«Non possiamo voltare le spalle al progresso, ma nemmeno alla realtà». Sono le parole con cui Luca de Meo, ceo di Renault, ha aperto la sua audizione davanti alla X commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, durante la quale ha delineato la sua visione su elettrificazione, competitività industriale e sostenibilità economica della mobilità europea.
Un’audizione che ha toccato i nodi più critici per l’industria dell’auto in Europa, a partire dai costi dell’energia, fino alla difficoltà – definita «la mia battaglia personale» – di produrre piccole auto elettriche in modo redditizio. Il tutto con un messaggio chiaro: «L’Europa ha bisogno di una strategia industriale vera, non solo di una pila di regolamenti».
Secondo de Meo, il primo grande ostacolo è proprio il metodo con cui l’Unione Europea ha finora affrontato la transizione verde. «Per troppo tempo l’Europa si è limitata ad accumulare regole, scadenze e sanzioni, spesso in modo poco coerente», ha spiegato il capo italiano di Renault. «Abbiamo bisogno che le istituzioni svolgano il ruolo di direttore d’orchestra per coordinare tutta la catena del valore – dall’estrazione delle materie prime al riciclo – e consentire un business case sostenibile per tutti».
Da qui l’appello alla creazione di uno sportello unico che garantisca coerenza tra le normative, evitando contraddizioni. Un esempio su tutti: i Pfas, sostanze inquinanti da eliminare, ma presenti oggi in batterie e membrane a idrogeno.
Il cuore della questione è però economico. In un passaggio de Meo ha fotografato così il contesto europeo: «L’elettricità in Europa costa il doppio rispetto alla Cina e tre volte rispetto agli Stati Uniti. Per fabbricare una Renault 5 in Francia, il costo dell’elettricità è quasi il doppio di quello della manodopera. È un problema gigantesco».
Un gap che si riflette anche sui prezzi di ricarica pubblica – tra i più alti in Italia – e che secondo il ceo di Renault potrebbe essere affrontato creando delle «zone economiche green», sul modello delle zone speciali, con tariffe energetiche agevolate per attirare investimenti industriali.
Nonostante il convinto supporto all’elettrificazione, de Meo ha sottolineato le difficoltà concrete del mercato. «Nel 2024 la quota di auto elettriche in Europa si è fermata al 13,6%, la metà di quanto previsto. In Italia siamo al 5%. E quando in Germania sono terminati gli incentivi, la quota si è dimezzata da un giorno all’altro». L’elevato prezzo delle vetture elettriche (+50% rispetto ai modelli a combustione), i tassi d’interesse elevati e una rete di ricarica ancora al 20% dell’obiettivo rendono la transizione difficilmente accessibile per le classi medie.
«Il problema a monte è il potere d’acquisto. L’età media di chi acquista un’auto nuova in Europa è 56 anni. In Cina sono trentenni. E se i giovani restano fuori dal mercato, la transizione rallenta».
Il passaggio più sentito è stato quello finale, dedicato a quella che de Meo ha definito «la mia battaglia personale»: riuscire a produrre in Europa piccole auto elettriche redditizie. «Il segmento delle citycar è stato il più tartassato dalle regolamentazioni negli ultimi 20 anni. Il prezzo d’ingresso a un’auto nuova è aumentato del 60% in dieci anni. E oggi gli europei fanno fatica a comprare auto piccole».
Secondo de Meo, tra il 2015 e il 2030 il costo di una Clio crescerà del 40%, e il 90% di questo aumento sarà dovuto a normative europee. Il risultato è che l’età media delle piccole auto (segmento A) è arrivata a 14 anni. Con effetti evidenti sulla decarbonizzazione e sulla competitività. «Senza un’offerta redditizia di auto compatte elettriche, perdiamo il primo scalino del mercato. E quando questo accade, è tutta la scala che si indebolisce». Quindi «per rilanciare l’Europa dell’automotive» servirebbe «una sorta di Airbus delle piccole auto elettriche».
De Meo ha anche insistito sulla necessità di standardizzazione, in particolare sul software e sulle regole della mobilità urbana. «Il 70% del costo dell’architettura software delle auto riguarda componenti invisibili al cliente. Se li standardizzassimo, potremmo risparmiare enormemente».
«Dobbiamo armonizzare le regole tra le 200 città europee. Oggi ognuna ha le sue», ha aggiunto. «I cinesi hanno vinto anche grazie alla standardizzazione forzata. Noi dobbiamo giocare collettivamente».
Non poteva mancare un passaggio sulle proposte del rapporto Draghi, che de Meo ha definito «molto importanti». Perché «semplificare e garantire coerenza normativa è essenziale. Oggi il 25% della nostra ricerca e sviluppo va solo a rispondere ai regolamenti. Ma se metto un ingegnere a fare compliance, per definizione non crea vantaggio competitivo».
Inoltre, «il costo del fallimento in Europa è dieci volte quello degli Stati Uniti. Se non riduciamo questo rischio, soffocheremo la nostra capacità di innovare». (riproduzione riservata)