Se la corsa del 2023 poteva essere percepita da alcuni come un evento isolato, l’inizio del 2024 non lascia più dubbi: l’indice Ftse Mib della borsa di Milano corre senza sosta, e potrebbe avere fiato per correre ancora. Da gennaio di quest’anno il paniere delle 40 società più grandi di Piazza Affari è cresciuto del 14,3%: meglio di lui ha fatto soltanto, tra i mercati sviluppati, il Nikkei 225 di Tokyo (+16,2%). Allargando l’orizzonte a un anno, il Ftse Mib è salito del 29,9%, risultando secondo soltanto al Nasdaq (+30,4%), che ha beneficiato del boom dell’intelligenza artificiale.
Le ragioni della corsa del listino sono in gran parte ormai note: la preponderanza nell’indice dei titoli bancari, beneficiari nei bilanci (e di riflesso in borsa) del rialzo dei tassi di interesse della Bce, la presenza di società in grande spolvero come Leonardo (+120% in un anno grazie al boom dei titoli della difesa) e Ferrari, e anche le valutazioni a sconto del listino, che hanno costituito un punto di ingresso interessante anche per i fondi internazionali. Certo, la sorte del Ftse Mib non è stata comune a tutta la borsa milanese: a fronte della corsa delle blue chip l’indice delle small cap da inizio anno ha guadagnato appena il 2,6%, lo Star solo l’1,5%. Questo è dipeso anche, soprattutto per le quotate più piccole, dall’ondata di riscatti dai fondi Pir, pensati proprio per sostenere le pmi, che hanno perso appeal presso gli investitori a causa del ritorno dei titoli di Stato ad alto rendimento.
In questo contesto, chi avesse deciso di scommettere su Piazza Affari con i fondi azionari dedicati si sarebbe finora tolto delle belle soddisfazioni. La selezione proposta da Fida censisce 10 comparti focalizzati sulle quotate della borsa italiana. La loro performance media è del 19,4% (circa 5 punti in più rispetto al Ftse Mib), che passa al 32,7% a un anno e al 48,9% a tre anni. «Gli indici settoriali con focus sull’Italia», commenta Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, «evidenziano una netta sovraperformance per i titoli aerospaziali e della difesa, banche e componenti elettroniche su quasi tutti gli orizzonti temporali». In generale, prosegue l’esperta, questi fondi non consentono «un’esposizione a settori specifici, ma dalle analisi delle holding di portafoglio è possibile spiegare larga parte delle performance proprio dalle esposizioni settoriali, evidente espressione della gestione attiva».
Lemanik Asset Management è prima in graduatoria Fida con il fondo Lemanik Sicav High Growth Ret, che da inizio anno rende il 21,5%. Andrea Scauri, gestore dell’azionario Italia della società, vede buone prospettive di medio periodo per Piazza Affari. «Un fattore importante», evidenzia, «sarà l’approccio delle banche centrali e la possibilità di continuare a sostenere il finanziamento del debito pubblico e ad adottare un approccio moderatamente accomodante ai tassi reali, utilizzando anche strumenti di politica monetaria per sostenere la liquidità». A livello di settore, il money manager ritiene possibile «una rotazione verso le utility, che hanno sottoperformato l’indice principale. Un’aspettativa più evidente di riduzione dei tassi potrebbe favorire questo settore». Lo stesso discorso, conclude, «vale per le mid cap: un taglio dei tassi da parte della Bce dovrebbe fungere da catalizzatore positivo» per queste quotate.
Anima è presente in tabella con ben tre comparti: Italian Small Mid Cap Equity Silver (+20,5% da gennaio), Iniziativa Italia AP (Pir), che nel 2024 rende il 20,3%, e Italia (+19,4%). Dopo il rally degli ultimi mesi, spiega il responsabile dell’azionario Italia di Anima Sgr, Luigi Dompè, «le valutazioni sono meno attraenti che a ottobre dell’anno scorso, anche se ragionevoli secondo molte metriche ed il mercato italiano rimane a sensibile sconto rispetto ai principali mercati europei». Quanto ai settori, il money manager pensa che quello bancario «abbia ancora spazio per dare dei ritorni positivi, seppure più progressivi»: dopo molti anni passati «a migliorare la qualità degli attivi e a rafforzare il patrimonio è arrivato un forte miglioramento della redditività, a cui ha contribuito il movimento dei tassi». Tale redditività, aggiunge Dompè, «può oggi essere in larga parte restituita agli azionisti sotto forma di dividendi e buyback».
Eurizon, società del gruppo Intesa Sanpaolo, si approccia all’asset class con tre fondi: EF Equity Italy Smart Volatility (+19,9% da gennaio), EurizonAM Sicav Italian Equity (+18,7%) e EF Italian Equity Opportunities (+18,5%). Anche Francesco De Astis, responsabile azionario Italia, invita a considerare le valutazioni a sconto dei titoli italiani, che trovano conferma «anche nel gran numero di delisting a cui stiamo assistendo nel corso degli ultimi mesi e anni, con 13 opa su società italiane nel soli primi mesi del 2024». Oltre ai titoli finanziari il gestore guarda anche al comparto industriale, specialmente le società che «meglio si prestano a intercettare i trend prevalenti già oggi e ancora di più nei prossimi anni, che saranno anche quelli che beneficeranno direttamente o indirettamente degli investimenti del Pnrr», come «economia circolare, processo di trasformazione digitale e alle reti infrastrutturali».
Attenzione infine a non dare per spacciate le società a media e piccola capitalizzazione, finora rimaste indietro nella corsa. Lo spiega Luca Mori, portfolio manager dell’Algebris Core Italy Fund. «Riteniamo che le mid e small cap siano da preferire», sottolinea. Il livello di valutazione di queste società, aggiunge il gestore, «è interessante: il listino mid cap tratta a 12,5 volte gli utili a 12 mesi, mentre lo small cap tratta a 10,9». Storicamente, prosegue il money manager, «questi livelli di valutazione sono stati associati a ritorni futuri oltre la doppia cifra su base annualizzata». A livello settoriale Mori è interessato in particolare al settore sanitario, che «beneficia di un recupero generalizzato della spesa nel post Covid e in Italia in particolare dagli investimenti del Pnrr». (riproduzione riservata)