Il mondo degli studi legali d’affari ha bisogno di cambiare per sopravvivere. La consulenza legale da sola è ormai difficile da vendere sul mercato a causa della forte competizione sui prezzi, della richiesta di servizi sempre più integrati e al passo con la tecnologia. Di fronte a un settore in mutamento gli studi sono ancora bloccati dai passaggi generazionali e da una visione poco manageriale. Se è vero che il periodo economico e geopolitico non aiuta, è anche vero che i grandi studi d’affari potrebbero sfruttare l’ondata per cavalcare il cambiamento. Alcuni lo stanno già facendo e nella corsa verso la rivoluzione c’è chi è più avanti di altri.
Bip Law and Tax, forse proprio per la natura del contesto in cui è nata, è una realtà diversa, a cui gli altri grandi studi legali guardano con attenzione. «Creare un altro studio sembra controintuitivo ma la nostra realtà è diversa: più veloce, con un gruppo come Bip con 700 milioni di fatturato alle spalle, che opera in un mercato libero senza problemi di conflitto di interessi come accade nelle big four», racconta la managing partner Stefania Radoccia a MF-Milano Finanza parlando della strategia triennale delineata per posizionare lo studio.
Sbarcata sul mercato legal a inizio 2025, la law firm ha già fatto parlare di sé per i lateral hire che è riuscita a portare a casa. Ultimo in ordine temporale, ma sicuramente non in assoluto, quello del socio Alessandro Piermanni, nome blasonato del settore dell’m&a proveniente da Dla Paper. La mossa fa salire a oltre 50 i professionisti della realtà che punta però a triplicarsi. «Credo che prima dell’estate supereremo le 100 persone», aggiunge la managing partner. «L’obiettivo è costituire un gruppo di professionisti di alto livello, uno studio da 70-80 milioni di fatturato. Considerando un pro capite per avvocato di 300 mila euro, dobbiamo raggiungere almeno i 200-210 professionisti. Andare oltre i 100 milioni di fatturato con i servizi legali tradizionali a mio parere ha poco senso perché significherebbe integrare troppe persone con percorsi di carriera complicati da gestire».
Target chiari che Radoccia ha già in mente come raggiungere. Guardando alla crescita in Italia l’obiettivo è aprire studi territoriali. Bip Law and Tax, di madrepatria milanese, ha già creato un nuovo studio a Napoli. Lo studio sta ora valutando l’Emilia Romagna e considerando un paio di realtà a Torino. A Roma, dove era già presente un ufficio, la law firm è pronta a integrare una piccola realtà da 4 milioni di fatturato ma con un portafoglio clienti di alto standing.
«Una mossa strategica che prevede l’integrazione di altri colleghi ma non credo di ulteriori studi. Stiamo acquisendo piccole realtà e selezionando partner che siano già presenti in loco», aggiunge Radoccia. Quanto all’area fiscale si sta valutando l’acquisizione di un grosso studio tra Milano e Roma, che dovrebbe arrivare entro l’estate: «Fiscalisti e avvocati in questo modo sono più vicini agli imprenditori a cui possono aprire le porte di tutti i servizi del gruppo».
Non solo Italia: la managing partner ha in mano anche la strategia europea di Bip Law and Tax. Nel Vecchio Continente gli obiettivi sono Francia, Germania, Spagna e Inghilterra. «Arrivare ovunque non avrebbe senso», prosegue la numero uno dello studio, «questi sono i Paesi che hanno storicamente legami con l’Italia».
Ma la vera rivoluzione per Bip Law non passa solo da questo. A fianco dei servizi legali tradizionali, utilizzando la vocazione del colosso della consulenza Bip, l’intenzione è di creare gli alternative legal services.
Un mercato che in Italia non c’è ancora e che incontra la resistenza dei metodi più tradizionali del mondo legal, ma che rappresenta un’evoluzione nell’universo dei servizi legali, offrendo nuove modalità di erogazione, più flessibili e a costi inferiori rispetto ai metodi classici. «Bip fa già questo tipo di processi di trasformazione tecnologica per le aziende, architettura, design e implementazione tecnologica e questo dovrà avvenire anche nelle funzioni legali e fiscali dello studio. Non si tratta solo di utilizzare l’AI per la contrattualistica seriale, ma effettuare un’analisi di tutti i processi e di trasformazione attraverso la tecnologia come servizio e mezzo», spiega la managing partner.
Con una forte vocazione all’investimento, Bip Law punta alla tecnologia quanto alla comunicazione e al brand. Se la visione manageriale e i cambiamenti generazionali non sembrano essere un problema per la nuova realtà, la law firm sta però studiando adeguati percorsi di carriera. Uno dei temi centrali del settore visto il calo di vocazione.
La strategia dello studio d’affari si inserisce in quella più ampia del gruppo guidato dall’ad Alberto Idone. Un piano di crescita che mira a sviluppare una rete di centri di eccellenza che combinino competenze specifiche con quella digitale del gruppo. Un approccio che consente di rispondere in modo innovativo e integrato alle sfide dei mercati in evoluzione e di offrire soluzioni su misura e a elevato valore aggiunto.
Oltre allo studio law and tax, la società ha già creato anche un’area di private equity guidata da Marco Mazzucchelli e non esclude di aprirsi ad altri verticali come l’m&a o diversi servizi per le aziende. La spinta potrebbe arrivare probabilmente anche dal nuovo fondo (sono diversi quelli in lizza) che entro l’estate subentrerà al colosso Cvc che ha avviato la cessione del 70% del gruppo. (riproduzione riservata)