Mentre i riflettori sportivi d'Europa si spostano sulla Germania che nelle prossime settimane sarà teatro degli Europei di calcio (che l’Italia affronta da campione in carica) sul Vecchio continente tira il vento del cambiamento. La recente tornata elettorale ha visto l’affermarsi delle Destre estreme nelle due economie trainanti dell’Ue, Germania e Francia. E proprio Oltralpe l’annuncio di elezioni anticipate da parte del presidente Emmanuel Macron, uscito con le ossa rotte del voto, ha provocato un’immediata reazione (negativa) della borsa di Parigi.
Questo guazzabuglio politico arriva peraltro a pochi giorni dal primo taglio dei tassi di interesse da parte della Bce di 25 punti base: un ammorbidimento che il mercato scontava ormai da oltre un anno, e che è stato anzi considerato da analisti ed esperti come una mossa fin troppo timida da parte di Christine Lagarde e degli altri banchieri centrali dell’Eurozona.
Quel che è certo però è che il primo taglio della Bce potrebbe aprire scenari interessanti per l’universo delle mid e small cap del Vecchio continente: aziende spesso caratterizzate da solidi fondamentali di bilancio ma tipicamente più indebitate delle grandi, e quindi in difficoltà nell'era dei tassi di interesse elevati imposti da Francoforte. Solo per capire il metro di paragone, da inizio anno l’indice Euro Stoxx Small Cap è cresciuto appena dell1,6%, contro il +10,9% dello Stoxx 50 e il +8,9% dello Stoxx 600 (si veda l’articolo di pag. 8). E le valutazioni di queste quotate potrebbero essere interessanti.
«Dopo essere stati negoziati per molto tempo a prezzi più alti rispetto alle large cap, visto il loro profilo di crescita migliore, i titoli delle small e mid cap europee attualmente sono nell’insolita situazione di essere negoziati a sconto in base a una serie di parametri finanziari», spiega Tian Qiu, portfolio manager e research analyst di Templeton Global Equity Group. «Un altro fattore di appeal per gli investitori», aggiunge la money manager, «deriva dalle opportunità per le piccole e medie capitalizzazione di diventare obiettivi di acquisizione per acquirenti di dimensioni maggiori in cerca di opportunità legate ai costi, al raggiungimento di una massa critica e anche all’ampliamento in nuovi prodotti o aree geografiche».
La classifica elaborata da Fida raccoglie 10 fondi attivi focalizzati sulle mid e small cap europee. La loro performance media da inizio anno è del 13,3%: un valore molto più alto rispetto agli indici di settore, a dimostrazione del fatto che l’asset class si presta particolarmente alla gestione attiva. Il rendimento sfiora il 17% su un orizzonte annuo, per passare a un più contenuto +4,6% su una prospettiva triennale.
Con i fondi Discovery Europe Ex-Uk A (+15,01% da gennaio) e Discovery Europe A (+14,9%) Mirabaud Am occupa il primo e il secondo posto in graduatoria Fida. «Gli attuali bilanci delle aziende», commenta Hywel Franklin, head of European equities della società, «sono solidi e ci sono segnali di ripresa della fiducia dei consumatori e delle imprese: condizioni favorevoli alle small cap, che appaiono ora più interessanti rispetto alle medie imprese». Un altro fattore che potrebbe influenzare le valutazioni delle piccole è poi «l’attività di m&a: il 90% delle fusioni e acquisizioni hanno come obiettivo proprio queste aziende», segnala il money manager. A livello settoriale la prima scelta di Franklin è il comparto dei «semiconduttori che, nonostante abbia registrato una performance debole dall’inizio dell’anno, genera un ammontare di liquidità significativo e comprende società di nicchia guidate da trend strutturali». Mentre a livello geografico il focus del gestore è sull’Irlanda, «che ha prospettive economiche solide e società a prezzi molto convenienti».
Janus Henderon si approccia all’asset class con il comparto Hor. Pan Europ. Sm&Mid Cap A2 (+13,1% da inizio 2024). Per Rory Stokes, portfolio manager azionario europeo della società, una chiave di lettura interessante per investire in mid e small cap europee è valutare l’attività dei fondi di private equity. «Oltre il 90% di tutte le operazioni di m&a dal 2008», ricorda, «ha avuto un valore di mercato inferiore ai 5 miliardi di sterline (5,9 miliardi di euro, ndr)». I premi di fusioni e acquisizioni, aggiunge, «dovrebbero trasformarsi in significativi premi per chi detiene le azioni delle small cap». Inoltre, nonostante la sensibilità elevata ai tassi d'interesse alti «a causa delle preoccupazioni per il potenziale impatto sui loro bilanci», Stokes vede «ancora molte società sottovalutate che offrono opportunità di crescita».
Il fondo Active Micro Cap CN di Oddo Bhf Am da inizio anno rende l’11,5%. «La performance e la valutazione delle small cap», sottolinea Pascal Riegis, co-head of fundamental equities, «hanno raggiunto livelli così bassi rispetto alle large cap da meritare un nuovo sguardo, in quanto offrono un significativo potenziale di recupero». Secondo l’analisi del money manager «alcuni degli aspetti negativi che hanno recentemente interessato le small cap stanno ora regredendo: la Bce ha iniziato a tagliare i tassi, l’inflazione sta scendendo e le previsioni di crescita del pil dell'Eurozona sono positive». In questo contesto, evidenzia Riegis, «le piccole e medie capitalizzazioni europee rappresentano un’interessante asset class, in quanto offrono un’alternativa di diversificazione alle azioni a grande capitalizzazione». Inoltre, le più piccole della classe «hanno registrato una crescita degli utili superiore a quella delle società grandi». Quanto ai comparti, il gestore preferisce «non enfatizzarne» nessuno, perché «l’Europa offre agli investitori un numero sufficiente di società di qualità in molti settori». (riproduzione riservata)