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Olivier Gavalda, ceo di Crèdit Agricole
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Banco Bpm, il rinnovo del cda sarà il primo test per l’intesa con Crédit Agricole. Ecco perché

23 settembre 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 22:29

Le trattative sull’integrazione si intrecciano con quelle per la nomina del nuovo board di Piazza Meda, in scadenza nel 2026. L’ipotesi di un listone italo-francese con la conferma di Castagna e la presidenza a Parigi. Il faro del governo sui futuri assetti di controllo e l’incognita Anima

Il rinnovo del cda di Banco Bpm sarà il primo banco di prova per la possibile integrazione tra Piazza Meda e Crédit Agricole Italia. L’ipotesi di un matrimonio tra l’istituto guidato da Giuseppe Castagna e la controllata italiana della banca francese è tornata di attualità dopo il flop dell’ops di Unicredit. Ma sul tavolo degli advisor - Lazard e Citi per Banco Bpm, Rothschild e Deutsche Bank per Crédit Agricole - ci sono due nodi cruciali: la struttura finanziaria dell’operazione e, soprattutto, la governance della futura combined entity.

Il piano di m&a allo studio

Stando ai rumors che circolano nella city milanese, il progetto prevede che Banco Bpm rilevi Crédit Agricole Italia valorizzandola circa 5 miliardi di euro, ossia oltre sei volte gli utili 2024. Lo schema allo studio combinerebbe più leve: pagamento in contanti, prolungamento degli attuali accordi di distribuzione e conferimento di quote della capogruppo (dove Parigi potrebbe spingersi dall’attuale 19,6% al 24,9%, evitando comunque l’opa) e delle partecipazioni in Agos Ducato e Anima, in percentuali ancora da definire. La partita sulla governance sarà il naturale corollario di queste scelte e avrà come primo match il rinnovo del cda del Banco previsto a primavera.

Il nodo della lista

Le nuove regole del Tuf, approvate lo scorso anno, renderanno più complicata la presentazione di una lista da parte del board uscente. Non solo sono stati introdotti meccanismi che rafforzano i diritti delle minoranze (come i riparti proporzionali e la doppia votazione) ma, per poter ricorrere allo strumento, servirà una modifica statutaria votata dall’assemblea e quindi dal Crédit Agricole.

Per evitare queste complicazioni la strada più semplice sarebbe la presentazione di una lista unica da parte dei grandi azionisti italiani e francesi. L’iniziativa vedrebbe come protagoniste, oltre alla banque verte, le fondazioni e le casse di previdenza che oggi detengono circa il 6,5% conferito in un patto. Per esempio, si confida una fonte, gli italiani potrebbero esprimere il ceo nella figura di Giuseppe Castagna (alla guida di Bpm dal 2014) mentre ai francesi potrebbe andare la presidenza. Per adesso si tratta solo di ipotesi, ma sulla possibilità di raggiungere un accordo c’è discreta fiducia.

Il ruolo del governo

A osservare la vicenda con attenzione c’è anche l’esecutivo. Castagna gode di una rete di relazioni nella maggioranza, come dimostra il sostegno incassato dopo il raid di Unicredit. Ma non è scontato che il governo guardi con favore a un’accelerazione verso Parigi, soprattutto dopo che il golden power è stato utilizzato con decisione per fermare l’offerta pubblica di scambio di Piazza Gae Aulenti. La domanda che in questi giorni circola tra banchieri e investitori è diretta: «Perché ad Agricole sì e a Unicredit no?».

In questo contesto, un capitolo delicato riguarda Anima, la sgr milanese di cui Banco Bpm ha acquisito il controllo con l’opa da 1,78 miliardi lanciata nell’autunno anno. La società guidata da Alessandro Melzi d'Eril potrebbe diventare moneta di scambio per favorire un’intesa? Tra le opzioni in discussione, secondo alcune fonti, ci sarebbe proprio un rafforzamento di Crédit Agricole nel capitale di Anima, che è oggi uno dei principali player del risparmio gestito italiano.

Non è scontato che Palazzo Chigi approvi la mossa, anche se per il momento l’esecutivo preferisce restare alla finestra. Memore forse del ruolo prezioso giocato dal gruppo Agricole nella recente scalata del Montepaschi a Mediobanca. La controllata Amundi ha appoggiato le mosse di Siena e, nell’agosto scorso, ha contribuito alla bocciatura dell’ops lanciata da Piazzetta Cuccia su Banca Generali. Parigi ha inoltre fatto da diga all’avanzata di Unicredit in Banco Bpm, contribuendo al flop dell’operazione di Andrea Orcel. Il dossier Bpm-Agricole è insomma in evoluzione e, da qui ad aprile, si intrecceranno strategie, alleanze e calcoli politici che condizioneranno l’esito della delicata trattativa. (riproduzione riservata)



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