue. (riproduzione riservata)