L’autonomia differenziata va rivista a partire dall’espressione stessa, affidandosi alla Costituzione e alle indicazioni della Corte costituzionale, deve essere equa e solidale e non creare ulteriori differenziazioni. Questa in poche parole la posizione espressa dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, intervistato da Bruno Vespa al «Forum in Masseria-Winter Edition» in corso alle terme di Saturnia.
Partendo dalla carta costituzionale italiana, «l'articolo 116 terzo comma non parla di 'autonomia differenziata' ma di 'particolari forme di autonomia'» nota Giani e, secondo me, va ripreso questo concetto per «creare un’autonomia delle regioni che sia più equa e solidale, non che vada a creare ulteriore differenziazioni» tra i territori italiani.
Concretamente dunque «le Regioni stesse devono avere vasi comunicanti e competenze di autonomia che assolvono delle funzioni, come scrive la Corte Costituzionale».
Giani poi si è rivolto direttamente all’esecutivo Meloni con un invito: «Il governo si metta intorno a un tavolo, seguendo le indicazioni Consulta per individuare le vere forme di autonomia». In particolare, si augura il governatore, «vorrei l’attribuzione per funzioni. Il buonsenso nelle competenze attribuite per funzioni è meglio che creare una rigida differenziazione tra Regioni».
Insomma, «il termine autonomia differenziata non mi piace. Mi piace un'autonomia equa e solidale», ha specificato il governatore che ha, poi, portato l’esempio dell’accordo firmato dalla Regione Toscana con Enel Green power sulla geotermia, per 3 miliardi di euro di investimenti in Toscana - dove ci sono 34 sulle 36 centrali italiane di questo tipo, da cui arriva il 45 del fabbisogno energetico nazionale. «In questo caso alla Regione è data un’attribuzione per funzioni, non per competenza», ha sottolineato Giani il quale ha aggiunto: «Io sarei ben contento per una attribuzione per funzioni per i beni culturali», ricordando il lascito di Anna Maria Luisa de' Medici - da cui le origini degli Uffizi come museo pubblico - e le proteste ricevute per i 200 anni della morte di Napoleone da chi trovava le ville napoleoniche all'Elba chiuse. Lo Stato non riesce a gestirli nel calderone delle soprintendenze». (riproduzione riservata)