Banco Bpm sale dello 0,5% a 12,7 euro per 19,3 miliardi di capitalizzazione venerdì 7 novembre, all’indomani dei conti del terzo trimestre. Positivi i commenti degli analisti, che in alcuni casi alzano i target price sulla banca milanese guidata dal ceo Giuseppe Castagna.
Dopo i conti del terzo trimestre, Barclays ha rivisto al rialzo dell’1% il target price di Banco Bpm e ha aumentato del 2% in media le stime di utile per azione adjusted nel periodo 2025-2027. Gli analisti ritengono che tutti gli scenari strategici possibili – crescita autonoma o operazioni di M&A – possano migliorare il valore della banca.
Nel corso della conference call, i manager hanno chiarito che al «momento non ci sono trattative in corso, ma nel 2026 potrebbero emergere sviluppi che verranno valutati». È stata inoltre citata l’opzione di un possibile delisting di Anima, in funzione delle decisioni di eventuali nuovi partner bancari, tra cui Mps.
Tre i punti chiave evidenziati da Barclays: guidance solida su conto economico e formazione del capitale, trend del trimestre positivo, revisione al rialzo delle stime. Nello specifico, il terzo trimestre è stato migliore delle attese su ricavi, costi e accantonamenti. Il margine di interesse si è attestato a 758 milioni (-12% anno su anno), in linea con le stime e con il consensus. Lo spread commerciale si è ridotto al 2,88% dal 2,94% per effetto del calo dell’Euribor sullo spread della raccolta (-4 punti base), mentre il margine sugli impieghi è calato meno (-2 punti base).
Dopo l’aumento dei titoli di Stato in portafoglio nel primo trimestre, le consistenze nel terzo trimestre sono rimaste sostanzialmente stabili a 40 miliardi, di cui 16,8 miliardi in Btp.
Nonostante lo scetticismo iniziale del mercato, Banco Bpm ha battuto del 12% le attese di utile netto (450 milioni contro i 401 previsti), sostenuta da una buona gestione dei costi e dagli accantonamenti contenuti. Deutsche Bank ritiene che la banca sia ben posizionata per continuare a sovraperformare e sottolinea la fiducia del management nel raggiungere il target di utile da 1,95 miliardi nel 2025 — già conseguito per oltre l’85% nei primi nove mesi,
Il Cet1 ratio al 13,5% nel trimestre, ben sopra l’obiettivo dei manager del 13%, offre un’ampia flessibilità. Ulteriori 145 punti base di generazione di capitale sono attesi tra il 2026 e il 2027, grazie in gran parte agli effetti delle Dta (crediti fiscali), con possibili incrementi del payout oltre l’attuale 80%. Ciò implica un potenziale rialzo rispetto agli oltre 4 miliardi di distribuzioni complessive previste nel biennio 2026-27 (pari al 20% della capitalizzazione).
La conference call ha trasmesso« un tono positivo, lasciando aperta la possibilità di un miglioramento della guidance su utili e distribuzioni per il 2025-2026, oltre che un ulteriore rafforzamento patrimoniale», scrivono gli analisti di Barclays.
Sul margine d’interesse, nonostante il calo del 3% trimestrale (in linea con il consensus e i principali concorrenti, esclusa Bper), la banca si attende una stabilizzazione nel quarto trimestre, in vista del target 2026 di poco sopra i 3 miliardi, basato su un Euribor al 2%, in linea con le stime del consenso di Deutsche Bank (3,08 miliardi). Per il 2027 è attesa una nuova crescita del margine d’interesse, sostenuta da un minore costo della raccolta e da un «maggior contributo del replicating portfolio, aumentato a 27 miliardi dai precedenti 25 miliardi»
Il Cet1 ratio, sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo, è salito di 20 punti base trimestre su trimestre al 13,52%. La banca si aspetta nella guidance una generazione di capitale di 145 punti base fino al 2027, in larga parte grazie alle Dta (140 punti base) e dalla riserva di titoli di Stato (Fvoci), a cui si aggiungerà un’operazione di cartolarizzazione attesa entro fine anno, destinata a rafforzare ulteriormente la base patrimoniale.
Il payout resta confermato all’80% dell’utile netto (escludendo la rivalutazione di Anima), «ma la politica di distribuzione potrebbe essere rivista nei prossimi trimestri, lasciando aperta la possibilità di un aumento dei dividendi, scenario considerato verosimile in assenza di operazioni straordinarie di M&A», concludono gli analisti. (riproduzione riservata)