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Auto, l’utilizzo degli impianti Stellantis in Italia è al 35%: un valore insostenibile secondo AlixPartners
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Auto, l’utilizzo degli impianti Stellantis in Italia è al 35%: un valore insostenibile secondo AlixPartners

19 giugno 2025, 20:10 Ultimo aggiornamento: 20:25

Nel 2017 la saturazione degli stabilimenti italiani era al 75% e perché la produzione sia sostenibile dovrebbe essere almeno al 70% della capacità: un dato oggi lontanissimo. Il problema della sovraccapacità colpisce anche l’Europa e altre case e sarà aggravato dai produttori cinesi

Uno dei tanti problemi che il nuovo ceo di Stellantis Antonio Filosa dovrà affrontare a partire da lunedì 23 quando entrerà ufficialmente in carica? L’insostenibilità degli stabilimenti italiani del gruppo. È questo uno dei dati più interessanti emersi dal Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners presentato ieri: da Mirafiori a Melfi, passando per Cassino e Pomigliano, la saturazione media degli stabilimenti italiani, che hanno una capacità complessiva di circa 1,4 milioni di veicoli all’anno, tra il 2017 e il 2025 è crollata dal 75% al 35% (nello stesso periodo in tutta Europa è scesa dal 75% al 55%). Questo significa, da un lato, meno di 500 mila veicoli prodotti all’anno e, dall’altro, come evidenziato da Dario Duse, Emea automotive practice leader e italian country head di AlixPartners, che «gli stabilimenti italiani a questi livelli produttivi non sono sostenibili, dato che un impianto, per esserlo, deve essere sfruttato per l’80% o almeno per il 70% della sua capacità».

Il calo è europeo, ma l’Italia soffre di più

Il problema della sovraccapacità non riguarda solo l’Italia e Stellantis ma l’intero comparto automobilistico europeo, e rischia di aggravarsi. Secondo lo studio, le vendite globali di veicoli leggeri cresceranno solo dell’1% nel 2025 e del 2% medio annuo fino al 2030, con mercati maturi come Europa e Stati Uniti in lieve contrazione (-1% nel 2025), compensati dalla Cina (+3%). Ed è proprio il Dragone il protagonista del nuovo equilibrio globale: i produttori cinesi raddoppieranno la propria quota di mercato in Europa, salendo al 13% entro il 2030 (10% esclusa la Russia), grazie anche alla localizzazione di circa 800 mila veicoli prodotti direttamente in territorio europeo. A pagarne le spese saranno i costruttori europei, che potrebbero ridurre la propria produzione continentale di 400 mila unità.

Il settore auto richiede un nuovo modello operativo

Nel complesso il settore si trova in un contesto stagnante, dominato da disruption frequenti, tensioni geopolitiche, sovracapacità e un gap crescente rispetto al modello operativo dei nuovi player. Una situazione che secondo AlixPartners richiede un cambio di passo drastico: agilità nei processi, attenzione ai costi e adozione sistematica di tecnologie abilitanti come l’intelligenza artificiale. «Oggi la redditività dei costruttori è scesa di nuovo sotto il 10% e la capacità di generare cassa e far fronte agli impegni finanziari si sta indebolendo», ha sottolineato Duse.

Transizione elettrica lenta e squilibri interni

Nonostante la spinta normativa, anche la transizione elettrica procede a velocità contenuta. A livello globale i veicoli elettrificati (Nev, New Energy Vehicle) rappresenteranno solo il 30% del mercato entro il 2030, ma in Europa la quota salirà al 48%, spinta dalle normative Ue. L’Italia però rischia di rimanere indietro. Il mercato interno, fermo a 1,8 milioni di veicoli (-12% rispetto ai 2,1 milioni del 2019), non mostra segnali di ripresa. A frenare la domanda non è solo l’incertezza macroeconomica, ma anche un aumento dei prezzi fuori scala: secondo AlixPartners, i modelli più venduti hanno registrato rincari tra il 40% e il 70% dal 2019 al 2024, a fronte di un incremento medio degli stipendi del 12%.

Serve innovare per restare competitivi

In un contesto così fluido, le leve per restare competitivi si riducono. Per Duse serve una svolta: «Occorre uno snellimento dei processi di sviluppo e progettazione, con il supporto dell’AI, per ridurre il divario nei costi, oggi del 30% a favore dei produttori cinesi». Guardando anche a soluzioni come i modelli Reev (Range-Extended Electric Vehicles), già affermati in Cina e che iniziano a sbarcare anche in Europa, dove secondo lo studio la loro quota combinata con i Phev salirà dal 5% all’8%. (riproduzione riservata)



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