Le Regioni e i Comuni italiani cercano di far quadrare i conti ma gli ostacoli da superare sono molteplici. Lo scoglio principale è costituito dall’impatto della legge Calderoli sull’autonomia differenziata, che introduce un meccanismo per consentire alle Regioni di richiedere maggiori responsabilità e poteri di spesa su alcune funzioni politiche attualmente detenute dal governo centrale. Sebbene «la riforma punti a migliorare la gestione delle risorse a livello locale, non prevedendo una revisione parallela dei poteri regionali in materia di finanziamento e di entrate, comporta rischi per le finanze pubbliche locali». Senza ignorare il fatto che «le disparità economiche tra le Regioni creano ulteriori pressioni fiscali». Sono i rilievi mossi nella sezione sull’Italia del report European Sub-Sovereign Outlook 2025 di Scope Ratings, che MF-Milano Finanza ha potuto visionare in anteprima.
Dal 2021 a oggi i bilanci di Regioni e Comuni sono migliorati costantemente, ma nei prossimi anni «i margini di bilancio locali saranno messi sotto pressione». La rigidità strutturale delle entrate fiscali degli enti locali si scontrerà con la difficoltà di limitare l’impatto dell’inflazione sui costi operativi, in primis le spese sanitarie per le Regioni e quelle energetiche per i Comuni.
L’aumento previsto nella Legge di Bilancio delle risorse destinate al fondo sanitario nazionale, pari in media all’1,2% tra 2025 e 2030 (da 136,5 miliardi a 144,2 miliardi), rimane «marginale e insufficiente a rispondere adeguatamente alla crescente domanda di investimenti sanitari, in particolare alla luce dell’invecchiamento della popolazione italiana».
Nel cercare di offrire ai cittadini servizi di qualità, le Regioni e i Comuni italiani non potranno contare né su nuovo debito né sul supporto delle amministrazioni centrali. Gli enti locali infatti, spiega il report, potranno contrarre solo pochi nuovi finanziamenti «a causa del contributo a loro richiesto allo sforzo di risanamento fiscale nazionale nonché dei rigorosi vincoli di bilancio del nuovo quadro fiscale Ue». Va però detto che la maggior parte dei prestiti locali sono contratti con Cdp, il che «riduce l’esposizione del debito ai rischi di tasso d’interesse e di rifinanziamento».
D’altro canto, lo Stato italiano ridurrà le spese in conto capitale di 9 miliardi tra quest’anno e il 2034. Il ridimensionamento metterà «alla prova la capacità degli enti locali di mobilitare risorse e investire nel medio termine nonché di eseguire e mantenere le opere pubbliche realizzate con il Pnrr». (riproduzione riservata)