Per chi investe nei mercati europei si prospettano tempi di grande attesa. Le banche centrali sono ovviamente l’incognita più grande: se dovessero aspettare prima di tagliare i tassi di interesse, come la Federal Reserve americana ha lasciato intendere, per le borse del Vecchio continente potrebbe iniziare una fase di difficoltà nel breve periodo. Secondo il 52% gestori europei intervistati da Bank of America (BofA) le piazze azionarie del continente continueranno a guadagnare nel breve termine. Una percentuale importante, certo, ma in calo dal 64% della precedente rilevazione.
Al contempo, il 79% dei money manager prevede un rialzo nei prossimi 12 mesi: anche in questo caso si tratta di una flessione importante, visto che all’ultima rilevazione la quota ammontava all’88%. Per il 38% dei gestori le banche centrali ancora restrittive saranno il principale catalizzatore di una eventuale correzione, in aumento dal precedente 21%. Mentre il 52% del campione pensa che il rialzo delle azioni sarà guidato dal rafforzamento degli utili in risposta crescita negli Stati Uniti e al miglioramento della situazione in Cina.
I mercati del Vecchio continente piacciono ancora ai professionisti del risparmio: il 26% degli investitori istituzionali afferma di essere in sovrappeso sulle azioni europee nell’ambito di un più vasto portafoglio globale. Si tratta del valore massimo in due anni.
Un capitolo a parte lo merita il ruolo dell’intelligenza artificiale nella corsa delle borse: il 48% valuta il miglioramento della produttività portato dall’AI come già adeguatamente prezzato sul mercato azionario, mentre il 21% ritiene che solo una piccola parte delle buone notizie sia stata inglobata nei prezzi. In minoranza (14%) i gestori che credono che il rally dell’intelligenza artificiale si sia già spinto troppo oltre.
Poste queste premesse, come riorganizzare il portafoglio di investimento? Il 45% dei gestori europei (quota invariata rispetto alla precedente rilevazione) crede che i settori ciclici sono ancora messi meglio di quelli difensivi, ma la percentuale di chi si aspetta che lo stile value possa sovrapermare il growth è più che raddoppiata, dal 12% al 36%.
Il settore tecnologico, in questo contesto, ha perso il suo ruolo di comparto più sovrappesato nel Vecchio continente a favore dell'energia (un settore difensivo per eccellenza), che ha registrato un incremento nelle scelte dei money manager, insieme a chimica, banche e miniere. Dall’altro lato retail, auto e media sono invece i settori meno preferiti. (riproduzione riservata)