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Auto, la Cina allarga il gap tecnologico e accelera l’export: per l’Europa la risposta è nelle partnership
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Auto, la Cina allarga il gap tecnologico e accelera l’export: per l’Europa la risposta è nelle partnership

29 aprile 2026, 16:30 Ultimo aggiornamento: 17:15

AlixPartners: export dalla Cina oltre i 7 milioni di veicoli (+21%) e prezzi Bev giù del 23% in due anni. Entro il 2030 la capacità produttiva cinese all’estero salirà oltre i 3 milioni di unità

Il mercato automotive cinese entra in una nuova fase: crescita dei volumi rallentata, fine degli incentivi e competizione sempre più aggressiva. Ma dietro quella che gli analisti definiscono «una involuzione» si nasconde in realtà un sistema industriale che corre più veloce, soprattutto su tecnologia e capacità di espansione globale. È quanto emerge dall’aggiornamento del Global Automotive Outlook di AlixPartners, presentato a Milano al rientro dal Salone di Pechino 2026.

Nel più grande mercato auto al mondo i prezzi sono in forte calo, fino al 23% in due anni per i veicoli elettrici, mentre il ritmo di innovazione resta elevatissimo. Il risultato è una pressione competitiva estrema che sta comprimendo i margini ma, allo stesso tempo, accelera lo sviluppo tecnologico e la diffusione di nuovi modelli. «La Cina non cresce più in volumi, ma evolve rapidamente: sviluppa, matura e commoditizza la tecnologia in tempi sempre più brevi», spiega Dario Duse, Emea Leader Automotive & Industrial e Italy Country Head di AlixPartners. In questo contesto, software, guida autonoma e velocità di sviluppo diventano fattori critici non più tanto per il successo, ma per la sopravvivenza.

Export record e offensiva globale

Con una domanda interna più debole i costruttori cinesi puntano con decisione sull’estero. Nel 2025 l’export ha superato i 7 milioni di veicoli (+21%), a cui si aggiungono circa 1,2 milioni prodotti fuori dalla Cina. L’Europa si conferma la prima destinazione. Ma non solo: i gruppi cinesi prevedono di triplicare la capacità produttiva internazionale entro il 2030, arrivando a 3,4 milioni di veicoli, di cui circa 1,6 milioni nel Vecchio Continente.

Una strategia sostenuta da un vantaggio di costo stimato intorno al 35% e da una redditività export superiore: l’ebitda dei principali esportatori è già oggi significativamente più alto rispetto al mercato domestico.

Gap tecnologico in aumento

Il vero divario si gioca però sul piano tecnologico. Secondo lo studio, il 36% dei costruttori cinesi destina oltre metà del budget di ricerca e sviluppo al Software Defined Vehicle (Sdv), contro il 19% degli europei. L’80% utilizza in modo strutturale virtualizzazione e digital twin (contro circa il 50% in Europa), mentre il 40% sviluppa internamente le competenze software.

Questo approccio consente ai player cinesi di separare sviluppo hardware e software, riutilizzando fino al 50% del codice su diverse piattaforme e riducendo drasticamente il time-to-market. Un modello che trasforma l’auto in una piattaforma digitale evolutiva, più che in un prodotto statico.

Europa ferma, avanzano i brand cinesi

Nel frattempo il mercato europeo resta stagnante: 18,7 milioni di immatricolazioni nel 2025, ancora il 10% sotto i livelli pre-Covid. La crescita attesa al 2030 sarà trainata quasi esclusivamente dai marchi cinesi, la cui quota è prevista in aumento dal 9% al 13%. In Italia il fenomeno è ancora più evidente: mercato fermo a 1,7 milioni di unità, ma quota dei brand cinesi raddoppiata in un anno, dal 3% al 6%, con ulteriore accelerazione recente (7% nell’ultimo quarter). Accanto ai costruttori arrivano anche i fornitori: tra il 2022 e il 2028 sono previsti 19 nuovi impianti cinesi in Europa, mentre 36 siti europei sono destinati a chiudere.

«Non cresce la torta, cambiano le quote», osserva Emanuele Cordone Partner Automotive & Industrial di AlixPartners. Un fenomeno strutturale che riflette modelli operativi più snelli e un uso intensivo dell’intelligenza artificiale nello sviluppo prodotto.

Verso il consolidamento in Cina e la sfida per l’Europa

Il mercato cinese si avvia inoltre verso una fase di forte consolidamento. Oggi operano oltre 140 marchi, ma secondo AlixPartners nel medio termine il numero potrebbe ridursi a 15-20 grandi player. Un passaggio necessario per affrontare la sovracapacità produttiva, stimata in circa 30 milioni di veicoli. Per i costruttori occidentali la risposta però non può certo limitarsi alla difesa del mercato domestico. Il report indica chiaramente la necessità di accelerare sul software e ripensare il modello operativo, anche attraverso partnership strategiche con player tecnologici o cinesi.

Il nodo è duplice: da un lato recuperare competitività su costi e tempi di sviluppo, dall’altro evitare di perdere il controllo delle tecnologie chiave. Oggii costruttori occidentali delegano a partner esterni gran parte dell’architettura digitale, mentre i concorrenti cinesi la sviluppano in-house. Il risultato è un ritardo che si misura già in mesi di time-to-market e che rischia di ampliarsi ulteriormente: nei prossimi cinque anni il 98% dei costruttori cinesi aumenterà gli investimenti negli Sdv, contro il 76% degli europei. (riproduzione riservata)



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