Aumento dei tassi, energy shock e il conseguente e improvviso crollo dei prezzi energetici erano apparsi subito come i segnali che la vita delle multiutility e dei gruppi energetici italiani si fosse complicata. E invece, le utility italiane sono riuscite a resistere, mostrando non solo una solidità del conto economico, ma anche sotto il profilo delle performance in borsa. Risultati da non sottovalutare, perché si inscrivono in un contesto che vede il comparto sempre più esposto alla transizione e in cui proprio le società del green sono quelle ad aver sofferto maggiormente nell’ultimo anno e mezzo. Per comprendere velocemente quest’ultimo fenomeno basta osservare i due dei principali indici che raccolgono le società esposte alla transizione green: il WilderHill Clean Energy Index (relativo al mercato americano), che ha perso il 40,5% a un anno e il 24,8% da inizio anno, e il suo omologo global, lo S&P Global Clean Energy Index, che ha ceduto oltre il 21% a un anno e più del 7% da inizio 2024. Risultati che si confrontano con il +28% a un anno e +11% da gennaio del S&P500 e il 13% a un anno dell’Eurostoxx 600, positivo anche nei primi mesi del 2024 (+8,4%).

Proprio alla luce delle performance appena citate, quanto riescono a fare le utility nazionali acquista maggior valore. Soprattutto in termini di total shareholder return. Sotto questo aspetto è quindi interessante osservare chi tra tutte le principali società di piazza Affari si è messo in evidenza. Come si nota dalla tabella in pagina, elaborata sulla base dei dati Bloomberg, a spiccare tra tutte è Acea, la multiuitility controllata dal Comune di Roma. Il gruppo guidato dal ceo Fabrizio Palermo ha chiuso il 2023 con ricavi per 4,65 miliardi, un mol salito del 7% a 1,39 miliardi e un utile netto cresciuto del 5% a 293,91 milioni. Alla crescita del conto economico ha fatto seguito quella in borsa, con il titolo che negli ultimi 12 mesi (fino al 21 maggio) ha registrato un total shareholder return del 32,1%, un andamento che la posiziona, in termini di performance, come la migliore utility italiana. In particolare il titolo ha sensibilmente sovraperformato l’indice settoriale Euro Stoxx Utilities, che nello stesso periodo ha registrato una crescita dell’8,4%, mentre resta leggermente indietro all’andamento del Ftse Mib (+34%), il quale è stato però guidato dalla notevole esposizione al comparto bancario che, in considerazione degli elevati rendimenti obbligazionari, è risultato il miglior settore nel periodo.
Il gruppo, che recentemente è risultato unico offerente per la costruzione del termovalorizzatore di Roma, è in cima alla classica sul rendimento totale per gli azionisti anche prendendo a riferimento il periodo gennaio-maggio. Da inizio anno ha registrato un total shareholder return del 21,5%, un andamento che la posiziona, in termini di performance, come la migliore utility italiana (Hera è seconda con il 14,9%). In questo periodo il titolo ha battuto l’Euro Stoxx Utilities, salito del 2,8%, e si è posizionato anche a un livello superiore rispetto al Ftse Mib, salito del 18,1%, sempre guidato dall’esposizione al comparto bancario. Come fanno notare alcuni analisti, a sostenere la crescita del titolo Acea è stata l’approvazione del Piano Industriale 2024-2028, il miglioramento dell’outlook da parte di Fitch da «negativo» a «stabile», i risultati del 2023 migliori della guidance e quelli inerenti al primo trimestre 2024.
Guardando al total shareholder return (tsr) in un anno, in seconda posizione si trova A2A, la multiutility controllata dai Comuni di Milano e Brescia, con una performance del 30,5%. Anche in questo caso, a sostenere la performance sono stati i conti: nel 2023 la società guidata dal ceo Renato Mazzoncini ha registrato ricavi per 14,76 miliardi, un mol di 1,97 miliardi (+31,6%) e un utile netto di 659 milioni dai 401 milioni del 2022. Il titolo da inizio anno ha invece registrato una performance in termini di tsr dell’8,7%, posizionandosi terza dietro Hera, ma davanti a Italgas (3,6%) e Terna (3,5%). Proprio Hera è risultata terza nella performance a un anno con un ritorno per gli azionisti del 20,9%, sostenuta da conti 2023 in crescita (con un mol di circa 1,5 miliardi e un utile di 375,2 milioni) e dal rating – recentemente aggiornato – di S&P a «BBB+/A-2» e outlook «stabile», sottolineando il sostegno alla «politica finanziaria della società perché la generazione di flussi di cassa stabili e prevedibili dalle attività regolate di distribuzione di elettricità, gas e acqua e di raccolta e trattamento dei rifiuti urbani, rappresenterà almeno il 40% dell’ebitda nei prossimi due o tre anni».
Leggermente più indietro Enel, con un tsr nell’ultimo anno del 19,6% (+3,4% da gennaio). Il gruppo guidato da Flavio Cattaneo resta al centro dell’attenzione degli operatori di mercato. Come hanno sottolineato da Websim – il digital financial hub di Intermonte – «le aspettative per tassi più bassi hanno spinto gli operatori a puntare sul titolo, che beneficerà della discesa del costo del denaro con minori spese per rifinanziamento del debito», ribadendo, infine, la solidità del piano industriale. (riproduzione riservata)