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Pietro Giuliani, presidente di Azimut
Pietro Giuliani, presidente di Azimut
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Azimut farà ancora shopping sui mercati emergenti. Parla il presidente Pietro Giuliani

di Lucio Sironi
17 ottobre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2025, 13:41

Il fondatore svela quali saranno le prossime mosse per estendere la piattaforma internazionale del gruppo, un unicum per il Paese. Intanto la nuova banca Tnb attende con ansia l’ok di Bankitalia. Mentre i target price borsistici, alzati da Akros e Mediobanca, hanno spinto il titolo Azimut a Piazza Affari

Molto bene l’operazione per la creazione della nuova banca (per ora chiamata Tnb, The Next Bank), alla quale ha conferito circa metà della sua rete di consulenti finanziari e che consentirà di incassare circa 1,2 miliardi di euro (a cui si aggiunge la quota che Azimut deterrà in Tnb).

Ma a dare la svolta al titolo Azimut a Piazza Affari, che a luglio è riuscito a sfondare la soglia critica dei 30 euro, è stata la benedizione giunta dal fronte degli analisti finanziari, che dopo lunghi anni di visione conservativa sul potenziale della società presieduta da Pietro Giuliani sono passati ad accordare multipli un pochino meno stringenti e target price più generosi: Akros lo ha alzato a 38 euro e Mediobanca a 40, con un’analisi della somma delle parti della piattaforma globale del gruppo che porta il valore implicito dell’azione a circa 51 euro. Il mercato e gli investitori ne hanno tratto un messaggio di fiducia che si è subito tradotto in un balzo sul listino.

Pietro Giuliani: «Ecco le prossime tappe dello shopping»

Dopo aver brindato alla raccolta netta di 15,3 miliardi da inizio anno, che vede Azimut al primo posto, Giuliani è tornato a lavorare alle tappe che il gruppo si propone di raggiungere nei prossimi mesi, che saranno caldi sia in Italia sia all’estero, da dove proviene ormai una buona metà dei 123 miliardi di masse in gestione (a cui si aggiungeranno entro fine anno gli oltre 16 miliardi di dollari dell’acquisizione in Usa di Nsi). Per quanto riguarda la banca, alla quale Azimut parteciperà con una quota del 20%, «tutto è pronto per partire e manca solo l’autorizzazione delle autorità di vigilanza», osserva il fondatore del gruppo.

A questo ok di Banca d’Italia è stata subordinata la presentazione del nuovo piano industriale del gruppo a cinque anni. «In attesa che Tnb possa diventare operativa siamo in un limbo oneroso in termini di costi, che non possono essere controbilanciati dai necessari ricavi generati dall’attività bancaria», prosegue. «Colloqui propedeutici con Banca d’Italia risalgono all’inizio dell’anno. Prima dell’annuncio dell’operazione, a marzo 2024, sono andato personalmente a Roma in Banca d’Italia a illustrarla. E appena possibile è stato avviato l'iter autorizzativo, in un dialogo costante e costruttivo. Per questo auspichiamo di ricevere l’ok entro fine anno. Questo eviterebbe di lasciare inoperosi i colleghi che vengono assunti in Tnb e gli oltre 900 consulenti finanziari coinvolti nell’iniziativa da oltre un anno e mezzo, che così vedrebbero premiata la loro scelta, come è giusto che sia».

Domanda. Superato lo stallo in Italia, che cosa bolle in pentola all'estero?

Risposta. Siamo pronti ad aggiungere un altro tassello del puzzle in America Latina, dove siamo già presenti in Cile, Brasile e Messico. Stiamo per chiudere l’acquisto di un gruppo del risparmio gestito in uno di questi Paesi. Abbiamo poi individuato un’altra possibile partenza in un nuovo Paese asiatico, in questo caso però con tempi un po’ più lunghi, seppur immaginabili prima di fine 2026.

D. La presenza internazionale di Azimut comincia a essere una delle più ramificate nel panorama della finanza italiana. Potreste essere una preda ambita non solo per gruppi bancari stranieri ma anche per qualche gruppo domestico?

R. Una realtà come la nostra può far comodo a grandi gruppi molto forti entro i confini nazionali ma piuttosto deficitari all’estero. Constato però che anche gli sviluppi del recente risiko bancario sono stati a volte troppo concentrati sulla dimensione in Italia, mostrando i limiti strutturali del sistema Paese. Per cui non mi aspetto slanci di così ampio respiro. Del resto da sola Azimut ha sempre dimostrato di muoversi piuttosto bene e forse è meglio che vada avanti così.

D. Molti osservatori di fronte alla dismissione di metà della rete vendita italiana hanno ravvisato un segnale di disimpegno. È così?

R. Nient’affatto, l’operazione Tnb è stata concepita per far emergere valore che restava inespresso e così sta avvenendo. Noi ora pensiamo di continuare a lavorare per costruire una rete ancora più forte e funzionale, sfruttando le spinte tecnologiche che ci vengono dalla AI, in cui abbiamo iniziato a investire da oltre 5 anni. Occuparsi di formazione e aggiornamento di 800 consulenti anziché di quasi 2 mila, quanti erano prima dello spinoff, permette di garantire più qualità, maggiore personalizzazione del servizio e velocità di esecuzione. Non dimenticandoci che da qualche anno abbiamo iniziato a operare anche come investment bank e ciò implica un salto professionale per i colleghi.

D. Come cambia il modo di lavorare del consulente finanziario per effetto dell’AI?

R. La sua progressiva introduzione consente di combinare le capacità gestionali del gruppo con una pianificazione finanziaria più su misura del cliente. Abbiamo riassunto tutto questo in Next Generation Advisory, servizio di consulenza evoluta che permette al consulente di diventare il riferimento per tutte le scelte che riguardano la sfera economica dell’individuo durante la sua vita.

D. Come procedono le tante iniziative che Azimut ha avviato sui private markets?

R. Abbiamo anticipato di più di due anni il movimento, partito dopo di noi negli Usa. Siamo leader nel segmento in Italia e abbiamo partner di eccellenza come Electa, con cui abbiamo creato un ecosistema di investimento innovativo che sostiene la crescita e l’aggregazione di imprese italiane, rafforzando filiere e distretti in grado di competere all’estero ma mantenendo una governance italiana. In generale con Ali sgr, P101 sgr, Liftt, Azimut Direct e Mamacrowd la risposta dei clienti per le soluzioni che investono in economia reale è elevata: l’ultima iniziativa che stiamo portando a termine consiste in una raccolta di impegni a investire in una realtà italiana space tech, un club deal di 110 milioni esauritosi come raccolta in sole due settimane.

D. Tornando all’andamento dell’azione, il livello attuale la soddisfa?

R. Mi pare ancora sottovalutata e torno a ribadire il vecchio concetto dei 50 euro come valore adeguato: del resto è sufficiente applicare ad Azimut un multiplo analogo a quello riconosciuto ai concorrenti di settore europei e italiani. In ogni caso faccio notare che anche ai livelli attuali chi avesse comprato l’azione alla quotazione di 21 anni fa avrebbe oggi moltiplicato i soldi per più di 21 volte e, reinvestendo i dividendi, 100 euro sarebbero diventati 2.100 euro. Siamo al secondo posto in Italia nell’indice Ftse Mib e miriamo a diventare i primi. (riproduzione riservata)



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