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Giuseppe Castagna, ceo di Banco Bpm
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Banco Bpm, Barclays valuta una fusione con CariParma o Mps e alza il target price. L’opzione Unicredit resta sul tavolo

06 ottobre 2025, 15:46 Ultimo aggiornamento: 18:55

In ogni caso anche su base stand-alone Banco Bpm offre un potenziale di upside tanto che Barclays ha alzato le stime di utile e il target price, ribadendo il rating overweight sull’azione

Dopo che Unicredit ha ritirato la sua offerta, Banco Bpm ha di fronte a sè alcune opzioni: un potenziale deal con Credit Agricole (detiene una partecipazione del 20,1% nel Banco), o con Mps, di cui l’istituto di credito guidato da Giuseppe Castagna possiede una quota del 3,7%. Barclays ha esaminato entrambi gli scenari considerandoli come alternativi, per semplicità, in questa fase.

Ma non smette di pensare a una terza via, ovvero a un merger con Unicredit, in azioni e con una componente in contanti, qualora la banca di Piazza Gae Aulenti decidesse di riconsiderare la sua offerta pubblica di scambio, ad esempio, dopo un eventuale intervento della Commissione Europea sull’uso del Golden Power.

Banco Bpm può correre da solo

In ogni caso anche su base stand-alone Banco Bpm offre un potenziale di upside tanto che Barclays ha alzato le stime di utile per azione 2026 da 1,21 a 1,33 euro (1,16 euro nel 2025) e il target price da 11,20 a 14,50 euro (+0,82% a 12,92 euro l’azione in chiusura il 6 ottobre), ribadendo il rating positivo overweight (sovrappesre in portafoglio) sul titolo anche perché tutte le opzioni di m&a identificate sono accrescitive per la banca.

Invece, Barclays ha un rating equal weight su Credit Agricole (-3,19% a 16,37 euro a Parigi a causa del caos politico dopo le dimissioni del premier Lecornu). Sebbene la valutazione non sia elevata (7 volte il p/e 2026), «preferiamo limitare l’esposizione alla banca francese, date le preoccupazioni sul suo bilancio, e vediamo un miglioramento più marcato dell’utile per azione e del Rote, il rendimento del patrimonio netto tangibile, in altre banche francesi quotate come Bnp Paribas e Societe Generale», spiega il broker.

Certo, un aumento dell’eps a singola bassa cifra derivante da una potenziale operazione con il Banco sarebbe positivo per Credit Agricole, soprattutto se a un costo del capitale limitato, «ma riteniamo che non sia sufficiente a modificare la visione alla luce di un cagr dell’eps 2025-2027 che stimiamo al 15% per Societe Generale e all’11% per Bnp Paribas rispetto al 6% atteso per Credit Agricole».

E se acquisisce CariParma?

Barclays ha analizzato un’ipotetica operazione in cui il Banco acquisisce la controllata italiana di Credit Agricole, CariParma (non quotata, la banca francese detiene il 78,1% del capitale; la Fondazione Cariparma il 10,5%, Sacam International l’8,3% e gli altri il 3,1%). In caso di un’operazione interamente in azioni, Credit Agricole finirebbe con una partecipazione nella nuova Banco Bpm compresa tra il 30% e il 45%.

Per CariParma il broker considera una valutazione compresa tra 6,6 volte e 12,5 volte il p/e (o tra 0,8 e 1,5 volte il prezzo/net asset value tangibile), tenendo conto dei multipli di mercato dei competitor e della redditività di CariParma. Per Banco Bpm Barclays considera il prezzo attuale dell’azione a 12,92 euro (6 ottobre), con variazioni di +/-30%, per riflettere, da un lato, il possibile premio di controllo che l’istituto francese potrebbe dover pagare (e/o una performance più forte del titolo del Banco) e, dall’altro, un’ipotetica correzione del mercato.

L’aumento potenziale dell’utile per azione per Banco Bpm varia da -15% a +22% (dove lo scenario peggiore è rappresentato dall’ipotesi di valutazione più alta per CariParma e più bassa per il Banco) e per Credi Agricole da -2% a +5%, sulla base di sinergie di costo stimate al 30% e di ricavo al 5%.

Se, invece, si assume che Banco Bpm debba pagare CariParma tramite azioni e uno scambio di asset (per limitare la quota finale di Credit Agricole nella nuova banca), ciò cambierebbe la partecipazione dell’istituto francese, ma avrebbe impatti simili sull’incremento dell’eps e sul capitale (rapporto Cet1 2025 intorno al 13% in tutti gli scenari).

Per lo scambio di asset Barclays considera la partecipazione del 39% del Banco in Agos; lo swap potrebbe anche coinvolgere Anima, ma sarebbe più complicato dal punto di vista del Golden Power e meno ideale per il caso d’investimento del Banco che ha più volte rimarcato l’importanza di un business nel wealth management completamente integrato. Quindi, con uno scambio di azioni l’utile del nuovo gruppo ammonterebbe a 2,774 miliardi e con lo scambio di azioni più Agos a 2,7 miliardi con dividendi e buyback al 2028 pari a 3,3 miliardi in entrambi i casi.

Funziona solo se crea valore per tutti

Banco Bpm dovrebbe convocare un’assemblea straordinaria per approvare l’emissione di azioni necessaria per l’acquisizione di CariParma. Con ogni probabilità l’assise dovrebbe approvarla con una maggioranza di due terzi dei presenti (e Credit Agricole non potrebbe votare), per evitare di innescare un’opa in caso del superamento del 25% del capitale. «Ciò significa che un’operazione potrebbe avvenire solo se fosse accrescitiva per il Banco, anche perché gli azionisti potrebbero confrontare la creazione di valore con la recente offerta di Unicredit», precisa Barclays. Uno scenario con una valutazione delle azioni del Banco inferiore al prezzo attuale e di CariParma inferiore a 1 volta il multiplo prezzo/net asset value tagibile non sembra realistico o fattibile.

Mps l’altra opzione 

Mentre una potenziale fusione tra Banco Bpm e Mps riequilibrerebbe il gruppo Mediobanca-Mps verso il retail banking e offrirebbe un’opportunità di riduzione dei costi. «Calcoliamo che, in un’operazione interamente in azioni tra Mps-Mediobanca e Banco Bpm, vi sarebbe un aumento dell’utile per azione, non elevato, e ampi buffer di capitale (2,3 miliardi). Tale operazione avrebbe probabilmente la natura di una «fusione tra pari», indica Barclays.

Per Credit Agricole, la quota attuale del 20% nel Banco si ridurrebbe al 9,5%-10,4% (a seconda delle rispettive valutazioni di Mps-Mediobanca e Banco Bpm), ma ci sarebbe comunque un leggero accrescimento dell’eps (0%/+1%) e ulteriori potenziali vantaggi non quantificati legati a product factories e/o joint venture (ad esempio, assicurazioni) o accordi di distribuzione. Con una fusione ai prezzi di mercato o con un premio del 20% per le azioni del Banco, il Cet1 della nuova banca si attesterebbe in entrambi i casi al 15,3% con dividendi e buyback al 2028 per 5,4 miliardi.

Troppo presto?

Bisogna, comunque, tener presente che il cda di Banco Bpm scade nell’aprile 2026. Pertanto, Credit Agricole potrebbe voler discutere della nuova lista per il consiglio di amministrazione in qualità di principale azionista del Banco e dei possibili progetti futuri in vista del rinnovo del board. Anche il consiglio del Monte scade nell’aprile del prossimo anno, ma per quanto riguarda l’opzione Mps, il principale ostacolo sembra essere l’integrazione in corso con Mediobanca; come spesso dichiarato dall’ad di Mps, Luigi Lovaglio, un secondo round di m&a potrebbe idealmente iniziare tra 2-3 anni. Altro fattore da non dimenticare è la possibile eventuale mossa di Unicredit, che potrebbe rientrare in campo ed esercitare una certa pressione sul gruppo guidato da Castagna.

La posizione del governo

Il governo italiano ha più volte sottolineato l’importanza strategica del settore bancario domestico per il Paese. Pertanto, potrebbe valutare qualsiasi operazione Banco Bpm-CariParma in base al ruolo di Credit Agricole nell’entità combinata (avrebbe una quota superiore al 30% ma mai oltre il 51% secondo le simulazioni di Barclays), nonché in base alla solidità e capacità dell’entità combinata di sostenere l’economia reale.

Un altro aspetto da considerare, che potrebbe destare preoccupazione, è il potenziale cambio di controllo in Anima (motivo per cui nell’esempio di scambio di asset Barclays ha considerato invece Agos). Chiaramente, l’opzione Mps sarebbe più semplice dal punto di vista politico e si allineerebbe all’obiettivo più volte dichiarato di creare la seconda banca italiana dopo Intesa Sanapolo (Unicredit sarebbe terza per dimensione sul mercato domestico). (riproduzione riservata)



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