Nel 2025 entreranno in vigore i nuovi limiti europei sulla riduzione della CO2 per auto e furgoni. Il mancato raggiungimento degli obiettivi si tradurrà in enormi multe per i costruttori, con l’industria che potrebbe perdere fino a 16 miliardi di euro di capacità di investimento. A dirlo è un rapporto dell’Acea, l’ultimo in cui il presidente, Luca de Meo, invita l’Europa a fare chiarezza su «occupazione e investimenti» prima che l’anno finisca.
«Senza una chiara dichiarazione politica della Commissione europea entro la fine del 2024, come sollecitato anche dai governo tedesco, da quello francese, da quello italiano e di altri Paesi europei l’industria automobilistica rischia di perdere fino a 16 miliardi di euro di capacità di investimento pagando sanzioni, riducendo la produzione, unendosi a concorrenti stranieri o vendendo veicoli elettrici in perdita», ha dichiarato Luca de Meo, presidente dell’Acea e ceo del gruppo Renault.
«I produttori di auto e furgoni europei chiedono ai decisori dell’Ue di fare chiarezza su posti di lavoro e investimenti prima della fine dell'anno per sostenere, anziché ostacolare, la transizione verde ed evitare danni inutili alla competitività dell'Europa».
Secondo De Meo «aspettare l’inizio del dialogo strategico della Commissione sul futuro dell’industria automobilistica o la revisione della legislazione sulle emissioni di CO2 per il 2026 non è un’opzione, per quanto entrambe siano benvenute e necessarie. I produttori hanno bisogno di chiarezza ora per mettere a punto le strategie di conformità, gli accordi di pooling e altre disposizioni per il 2025».
«Contrariamente a quattro anni fa, questa volta raggiungere obiettivi più stringenti sulla riduzione delle emissioni di CO2 richiede la perfetta interazione di fattori che rientrano e sfuggono al controllo diretto dei produttori. La transizione deve essere guidata anche dal mercato ma le vendite dei veicoli elettrici sono attualmente ferme con una quota di mercato del 13% circa (10 punti percentuali sotto il livello necessario). Un divario», sottolinea de Meo, «troppo grande per essere colmato in tempo».
«In un sistema ben funzionante, il pagamento delle penali dovrebbe essere l’eccezione, non la norma. I membri dell’Acea hanno stanziato 250 miliardi di euro per la transizione verso una mobilità verde e, proprio come tutti gli altri, vogliamo che abbia successo. Purtroppo, la valutazione onesta deve essere che la transizione non sta andando come previsto e che attenersi alla rigidità giuridica porta a danni potenzialmente irreversibili. La flessibilità giuridica, invece, manterrà il flusso degli investimenti e la transizione in corso». (riproduzione riservata)