Il Parlamento Ue rinvia le multe alle case automobilistiche, ma mentre a Bruxelles si muove un primo passo verso un allentamento temporaneo delle regole sulle emissioni, i vertici dell’industria automobilistica europea lanciano l’allarme. «Il 2025 sarà un anno cruciale: tra cinque anni sarà troppo tardi», hanno dichiarato lunedì 5 maggio John Elkann, presidente di Stellantis, e Luca de Meo, ceo del gruppo Renault ed ex presidente dell’Acea (l’ssociazione europea dei costruttori d’auto).
Il Parlamento europeo ha dato il via libera martedì 6 alla procedura d’urgenza per modificare le norme attualmente in vigore sulle emissioni di Co2. L’obiettivo è chiaro: evitare che i costruttori vengano penalizzati con multe già nel 2025, quando entrerà in vigore l’obbligo di riduzione del 15% delle emissioni rispetto ai livelli del 2021.
La proposta, su cui si voterà giovedì 9 maggio, permetterebbe ai gruppi automobilistici di calcolare la media delle emissioni sul triennio 2025-2027, piuttosto che anno per anno. Una flessibilità che consente di compensare eventuali sforamenti iniziali con risultati migliori in futuro, in un momento in cui la transizione verso l’elettrico si sta rivelando molto più complessa e costosa del previsto.
Ma il compromesso normativo potrebbe arrivare troppo tardi. «Quest’anno la Cina produrrà più auto di Europa e Stati Uniti messi insieme», ha sottolineato Elkann. «L’Europa deve decidere ora se vuole essere ancora una terra di industria automobilistica o solo un mercato. Se non agiamo immediatamente, tra cinque anni sarà troppo tardi».
Secondo Elkann, tre Paesi — Italia, Francia e Spagna — sono i più esposti. La mancata reazione dell’Europa rischia di compromettere l’intero comparto produttivo, già messo a dura prova dalla debolezza della domanda interna, dal costo delle normative ambientali e dalla pressione competitiva cinese.
Anche Luca de Meo non ha usato mezzi termini. «Il livello attuale del mercato europeo è un disastro», ha detto. Le immatricolazioni sono scese da 18 a 15 milioni negli ultimi cinque anni, e le cause sono principalmente normative.
«Le nostre auto sono diventate troppo complesse, troppo pesanti e troppo costose», ha aggiunto l’ad di Renault. Un esempio? Il costo di una Clio aumenterà del 40% tra il 2015 e il 2030, secondo le previsioni, e oltre il 90% dell’incremento è dovuto alla regolamentazione.
Entrambi i manager hanno chiesto all’Europa una revisione strutturale del quadro normativo. Tra le proposte ci sono neutralità tecnologica (non solo auto elettriche), semplificazione delle regole, differenziazione tra segmenti, come citycar e berline, unificazione delle competenze normative a Bruxelles e revisione della direttiva 2035, che vieta la vendita di nuove auto a combustione.
La decisione del Parlamento europeo di adottare la procedura d’urgenza rappresenta un primo segnale politico di flessibilità, ma non basta a rassicurare le case automobilistiche. Senza una revisione più profonda delle strategie europee sulla mobilità e sulla decarbonizzazione, i vertici del settore temono che la produzione in Europa possa diventare strutturalmente insostenibile. E il tempo stringe. Lo ha detto chiaramente Elkann: «Il destino dell’automotive europeo si decide nel 2025». (riproduzione riservata)