Le cinque maggiori banche italiane hanno aumentato gli utili del 77% nei primi nove mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo di un anno fa. I profitti sono saliti così da 8,9 a 15,8 miliardi. L’incremento è legato a due fattori principali: l’aumento del margine di interesse del 57% (con un miglioramento annuo di 10 miliardi) sulla scia dei rialzi dei tassi della Bce e il dimezzamento delle rettifiche su crediti (passate da 4,4 a 2,2 miliardi). È quanto emerge dai dati di bilancio degli istituti elaborati da Value Partners. «Prosegue il periodo positivo per le principali banche italiane all’insegna delle dinamiche dei tassi d’interesse il cui effetto è tuttavia destinato a stabilizzarsi alla luce del potenziale esaurimento delle politiche restrittive della Bce», osserva Marco De Bellis, partner di Value Partners. I tassi più alti, aggiunge, «determinano un impatto negativo su famiglie e imprese e si traducono in un nuovo calo degli impieghi». I prestiti dei cinque gruppi rispetto a fine 2022 sono scesi del 3%.
Guardando ai risultati delle singole banche, Unicredit ha ottenuto profitti per 6,7 miliardi (+68%), Intesa per 6,1 miliardi (+85%), Bper per 1,1 miiardi (-26% dovuto anche all’avviamento negativo per Carige), Banco Bpm per 943 milioni (+94%), Mps per 929 milioni (dalla perdita di 334 milioni dei nove mesi di un anno fa). Il margine di interesse è aumentato su base annua in modo significativo per tutte le banche esaminate, soprattutto per Intesa (+66%) e Mps (+63%). In valore assoluto l’incremento è stato rilevante per Intesa (+4,2 miliardi) e Unicredit (+3,1 miliardi). Il margine di interesse ha contribuito in media per il 58% dei ricavi, mentre le commissioni sono scese al 34%. Un anno fa le due componenti erano quasi allo stesso livello. «La nuova riduzione dei proventi da commissioni deve suggerire agli istituti di credito un’accelerazione sulle iniziative legate ai prodotti protection, advisory, wealth management e alla cosiddetta area "beyond banking"», osserva De Bellis. «L’efficientamento delle macchine operative ha raggiunto livelli elevati, con un cost/income ratio ulteriormente migliorato. Si attende tuttavia un incremento del costo del personale dovuto al rinnovo del contratto collettivo nazionale». I migliori rapporti cost/income sono quelli delle banche maggiori (Unicredit al 39% e Intesa al 42%), mentre le altre sono attorno al 49%.
L’altra voce che ha avuto un effetto rilevante sui conti è quella delle rettifiche su crediti, scese per oltre 1 miliardo nel caso di Unicredit e Intesa. Il costo del rischio è stato basso per le due banche, rispettivamente a 7 e 28 punti base. Le altre si sono collocate attorno a 50 punti base. A livello di capitale «si conferma un ulteriore miglioramento della solidità patrimoniale», sottolinea De Bellis. In particolare il capitale Cet1 fully loaded è salito al 15,3% dal 14,5% di fine 2022. Unicredit (17,2%) e Mps (16%) hanno mostrato valori sopra la media, mentre sono rimaste sotto Bper (14,9%), Banco Bpm (14,3%) e Intesa (13,6%).
Un primo segnale di peggioramento nelle cinque banche, secondo i dati Value Partners, è arrivato dalle sofferenze, in aumento del 3%, e dalle esposizioni scadute, in crescita dell’1%. Ma questi valori sono stati più che compensati dalla discesa delle inadempienze probabili (-10%). Perciò nel complesso i crediti deteriorati sono scesi del 5%. Nei prossimi mesi secondo alcuni analisti si potrebbe osservare un peggioramento dei prestiti problematici legato alla frenata economica e all’aumento dei tassi che rende più difficile ripagare i debiti. Inoltre in futuro le banche dovrebbero pagare di più la raccolta sui mercati e anche quella dei clienti attraverso conti correnti. Su quest’ultimo fronte, i dati hanno finora indicato un incremento dei tassi sui depositi a durata prestabilita, mentre è stato più lento il rialzo sui soli conti. Finora le banche hanno beneficiato in modo rilevante dell’aumento dei tassi della Bce. Così il governo ha messo nel mirino i cosiddetti «extraprofitti», prima di consentire di destinarli alle riserve di capitale (si veda articolo in basso). Nei prossimi mesi gli istituti potrebbero osservare nei bilanci anche gli effetti negativi della stretta di Francoforte. (riproduzione riservata)