Prima la decadenza dal ruolo di amministratore delegato per le dimissioni di massa dei consiglieri di amministrazione. Ora l’uscita dal gruppo. Come rivelato da MF-Milano Finanza, l’ex ceo di Banca Profilo Fabio Candeli lascerà l’incarico di direttore generale entro la fine dell’anno. Ma potrebbe farlo prima. Lo fa sapere un comunicato della private bank milanese controllata al 64,2% dal fondo Sator di Matteo Arpe.
«Il nuovo cda di Banca Profilo, insediatosi nei giorni scorsi, ha raggiunto un’intesa con il dottor Fabio Candeli, che prevede la prosecuzione nel ruolo di direttore generale con piene deleghe gestionali, e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salvo alcune ipotesi di anticipazione, alla fine del corrente anno, con un trattamento economico in linea con le politiche di remunerazione vigenti», dice una nota dell’istituto.
«Tale decisione consente di garantire continuità operativa nella fase in cui la nuova governance della banca, in stretto coordinamento con la capogruppo (Arepo, ndr), è impegnata nella definizione delle opzioni strategiche connesse alla prevista uscita del fondo Sator Private Equity Fund dalla compagine azionaria, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il posizionamento competitivo di Banca Profilo, in tutte le aree di business, a beneficio della clientela e di tutti gli stakeholder».
Dopo oltre 20 anni, le strade di Arpe e Candeli si separano. Che qualcosa fosse successo fa il fondatore di Sator, Arpe e il suo storico collaboratore lo si poteva desumere dalla tumultuosa svolta nella governance di inizio aprile, quando le improvvise dimissioni di massa di inizio aprile dei consiglieri (sei su nove) poi riconfermati nel nuovo organo eletto martedì scorso avevano portato all’uscita dal board di Candeli rimasto come direttore generale ma senza deleghe strategiche e del presidente Giorgio Di Giorgio.
Il pallino delle strategie era passato a un comitato endo-consiliare ad hoc (comitato opzioni strategiche) composto da Gimede Gigante, Ezilda Mariconda, Maria Rita Scolaro (consiglieri vicini ad Arpe) e dallo stesso Arpe in funzione di presidente. La svolta ha coinciso con il ritorno nel cda dell’istituto dell’ex banchiere di Capitalia che ha riacquistato i requisiti di onorabilità persi per la condanna per il caso Ciappazzi-Parmalat. Un ritorno per guidare in prima linea la dismissione del principale asset di Sator da anni al centro di un irrisolto processo di cessione. (riproduzione riservata)