Nuovo anno, nuovi pedaggi autostradali. Più cari dell’1,5%. La Corte Costituzionale con una sentenza «ha vanificato lo sforzo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dello stesso governo di congelare le tariffe fino a definizione dei nuovi Piani Economico-Finanziari regolatori», scrive in una nota il Mit.
Ed è stata poi Autorità di Regolazione dei Trasporti a calcolare che l’adeguamento tariffario all’inflazione sarà dell’1,5% (pari all’indice di inflazione programmata per l’anno 2026), valido per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico-Finanziari, sulla rete a pedaggio gestita, ossia il rinnovo di quei documenti che regolano il delicato equilibrio tra Stato e gestori privati.
Sulle «decisioni della Corte Costituzionale e di Art, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non può più intervenire», scrive il dicastero di Porta Pia.
Niente rincari invece per le Concessioni del Tirreno (A10 e A12), per la Ivrea-Torino-Piacenza (A5 e A21) e per la Strada dei Parchi A24-A25, l’asse che collega Roma all’Abruzzo. Il periodo regolatorio è ancora in vigore, quindi «non sono previste variazioni tariffarie a carico dell’utenza», precisa il Mit.
Al contrario ci sono aumenti più elevati della media nazionale lungo le autostrade italiane. Sulla Salerno-Pompei-Napoli scatterà un aumento dell’1,925%, mentre l’Autostrada del Brennero vedrà un rincaro dell’1,46%. In questo caso, la concessione è scaduta e il riaffidamento è ancora in corso. Una situazione di stallo ma che non congela le tariffe.
La Corte Costituzionale è intervenuta in materia delle tariffe autostradali il 14 ottobre, depositando una sentenza con cui ha stabilito che le disposizioni che hanno rinviato i termini per l'adeguamento dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell'aggiornamento dei piani economici finanziari, «sono costituzionalmente illegittime perché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione».
Di fatto, la Consulta ha ritenuto fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato su due decreti legge del 2019 e 2020, che rinviavano i termini per l'adeguamento delle tariffe autostradali per gli anni 2020 e 2021. Per di più, la Corte ha esteso la dichiarazione di illegittimità costituzionale alle ulteriori disposizioni che ulteriormente rinviavano gli adeguamenti tariffari, anche per gli anni 2022 e 2023. (riproduzione riservata)