Per tutelare i risparmiatori, le piccole medie imprese e il sistema creditizio il decreto che prevede la tassa sugli extraprofitti delle banche deve essere modificato in alcuni punti. Lo ha ribadito ieri il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, al meeting di Rimini, precisando che l’obiettivo di Forza Italia «è migliorare il testo del decreto; non si tratta di annacquarlo né di fare un favore a qualche banca» né tantomeno di entrare «in contrasto con i nostri alleati», con i quali c’è qualche differenza di posizione, dato che «siamo forze politiche differenti, altrimenti saremmo un partito unico».
Innanzitutto vanno escluse dal meccanismo di extra-tassazione le banche di prossimità, che sono centrali perché sono quelle che davvero «offrono prestiti al piccolo artigiano e alla piccola impresa e ai cittadini».
Nondimeno, ha aggiunto Tajani, bisogna fare molta attenzione ai titoli di Stato che sono acquistati dalle banche italiane: non vanno assolutamente «tassati, altrimenti si disincentiva l'acquisto di titoli di Stato da parte delle banche», con rischi per la tenuta dei conti pubblici con riferimento particolare al livello record del debito.
Sempre in ambito bancario, il leader azzurro è poi tornato a criticare la Bce sulle scelte di politica monetaria, perché «l’aumento dei tassi danneggia la crescita del nostro Paese». Basti pensare che in Cina per aiutare la crescita e contrastare la crisi della bolla immobiliare il tasso di interesse è stato diminuito; è stato fatto cioè «l'esatto contrario di quello che ha fatto la Bce» ha evidenziato Tajani.
Un’altra critica sollevata dal ministro degli Esteri è rivolta all’Unione Europea: il Patto di Stabilità è troppo rigorista, quindi servono correttivi per impedire che «porti alla recessione e al blocco dell'economia europea».
Mantenendo i riflettori puntati sui rapporti tra Italia ed Europa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha ripetuto che è importante per il futuro dell’Italia «spendere tutti i fondi del Pnrr bene e con criterio, dato che sono soldi a prestito che restituiranno le prossime generazioni». Ad esempio, «se devo indebitare mio figlio per costruire degli asili va bene, se devo farlo per realizzare degli stadi di calcio anche no».
Entrambi i ministri si sono poi soffermati sul tema della Legge di Bilancio, la cui sessione inizierà a settembre.
Tajani ha sottolineato, in linea con le parole del titolare del ministero dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che «è ovvio che non si può fare tutto quello che abbiamo in programma con la manovra» perché c'è una condizione economica che vede un'inflazione ancora troppo forte non provocata da fattori interni ma da fattori esterni, ma ancor di più la priorità sarà la crescita «perché senza crescita non c'è possibilità di uscire da un momento complicato indipendente dalla volontà dell'Italia».
La strada da seguire, ha spiegato Tajani, prevede la difesa del potere d’acquisto delle pensioni e «la conferma del taglio del cuneo fiscale, passando per l’abbattimento delle tasse sugli stipendi dei dipendenti, detassando tredicesime, straordinari e premi di produzione». Anche grazie ai fondi derivanti dall’incremento delle privatizzazioni,
Sulla stessa lunghezza d’onda, Salvini ha identificato come priorità «l’aumento degli stipendi e delle pensioni» per aiutare le famiglie, con risorse ottenute risparmiando sul reddito di cittadinanza per chi non ne ha diritto e confermando il prelievo sui guadagni milionari delle banche».
Nondimeno cruciale per il vicepremier Salvini è «il grande piano sulla casa a cui stiamo lavorando», perché «non è possibile che nelle grandi città, penso a Milano o a Roma, per un giovane non sia possibile comprare casa». (riproduzione riservata)