Unicredit starebbe accelerando la riduzione degli asset in gestione tramite Amundi (Credit Agricole). Durante la conference call di presentazione dei risultati dei nove mesi 2025, Amundi – attuale partner della banca milanese guidata dal ceo Andrea Orcel nell’asset management – ha sottolineato che nel periodo gennaio-settembre la rete di Unicredit ha registrato deflussi per 10 miliardi di euro, di cui 4 miliardi nel solo terzo trimestre dell’anno.
Queste indicazioni confermano le indiscrezioni degli ultimi giorni, secondo cui l’istituto milanese starebbe accelerando la riduzione delle masse dei clienti gestiti tramite Amundi con l’obiettivo di azzerare l’esposizione entro la scadenza dell’accordo prevista per luglio 2027 anche a costo di pagare le penali legate al mancato rispetto dei minimi garantiti contrattuali, ragionano mercoledì 29 ottobre gli analisti di Equita Sim.
Secondo i calcoli dei broker, alla data del 30 settembre scorso Unicredit aveva asset in gestione per 186 miliardi di euro, di cui 88 miliardi gestiti da Amundi (69 miliardi in Italia, 10 miliardi in Germania e 7-8 miliardi tra Austria e Centro Europa). Il ceo Orcel aveva già in passato manifestato l’idea di avviare una revisione complessiva degli accordi distributivi con l’obiettivo di ottenere condizioni migliori e trattenere una quota maggiore dei margini. Durante la call sui conti, Amundi ha indicato che il margine medio sulle masse di Unicredit è di 40 punti base (che su 88 miliardi di Aum corrisponde a una contribuzione di 350 milioni).
Secondo Equita, le probabilità di rinnovo dell’accordo con Amundi si sono «ridotte significativamente dopo il ritiro dell’offerta di Unicredit su Banco Bpm, con Crédit Agricole che ha difeso il suo investimento nel Banco». La strategia di Unicredit nel risparmio gestito punta ora allo sviluppo di una piattaforma multi-manager, con prodotti nati internamente e integrati da accordi con diversi partner. «Sarà da verificare se, nei prossimi mesi, Unicredit fornirà ulteriori dettagli e porrà le basi per nuovi accordi distributivi», ragiona Equita.
L’eventuale cessazione della partnership con Amundi potrebbe favorire un’accelerazione della raccolta di Nova, la struttura di Azimut su cui Unicredit detiene una call option per l’acquisizione dell’80% entro il 2028 (senza ulteriori esborsi) e del 100% entro il 2033. Negli ultimi 12 mesi, Unicredit ha registrato flussi lordi di asset in gestione superiori a 70 miliardi, ovvero oltre 14 miliardi per trimestre (di cui Equita stima il 75% in Italia).
Nell’attuale prezzo obiettivo su Azimut (74 euro) l’accordo con Unicredit vale 2,1 euro per Equita. Adottando un «approccio prudente sull’evoluzione dei flussi lordi di Unicredit e ipotizzando per Azimut una market share compresa tra il 12,5% e il 15% dei flussi lordi in Italia», gli analisti stimano che Nova contribuisca agli afflussi di Azimut per 5,2 miliardi nel 2026, 6 miliardi nel 2027 e 6,4 miliardi nel 2028, raggiungendo uno stock di 25 miliardi a fine 2028 (e 54 miliardi di Aum nel 2032).
Calcolando un possibile incremento della quota di mercato del 25–30%, «l’impatto sulla valutazione di Azimut sarebbe positivo per ulteriori 1-1,4 euro per azione». A quel punto il target price salirebbe dai 34 euro attuali fino a 35,4 euro rispetto ai 34,2 euro circa cui scambia il titolo. Azimut è salita del 41% quest’anno e capitalizza quasi 5 miliardi di euro contro i 100 miliardi circa della banca milanese. (riproduzione riservata)