Borse asiatiche brillanti martedì 4 ottobre, alle ore 7:40 il Nikkei balza del 2,8%, l'indice Asia Dow sale del 2,3%, mentre i listini cinesi sono chiusi per festività. A trainare gli acquisti, la sessione più che tonica di Wall Street dopo aver registrato il peggior settembre dal 2002 e la mossa a sorpresa della Banca centrale australiana che ha alzato i tassi sotto le attese.
L'oro sale dello 0,36% a 1.708 dollari per oncia, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,45% a 84,01 dollari il barile in attesa del meeting Opec+ di mercoledì 5 ottobre dal quale è atteso un taglio alla produzione. Sul fronte valutario, il super dollaro inizia a cedere leggermente il passo, l'euro sale dello 0,10% a 0,9835, lo yen dello 0,18% a 144,82, la sterlina si muove laterale a 1,1326, così come il T bond Usa decennale al 3,623%, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in decisa salita (+1,23%).
La Reserve Bank of Australia ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base al 2,6% durante la riunione di ottobre, sfidando il consenso del mercato su un aumento di 50 punti e portando gli oneri finanziari a un livello che non si vedeva da luglio 2013. Il board ha spiegato che l'inflazione in Australia è troppo alta e che prevede un ulteriore aumento dei prezzi. La Banca centrale è rimasta risoluta nel suo impegno a ridurre il carovita ai livelli target lasciando quindi la porta aperta per un ulteriore inasprimento.
In seguito alla mossa non attesa della Banca centrale, martedì il dollaro australiano è sceso di quasi l'1% a 0,645 sul dollaro statunitense prima di ridurre alcune perdite. La Reserve Bank of Australia ha ora alzato i tassi per sei incontri consecutivi di un totale di 250 punti base e ha spiegato martedì che il costo del denaro è stato aumentato in modo significativo in un breve periodo di tempo, quindi ha deciso di rallentare il ritmo degli incrementi. Nel frattempo, i prezzi al consumo in Australia sono scesi al 6,8% ad agosto da un massimo record del 7% registrato a luglio su base annuale.
Martedì i future sul petrolio Wti americano salgono dello 0,4% a 83,93 dollari il barile, quelli sul Brent dello 0,42% a 89,23 dollari dopo essere balzati di oltre il 4% nella sessione precedente in vista della della riunione dell'Opec+ (nel board siede anche la Russia) in cui si prevede che verrà annunciato un ampio taglio dell'estrazione per oltre 1 milione di barili al giorno, pari a circa l'1% dell'offerta mondiale (l'intervento più importante dal 2020, in epoca Covid) per contrastare la recente debolezza dei mercati energetici.
Il gruppo dei principali produttori si incontrerà mercoledì a Vienna ed è probabile che riduca non solo la produzione di oltre 1 milione di barili al giorno, ma che vi sia anche la possibilità di ulteriori tagli volontari da parte dei singoli membri, secondo quanto riporta Reuters. Nel frattempo, il greggio è sceso per il quarto mese consecutivo a settembre in seguito agli aggressivi rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali mirati a frenare l'inflazione. Aumenti che tuttavia hanno suscitato timori di un rallentamento economico globale. (riproduzione riservata)