Nell'incontro del 18 marzo il governatore Fabio Panetta ha rassicurato i sindacati affermando che solo marginali misure saranno adottate per la rete territoriale della Banca d'Italia, con ciò potendosi dedurre che sarà salvaguardata l'attuale configurazione delle filiali distribuite sull'intero territorio nazionale.
Il tema non è secondario: nella seconda parte del primo decennio del Duemila venne decisa la chiusura di quasi un terzo delle dipendenze. Fino agli inizi degli anni ‘90 vigeva l'obbligatorietà, per lo svolgimento del servizio di tesoreria statale, dell'insediamento di dipendenze della Banca d'Italia in ogni capoluogo di provincia. Tuttavia con una leggina ad hoc tale collegamento fu superato e si stabilì che l'insediamento di dipendenze per il servizio di tesoreria sarebbe stato deciso, sentito il Tesoro, tenendo conto delle esigenze di economicità e funzionalità, potendo tale servizio essere svolto anche con misure alternative (attraverso Poste o banche presenti in loco). Così Bankitalia non si insediò nelle nuove province a quel tempo costituite.
L'innovazione normativa è stata poi il presupposto per la drastica riduzione delle dipendenze. Le trasformazioni intervenute, gli sviluppi della digitalizzazione e della telematica con la conseguente riduzione dell'operatività furono alla base della chiusura. Non si pensò di arricchire i compiti di tali filiali, come pur sarebbe stato possibile nell'interesse dell'istituto, del sistema bancario, delle istituzioni decentrate, del territorio.
Originariamente sussisteva una tripartizione delle filiali in sedi, succursali e agenzie. Poi queste ultime furono soppresse e le competenze assorbite nelle succursali. Il profondo taglio del Duemila di cui si è detto ha portato l'assetto a 38 filiali, di cui 20 nei capoluoghi regionali. Di queste ultime fanno parte le sedi, intoccabili sia per la loro importanza sia perché presso di esse sono costituite le assemblee dei partecipanti al capitale della banca: intervenire su di esse rischierebbe di scardinare la governance dell'istituto incidendosi sulla formazione del consiglio superiore e sull'assemblea generale dei partecipanti.
Oggi più che mai dovrebbe invece valere per l'istituto, l'apologo di Menenio Agrippa, la necessità di un'armonica compresenza e attività di tutti gli organi del corpo istituzionale, solidarmente necessari: amministrazione centrale e filiali. Nell'incontro richiamato all'inizio Panetta ha detto che si prevede di accrescere le competenze della rete con attribuzioni in materia di anti-riciclaggio e di educazione finanziaria. L'obiettivo non è l'ampliamento delle attività per motivare il mantenimento delle dipendenze, bensì valutare quelle funzioni che sono parte di una domanda rinvenibile nel Paese. E da questo punto di vista c'è bisogno di un piano organico che vada oltre le due competenze testè accennate, potendosi riscontrare esigenze in altri campi, non ultimo quello di un una collaborazione con le istituzioni territoriali nel versante dell'economia, della finanza e del fisco, per non parlare di una riduzione degli intervalli delle ispezioni bancarie e dello sviluppo del «mistery shopping» nonché della tutela del consumatore.
Il necessario netto miglioramento della comunicazione deve coinvolgere anche le dipendenze. Il buon risultato che sta riscuotendo l'iniziativa dei «Viaggi con la Banca» sul territorio è di buon auspicio. L'organicità del piano e la prospettiva di lungo termine sono essenziali. Non sarebbe mai accettabile una posizione che mettesse in conto nuovi ridimensionamenti nel medio termine. Antonio Fazio riteneva la presenza della Banca d’Italia nel territorio come presenza dello Stato. La Prefettura, il Tribunale e la Banca d’Italia compongono l'immagine di tale presenza. Le sfide alle quali deve rispondere l'istituto sono cruciali.
Una riflessione sul valore dell'istituto, sull’elevata professionalità e sulla dedizione dei dipendenti dovrebbe cogliere anche la ricorrenza dei 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi, brevemente ma molto incisivamente, fu governatore prima di essere eletto capo dello Stato. Spesso abbiamo ripetuto che la Banca d'Italia non potrà mai essere la filiale italiana della Bce. E ciò pur nella drastica limitazione dei compiti di Vigilanza bancaria realizzata con un accordo intergovernativo che ha trasferito i compiti stessi alla Bce, in contrasto con il Trattato Ue. La storia, il radicamento nel Paese, le funzioni svolte, la diffusione sul territorio fanno della Banca d’Italia un’istituzione che non può essere sminuita con eventuali ulteriori accentramenti. Molto dipende anche dal ruolo che si svolge nel direttivo della Bce. Sono diverse le decisioni a suo tempo programmate nella Bce che avrebbero ridotto le competenze delle banche centrali nazionali bloccate da Fazio, Trichet e Tietmeyer. Non è facile la ricerca di convergenze, ma è la via per evitare di fare solo dei molto condivisibili discorsi seguiti da nessun risultato. (riproduzione riservata)