Sator lavora alla futura governance di Banca Profilo per il momento in cui verranno consegnati pro-quota ai singoli quotisti i pacchetti azionari. Oggi il fondo detiene il 65% dell’istituto milanese specializzato in private banking, investment banking, tesoreria e finanza e servizi digitali e l’85% della fintech Tinaba (un altro 15% è nel portafoglio dell’istituto milanese), a cui dovrebbe aggiungersi un po’ di cassa. Si tratta insomma degli ultimi due asset rimasti in pancia al veicolo lanciato nel 2008 da Matteo Arpe, che guida la banca dallo scorso settembre.
Dopo l’ultima ispezione in Profilo della Banca d’Italia di fine 2025 che non ha segnalato criticità con effetti sulla situazione patrimoniale, ma solo lievi rilievi su controlli interni e limiti operativi, come anticipato da Milano Finanza del 7 novembre 2025, Sator Capital Limited e la capogruppo Arepo hanno avviato il piano per sciogliere il veicolo di private equity e assegnare ai vecchi sottoscrittori del fondo il 60% della private bank di via Cerva.
In Sator Private Equity Fund c’è lo stesso Arpe, secondo quotista con il 18% dietro Enasarco che ha invece il 19%. Riceveranno rispettivamente l’11,9% e il 12,6% di Profilo, assegnazione che farà scattare la richiesta di autorizzazione a Via Nazionale per il superamento della soglia del 10%. Dentro il fondo ci sono poi Fondazione Mps (12%), Fondazione Roma (10%), Banca di San Marino (8%), Poste Vita (6%) e con quote minori altre casse previdenziali come Enpam (4%), Cassa Forense (4%) e Inarcassa (2%), più altri piccoli investitori privati.
Banca d’Italia ha dato indicazioni a Sator di lavorare a una stabilizzazione dell’azionato, gettando le basi per la costituzione di un patto parasociale sotto soglia d’opa (25% che in prospettiva salirà a 30% con il nuovo Tuf) con i singoli quotisti che possano rappresentare un nocciolo duro nel capitale della quotata guidata dallo stesso Arpe.
I contatti sono partiti a livello informale in queste settimane per illustrare il progetto con degli incontri one to one a cui seguirà la nomina di un advisor. Il motivo? Raccogliere le adesioni di massima e preparare l’accordo nel capitale. Un rischio che si vuole evitare è anche quello di overhang ovvero il riversamento di un ampio quantitativo di azioni sul mercato, con effetti disastrosi sul titolo.
Alcuni piccoli quotisti avrebbero già dato un’adesione di massima. Prima di accendere il disco verde finale i grandi quotisti vogliono però prima capire lo stato di salute del business che negli ultimi mesi ha registrato la fuoriuscita di massa dei private banker, a cui si è aggiunto a dicembre l’addio del vicedirettore generale mercati e wealth management Luca Barone, appena approdato in Banca Finnat.
Il processo di assegnazione delle quote potrebbe richiedere l’intero semestre sia per motivi di valutazione (le procedura di determinazione del valore dell’asset Profilo sono più agili in quanto istituto quotato, mentre per la fintech Tinaba serviranno perizie ad hoc) sia per i meccanismi di compliance interni alle fondazioni bancarie. Dopodiché si procederà con la stesura dei patti, per mettere la parola fine a una liquidazione che avrebbe dovuto chiudersi quattro anni fa. (riproduzione riservata)