Christopher Giancarlo è soprannominato «Crypto dad» perché durante il suo mandato di presidente della Cftc, l’agenzia federale indipendente che negli Stati Uniti regola i mercati dei derivati, inclusi contratti future, opzioni e swap, nel dicembre 2017 ha dato il via libera al trading dei futures sul bitcoin. Un passo fondamentale per l’integrazione delle criptovalute nei mercati finanziari tradizionali, in contrasto con l’atteggiamento ostile dell’allora presidente della Sec, Gary Gensler. In questi giorni l’avvocato americano, 65 anni, senior counsel dello studio Wilkie Farr & Gallagher, è in Italia presso lo studio Delfino Associati Wilkie Farr & Gallagher, per spiegare il mondo cripto ad alcune fra le più importanti banche della Penisola.
Domanda. Donald Trump ha detto che gli Usa diventeranno la capitale mondiale delle criptovalute. Ora lei è in Italia, dove invece le cripto non godono di grande considerazione. Come pensa di convincere le banche italiane a investire in questo settore?
Risposta. Molti guardano alle criptovalute solo come a una nuova asset class, ma io ho una prospettiva diversa. Ho iniziato a interessarmi al tema dopo la crisi finanziaria del 2008. Avevo fondato una delle prime piattaforme elettroniche di scambio per derivati over-the-counter, in particolare credit default swap (Cds). Nel 2008 circa l’80% dei Cds globali era negoziato sulla nostra piattaforma. Nel settembre 2008 la Federal Reserve aveva stimato in 400 miliardi di dollari l’esposizione delle banche Usa ai Cds in caso di fallimento di Lehman Brothers. Grazie alla nostra piattaforma, sapevamo però che le banche coprivano circa due terzi delle posizioni, quindi l'esposizione netta era più vicina ai 100 miliardi. Ma molto tempo dopo si è scoperto che l’esposizione di Lehman Brothers era di soli 9 miliardi. Se avessimo avuto chiarezza su questi numeri, avremmo potuto gestire diversamente il fallimento di Lehman. Così ho compreso l'importanza della trasparenza nei mercati finanziari.
D. Cosa c’entrano le criptovalute?
R. Poco dopo il fallimento di Lehman ho letto il libro bianco sul bitcoin di Satoshi Nakamoto e ho capito che la tecnologia proposta avrebbe permesso a tutti i bilanci delle banche di parlarsi in tempo reale. È stata una rivelazione. Non si trattava solo di una nuova asset class, ma di una nuova architettura finanziaria. E così ho capito che se tutti i Cds fossero stati messi sulla blockchain, avremmo subito saputo che l’esposizione di Lehman era di soli 9 miliardi.
D. Quindi per lei il vero valore del bitcoin è l’infrastruttura?
R. Esatto. Dopo il mio incarico alla guida della Cftc, ho continuato a parlare con banche e istituzioni per spiegare che non si tratta solo di denaro digitale, ma di un'architettura distribuita della finanza. Oggi il valore è registrato sui bilanci di banche o enti pubblici: il conto corrente, la proprietà della casa, l’auto. Ma se quelle banche falliscono o quegli archivi si perdono, anche il valore rischia di sparire. Con internet abbiamo smesso di archiviare l’informazione nelle biblioteche e l’abbiamo distribuita. La stessa cosa può avvenire per il valore. Con protocolli come bitcoin, ethereum, solana o tether possiamo registrare e trasferire valore sulla rete in modo sicuro e disponibile 24 ore su 24, ovunque nel mondo.
D. Perché dovremmo usare le criptovalute e non invece solo le valute digitali sovrane, come il futuro euro digitale?
R. Useremo entrambi. Avremo valute digitali sovrane, ma anche versioni non sovrane. Già oggi Citibank consente di trasferire istantaneamente depositi tokenizzati da Singapore a Milano. Le valute digitali private e le infrastrutture blockchain stanno già cambiando il sistema.
D. Ma in Italia c'è molta resistenza.
R. È vero. Ma all’inizio c’era resistenza anche all’e-commerce. Oggi lo usano tutti.
D. Pensa che le società del settore cripto diventeranno le nuove banche?
R. Le banche oggi affrontano molte sfide. Una è quella dei pagamenti al dettaglio, dove aziende come Stripe stanno erodendo la loro posizione. Se ieri sera avessi voluto trasferire 5.000 dollari da New York a Milano, sarebbe stato più facile metterli in valigia che usare un bonifico. Con le stablecoin il trasferimento è invece istantaneo. E i giovani, abituati a scambiarsi token nei videogiochi, si aspettano la stessa efficienza nella finanza.
D. Le società del settore cripto devono essere regolamentate come le banche?
R. Dipende. Se fanno attività bancaria frazionaria, sì. Ma se detengono riserve al 100%, possono avere un regime diverso. Sono favorevole alla regolamentazione, ma deve essere adeguata all’innovazione. Applicare le regole tradizionali sarebbe un errore.
D. E che cosa dovrebbero fare le banche per restare competitive?
R. Devono adottare questa tecnologia in fretta. Alcune, come Citibank e JPMorgan, stanno già investendo. Chi non si adatta verrà superato nel giro di dieci anni.
D. Quanti soldi dovranno investire?
R. È difficile quantificare, ma si parla di miliardi. Tuttavia ci saranno anche enormi risparmi. Citibank, per esempio, sta dismettendo la sua redditizia attività di corrispondent banking per adottare un sistema tokenizzato. Hanno capito che è meglio cannibalizzare una parte di business oggi che rischiare di sparire domani.
D. E che fine faranno gli impiegati di banca?
R. Una volta c'erano i maniscalchi, oggi ci sono i meccanici. Domani ci saranno altri ruoli, ma serviranno sempre le competenze tecnologiche.
D. Visa e Mastercard dovrebbero preoccuparsi?
R. Si stanno già muovendo: Mastercard collabora con le società del settore cripto Coinbase e Circle. Mantengono le relazioni con i commercianti, i programmi fedeltà, ma adottano le infrastrutture cripto per ridurre i costi e restare rilevanti.
D. Tutti gli asset verranno tokenizzati, ovvero saranno messi sulla blockchain?
R. Sì. Immobili, titoli azionari e obbligazionari andranno sulla blockchain. Le società vogliono sapere chi sono i loro azionisti, che potranno votare in tempo reale, senza intermediari. Le blockchain lo rendono possibile.
D. Mario Draghi ha detto che il bitcoin è un asset speculativo ad alto rischio. Come risponde alla critica?
R. Bitcoin è sia una straordinaria innovazione tecnologica che uno strumento di speculazione. Le due cose vanno insieme. Anche i titoli delle società ferroviarie nel XIX secolo furono oggetto di truffe e manipolazioni. Serve una buona regolamentazione. Non possiamo bloccare il progresso per paura delle frodi, ma non possiamo neanche ignorarle.
D. Quali sarebbero i punti principali di questa regolamentazione?
R. Nel mio ex ruolo pubblico con la nostra agenzia (Cftc) abbiamo messo in prigione molti truffatori. E siamo stati i primi ad aprire un’inchiesta su Tether arrivando a un patteggiamento con loro. Il primo passo deve essere dunque la possibilità di poter sanzionare le violazioni della legge e poi una buona tutela degli investitori. (riproduzione riservata)