Uno dei tanti problemi che il nuovo ceo di Stellantis Antonio Filosa dovrà affrontare a partire da lunedì 23 quando entrerà ufficialmente in carica? L’insostenibilità degli stabilimenti italiani del gruppo. È questo uno dei dati più interessanti emersi dal Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners presentato ieri: da Mirafiori a Melfi, passando per Cassino e Pomigliano, la saturazione media degli stabilimenti italiani, che hanno una capacità complessiva di circa 1,4 milioni di veicoli all’anno, tra il 2017 e il 2025 è crollata dal 75% al 35% (nello stesso periodo in tutta Europa è scesa dal 75% al 55%). Questo significa, da un lato, meno di 500 mila veicoli prodotti all’anno e, dall’altro, come evidenziato da Dario Duse, Emea automotive practice leader e italian country head di AlixPartners, che «gli stabilimenti italiani a questi livelli produttivi non sono sostenibili, dato che un impianto, per esserlo, deve essere sfruttato per l’80% o almeno per il 70% della sua capacità».
Il problema della sovraccapacità non riguarda solo l’Italia e Stellantis ma l’intero comparto automobilistico europeo, e rischia di aggravarsi. Secondo lo studio, le vendite globali di veicoli leggeri cresceranno solo dell’1% nel 2025 e del 2% medio annuo fino al 2030, con mercati maturi come Europa e Stati Uniti in lieve contrazione (-1% nel 2025), compensati dalla Cina (+3%). Ed è proprio il Dragone il protagonista del nuovo equilibrio globale: i produttori cinesi raddoppieranno la propria quota di mercato in Europa, salendo al 13% entro il 2030 (10% esclusa la Russia), grazie anche alla localizzazione di circa 800 mila veicoli prodotti direttamente in territorio europeo. A pagarne le spese saranno i costruttori europei, che potrebbero ridurre la propria produzione continentale di 400 mila unità.
Nel complesso il settore si trova in un contesto stagnante, dominato da disruption frequenti, tensioni geopolitiche, sovracapacità e un gap crescente rispetto al modello operativo dei nuovi player. Una situazione che secondo AlixPartners richiede un cambio di passo drastico: agilità nei processi, attenzione ai costi e adozione sistematica di tecnologie abilitanti come l’intelligenza artificiale. «Oggi la redditività dei costruttori è scesa di nuovo sotto il 10% e la capacità di generare cassa e far fronte agli impegni finanziari si sta indebolendo», ha sottolineato Duse.
Nonostante la spinta normativa, anche la transizione elettrica procede a velocità contenuta. A livello globale i veicoli elettrificati (Nev, New Energy Vehicle) rappresenteranno solo il 30% del mercato entro il 2030, ma in Europa la quota salirà al 48%, spinta dalle normative Ue. L’Italia però rischia di rimanere indietro. Il mercato interno, fermo a 1,8 milioni di veicoli (-12% rispetto ai 2,1 milioni del 2019), non mostra segnali di ripresa. A frenare la domanda non è solo l’incertezza macroeconomica, ma anche un aumento dei prezzi fuori scala: secondo AlixPartners, i modelli più venduti hanno registrato rincari tra il 40% e il 70% dal 2019 al 2024, a fronte di un incremento medio degli stipendi del 12%.
In un contesto così fluido, le leve per restare competitivi si riducono. Per Duse serve una svolta: «Occorre uno snellimento dei processi di sviluppo e progettazione, con il supporto dell’AI, per ridurre il divario nei costi, oggi del 30% a favore dei produttori cinesi». Guardando anche a soluzioni come i modelli Reev (Range-Extended Electric Vehicles), già affermati in Cina e che iniziano a sbarcare anche in Europa, dove secondo lo studio la loro quota combinata con i Phev salirà dal 5% all’8%. (riproduzione riservata)