Estate di manovre nella galassia delle partecipate che fanno capo al banchiere Matteo Arpe. Se sul fronte della governance è appena partita la liquidazione di Arepo BP, il veicolo lussemburghese che ha in pancia il 62,4% di Banca Profilo al fine di redistribuire l’asset principale – ovvero l’istituto – ai quotisti del fondo Sator anch’esso in liquidazione, dal primo agosto la private bank milanese ha preso in affitto per tre anni una serie di attività svolte finora da Tinaba.
Quest’ultima è la fintech fondata nel 2016 dall’ex Capitalia e oggi partecipata al 70% da Arepo Ti (veicolo sempre di base nel Granducato), mentre il restante 30% è in portafoglio, con quote paritetiche, a Sator spa e alla stessa Profilo.
Scopo dell’operazione di affitto di ramo d’azienda di ramo d’azienda è la separazione fra la gestione clienti dell’app – in primis servizi operativi, marketing e customer care – dalla infrastruttura core tecnologica che sarà data in concessione, com’è stato fino ad ora, alla banca sulla cui tolda di comando da settembre dello scorso anno c’è lo stesso Arpe.
Non trattandosi di una fusione, Tinaba potrà quindi restare autonoma ma con una diversa ripartizione delle attività rispetto a Profilo. I documenti societari, consultati da MF-Milano Finanza, spiegano che la logica è passare dalla partnership integrata avviata nel 2016 e che veniva rinnovata ogni tre anni a un modello «fintech as a service»: l’obiettivo è di consentire a Profilo di «gestire autonomamente», rafforzando quindi la presa, i rapporti con i clienti che utilizzano Tinaba per i servizi bancari, finanziari, di investimento e di pagamento.
L’operazione porta in dote anche una diversa distribuzione del valore economico generato dal business digitale di Profilo, una delle principali leve del nuovo piano industriale targato Arpe. Il modello adottato supera i precedenti meccanismi di revenue e cost sharing attribuendo alla private bank i ricavi dei prodotti distribuiti attraverso la fintech e consentendo così al gruppo di via Cerva di internalizzare la redditività del canale digitale.
In parallelo, Profilo assumerà direttamente i costi di customer care, marketing e servizi accessori, riconoscendo a Tinaba un corrispettivo per l’affitto del ramo.
La riorganizzazione avrà inoltre riflessi sul perimetro di influenza societaria e sulla contabilizzazione della partecipazione. Nella semestrale la stessa Profilo – pur detenendo il 15% di Tinaba ed esprimendo due propri consiglieri nel cda – riteneva di non esercitare un’influenza notevole sulla fintech. Uno scenario che cambierà con la piena efficacia del nuovo assetto contrattuale.
Nella relazione il gruppo bancario riconosce che tale influenza ora sussiste, facendo scattare l’applicazione del metodo del patrimonio netto nella valutazione della partecipazione.
L’altro fronte aperto da Arpe è il riassetto del capitale di Profilo. Dopo l’avvio della liquidazione di Arepo che si concluderà a breve, fra settembre e ottobre sono attese novità negli assetti di governance per cercare di blindare il controllo della banca e di ammorbidire il confronto fra il banchiere e alcuni grandi quotisti. (riproduzione riservata)