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Azioni, obbligazioni o commodity. Come investire nel 2023 secondo Ubs Am
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Azioni, obbligazioni o commodity. Come investire nel 2023 secondo Ubs Am

di Emma Bonotti
18 gennaio 2023, 11:44 Ultimo aggiornamento: 18:57

La resistenza dei consumatori statunitensi e le notizie positive provenienti dalla Cina spingono gli esperti a prevedere un rallentamento dell’economia europea, ma non una recessione. Agli investitori però servirà una bussola per orientarsi | Ecco come la riapertura della Cina può influenzare inflazione, mercati e settori

Dimenticare il 2022, l’anno della guerra in Ucraina e dei rialzi dei tassi, non sarà facile come i mercati speravano. Secondo gli analisti di Ubs Asset Management, certi elementi economici e geopolitici resteranno cruciali anche nel 2023. Ma la resistenza dei consumatori statunitensi e le notizie positive provenienti dalla Cina spingono gli esperti a prevedere un rallentamento generale dell’economia europea e non una recessione.

Rallentamento e non recessione

“Questa non per forza è una notizia positiva”, interviene Teresa Gioffreda, head of Gwm Client coverage Italy di Ubs Am. “Le banche centrali potrebbero dover ricorrere a politiche monetarie più stringenti per rallentare l’inflazione e tenderanno ad avere una retorica negativa ogni volta che il mercato abbasserà le aspettative sui futuri rialzi dei tassi”. Per Giovanni Papini, ceo e country head Italy di Ubs Am, “il mercato carico di liquidità freme per tornare a una situazione di ritrovata normalità”. Agli investitori però servirà una bussola per orientarsi.

Come navigare nell’incertezza 

L’obbligazionario ha voltato pagina. Con l’arrivo dell’anno nuovo, i tassi sono saliti a livelli che non si vedevano da decenni e che permettono di costruire un portafoglio diversificato e di qualità, grazie al profilo asimmetrico dei rendimenti. “Ci aspettiamo una diversa correlazione tra obbligazioni e azioni – interviene Gioffreda – quello che abbiamo vissuto nel 2022 è un evento molto raro, capita in circa il 2% dei casi. Nel 2023 i bond torneranno a svolgere il loro ruolo da protezione contro la volatilità”. Gli analisti sono ottimisti verso i rendimenti investment grade a breve termine in attesa di conoscere quando le Banche centrali inizieranno a tagliare i tassi. Allora “potremmo anche valutare di allungare la duration”.

Sul mercato primario, invece, l’incertezza regnerà ancora sovrana. Secondo gli esperti il contesto dell’azionario resta sfidante, tra le politiche monetarie restrittive e le attese per i risultati di fine anno delle aziende. “Manteniamo una posizione di sottopeso delle azioni nei nostri portafogli, prediligendo la Cina e i mercati emergenti al posto di quelli sviluppati”. Per Gioffreda infatti le azioni statunitensi sono care rispetto alla media globale e potrebbero essere soggette a pressioni al ribasso con l’arrivo dei conti 2022. Posizione neutrale sull’Europa, mentre la ripresa della Cina accende il faro anche sugli altri Paesi emergenti: “I mercati hanno già scontato un calo negli utili dei titoli emergenti e questo consente alle azioni di avere un rischio di ribasso dei prezzi più contenuto”.

L’Asia si risveglia anche sul fronte valutario

Anche sul fronte valutario gli analisti di Ubs Am guardano all’Asia. “Preferiamo lo yen al dollaro. La moneta a stelle e strisce ha raggiunto il picco durante il 2022 e ora prevediamo che cominci a rallentare”.

Per proteggersi meglio dai rischi di volatilità, gli esperti consigliano anche di aggiungere ai portafogli anche alternativi “che non siano correlati ad altre asset class, come ad esempio gli hedge funds”. E infine, secondo Gioffreda la riapertura della Cina porterà denaro anche sulle materie prime come il petrolio. “Anche nel caso delle commodity consigliamo una posizione diversificata e, in generale, preferiamo le azioni legate al settore energy piuttosto che i futures sul greggio”. (riproduzione riservata)



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