La Corte di Giustizia dell’Unione Europea annulla la decisione della Bce, risalente al 2016, che negava l'acquisizione di una partecipazione qualificata in Banca Mediolanum da parte di Silvio Berlusconi. Reazione positiva del titolo a Piazza Affari: la società di risparmio gestito guidata da Massimo Doris ha chiuso le negoziazioni di giovedì 19 settembre in rialzo sale dell’1,6% a 11,25 euro per azione.
La Bce, spiega la Corte, non poteva legittimamente opporsi alla detenzione da parte di Silvio Berlusconi di una partecipazione qualificata nella società Banca Mediolanum, «situazione che risultava unicamente dalla conservazione, da parte dell'interessato, di una partecipazione qualificata che egli aveva acquisito prima del recepimento delle disposizioni del diritto dell'Unione sulle quali l'istituto di Francoforte si era basato».
L’inizio della vicenda risale al 2014, quando Banca d’Italia aveva ordinato alla holding Fininvest (la cassaforte di Berlusconi) di cedere entro 30 mesi la sua partecipazione in Mediolanum (all’epoca holding capogruppo di Banca Mediolanum e detentrice della totalità delle sue azioni), che era superiore al 9,99%, e la sospensione dei diritti di voto associati alle azioni corrispondenti. Questo perché, all’epoca, l’ex premier era stato dichiarato colpevole di frode fiscale, e come tale non rispondeva al requisito di onorabilità necessario per detenere una tale partecipazione qualificata .
Ma la decisione di Banca d’Italia era stata poi annullata dal Consiglio di Stato nel 2016. Nel mentre, Banca Mediolanum (la controllata) aveva incorporato la holding Mediolanum (capogruppo).
Dopo la mossa del Consiglio di Stato era entrata in gioco la Bce: in base al diritto dell’Ue, un’acquisizione come quella fatta da Silvio Berlusconi su Mediolanum holding deve essere preceduta da una notifica che riporti una valutazione dell’autorità nazionale competente, che trasmesse a Francoforte una proposta di decisione. A quel punto la banca centrale più pronunciarsi. Interpellata da Via Nazionale, Francoforte si è opposta all’acquisizione che, secondo la Bce, non soddisfaceva il requisito di onorabilità. Il ricorso di Silvio Berlusconi e Fininvest è stato respinto dal tribunale: il patron di Mediaset (oggi Mfe) e la sua cassaforte hanno impugnato la sentenza.
E così si arriva alla decisione odierna, con cui la Corte ha annullato la sentenza del tribunale e la decisione della Bce. Il tribunale, secondo la Corte di Giustizia, ha snaturato i fatti della controversia e commesso un errore di diritto, dichiarando che i ricorrenti (Fininvest e Berlusconi) hanno acquisito la partecipazione qualificata nel 2016.
La prima decisione di Banca d’Italia nel 2014 infatti, al contrario di quanto detto dal tribunale, non ha portato a ridurre la partecipazione di Fininvest in Mediolanum (holding), ma ha solo sospeso i diritti di voto delle azioni soggette a obbligo di cessione. La cessione in sé doveva avvenire entro 30 giorni, ma giorno in cui il Consiglio di Stato italiano ha dichiarato l'annullamento, la partecipazione controversa era rimasta immutata. La successiva incorporazione di Mediolanum in Banca Mediolanum non ha cambiato tale ricostruzione.
Qual è la diretta conseguenza? Di fatto, non si poteva ritenere che Silvio Berlusconi avesse acquisito la partecipazione qualificata nel 2016: un fatto che avrebbe richiesto notifica e valutazione delle autorità competenti. Berlusconi, tramite Fininvest, ha solo conservato una partecipazione acquisita prima, quando la disposizioni di diritto Ue applicate dalla Bce non erano state ancora recepite dall’ordinamento italiano. Le disposizioni non hanno efficacia retroattiva, e quindi la Bce non poteva legittimamente opporsi alla detenzione della partecipazione di Berlusconi.
«Oggi è il giorno della vittoria: una vittoria senza se e senza ma», ha detto Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, nel commentare la notizia. «Una vittoria davvero totale, che fa piazza pulita di 10 anni di iniziative ingiuste e prive di fondamento. Meglio tardi che mai, dice il proverbio. Ma oggi è anche il giorno della soddisfazione: le polemiche devono restare fuori dalla porta. E comunque si guardi questa vicenda, finalmente possiamo dire che giustizia è fatta, in onore di Silvio Berlusconi, uno dei più grandi
geni imprenditoriali della storia italiana ed europea». (riproduzione riservata)