Si è registrata una contestualità tra le dichiarazioni del commissario Ue Stéphane Séjourné che si impegna a provocare uno choc di semplificazione della normativa europea e le affermazioni, seguite da proposte con parole pressoché identiche, degli esponenti dell'Abi recatisi in questi ultimi giorni a Bruxelles. Con in testa il presidente Antonio Patuelli, sono stati sollevati oggettivi problemi che riguardano, a proposito della normativa comunitaria, la pletoricità, la contraddittorietà e le gravi difficoltà nel versante concorrenziale rispetto alle banche di Paesi extra-europei. Non deregolamentazione - sono le identiche esclusioni ed esigenze rappresentate dal commissario e dall'Abi - ma semplificazione drastica.
Ciò significa che la sostanza delle regole deve rimanere, ma sono il percorso da compiere per l'osservanza, le modalità e i tempi che occorre rivedere. Quello dell'Abi, poiché non si possono contestare le questioni sollevate e le relative storture, è un documento organico di critica motivata e propositiva. Non è una summa di posizioni corporative, vista l'oggettività dei temi rappresentati. È un manifesto di ciò che bisogna riparare. Sarebbe doveroso che anche le autorità nazionali di supervisione bancaria si esprimessero al riguardo, qualora autonomamente non siano già intervenute su questi argomenti.
E i governi? È da tempo che, più in generale, si pongono le esigenze di deflazione normativa nonché di chiarezza, semplicità, proporzionalità, adeguatezza, sussidiarietà della legiferazione europea. La necessità di procedere pure alla redazione di Testi Unici, spesso prospettata da Patuelli, è stata anche condivisa dal governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta non molto tempo fa nell'affrontare specifiche tematiche.
Ora occorre agire facendo, ciascuno, la propria parte se non altro perché le condivisioni non restino sterili. Si tratta della normativa di Basilea 3 più - come è stato ricordato ieri su queste pagine - per la quale negli Usa, ma anche nel Regno Unito, si stanno promuovendo procrastinazioni dell'applicazione, mentre nell'Unione l'entrata in vigore è scattata, nel complesso, dall'inizio di quest'anno, con una grave disparità sul piano concorrenziale. Ma si tratta anche del ruolo attivo, come quello di una sorta di certificatori, che gli istituti dovrebbero assumere nei confronti delle imprese affidate in materia di sostenibilità, così come l'obbligo, previsto da un regolamento ancora in fieri, di condivisione dei dati relativi al cliente, su autorizzazione dello stesso, con parti terze, ponendo, pure in questo caso, problemi di squilibrio competitivo.
Si aggiungono temi concernenti i fondi nazionali di tutela dei depositi, l'annosa questione dell'ora inadeguato basso livello dell'esposizione nei confronti di una banca per fare scattare, ricorrendo determinati presupposti, la dichiarazione di default del cliente con tutte le negative conseguenze. Insomma, norme sbilanciate, a volte stravaganti, con la pretesa di attribuire poteri-doveri pubblici alle banche o introdurre oneri con effetti anticoncorrenziali ovvero, ancora, regole che danneggiano il consumatore.
Togliere «il troppo e 'l vano» dalle leggi, come Dante fa dire a Giustiniano, resta ancora oggi una linea fondamentale. Si tenga comunque presente che questo cahier de doleance in forma alta contiene solo una parte, benché molto importante, delle questioni che sul versante istituzionale e normativo, ivi comprese le autorità di regolazione e controllo, possono e debbono essere sollevate.
Tutto ciò rientra pienamente nel contesto del rilancio della competitività,sulla base del Report di Mario Draghi e, per altri aspetti, di quello di Enrico Letta alla traduzione dei quali in politiche specifiche, norme e indirizzi si sta lavorando a Bruxelles in questi giorni. Naturalmente per rivedere l'architettura e le regole, saranno necessarie anche risorse di cui fin qui poco purtroppo si sente parlare. (riproduzione riservata)